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19 Settembre 2021

Pubblicato il

Il letto, tomba dell’amore: degli amanti non resterà traccia

di Mariagloria Fontana
Forse proprio nel sesso e dunque nel letto, che muore l’amore. Quanti di noi possono dire di essere stati vivi a letto?

Anni fa scrissi un pezzo sui fantasmi da dimenticare, ebbene, stavolta mi voglio occupare dei morti da commemorare. Quanti meritano di essere commemorati? A quanti di loro accendiamo una candela mentale nel nome di un ricordo? Il nostro letto è stata anche una tomba?

Il letto come tomba dell’amore mi pare una definizione calzante. E’ forse proprio nel sesso, e dunque nel letto, che muore l’amore. Pensateci.  In molti sostengono che il matrimonio sia la tomba dell’amore, che la vita a due ci riduca a dei passivi soggetti tediati dalla routine, ma quanti di noi possono affermare di essere stati vivi a letto? Mi spiego: il sesso desiderato, il tradimento sospirato, la donna o l’uomo che volevate concupire o quello-a che sognavate  quando si è tramutato in un reale partner sessuale, vi ha soddisfatto quanto la vostra fantasia?

Le aspettative vengono mestamente disattese, sia perché inoculiamo in esse molto di più di noi di quanto possiamo esserne consapevoli, la malattia del nostro tempo: il narcisismo, sia perché la fantasia risponde a un film immaginario e il nostro compagno di letto non sarà mai Marlon Brando in Ultimo Tango a Parigi o Clint Eastwood ne I Ponti di madison County. Molto spesso questo accade perché quelle stesse sensazioni non rispondono solo al piacere sessuale, non voglioc erto asserire che attengano all’amore, ma a un immaginario che in noi corrisponde all’avventura da romanzo, da film torbido stile Il Danno’ di Louis Malle, magari un suggerimento: sarà pure perverso e come direbbe Freud ‘perturbante’, ma evitiamo di sedurre il padre dello sposo, pena gravi danni psichiatrici a scapito dello sposo.

Per trovare insomma un amante ideale, che possa poi essere anche un morto da idolatrare, o almeno da ricordare, non esiste alcuna regola, ahinoi, tuttavia possiamo almeno sapere che chi troppo parla poco fa o sa fare, come dicevano le nostre nonne, e soprattutto quanto più il desiderio è intenso tutto rinchiuso nella nostra mente tanto più colui su cui proiettiamo tale desiderio sarà un idolo di carta e parole e con prestazioni avvilenti.  

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Di questi tempi , poi, anche la chat di facebook produce, sempre più, veri e propri fantasmi virtuali che cercano di insinuarsi nelle vite altrui lasciando solo poche parole a corollario e nessuna lapide  su cui piangere o portare fiori.

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Nel film di Francois Truffaut, La Camera Verde ( anno 1978), tratto dal racconto di Henry James ‘L’altare dei morti’, si parla appunto di defunti. Il protagonista ( interpretato dallo stesso Truffaut), un reduce della Prima Guerra Mondiale, Julien Davenne, idolatra  la moglie defunta e le dedica, dapprima una ‘camera verde’, poi, quando a causa di un incidente la camera prende fuoco, decide di commemorarla all’interno di una cappella abbandonata che fa restaurare e assieme a lei inserirà tutti i morti a lui cari e a ciascuno dedicherà una candela.  Davenne non riesce ad avere una vita sentimentale se non condividendo questa sua “ devozione" con una donna con cui instaura una  relazione platonica. Così nella distanza sessuale, ma nella vicinanza  totalmente emozionale e cerebrale che si consuma tra i due, seppure monca e deficitaria, nella condivisione del culto e dell’amore per i propri morti, che diventeranno morti di entrambi, dei ricordi, delle foto appese dei ritratti della cappella,  si consuma la storia d’amore tra i due fino alla morte, quasi paradossale, del protagonista. E lei che lo rimproverava: ‘perché per essere amata da lei dovrei essere morta’, in realtà sarà, a causa del gioco del destino, lo amerà nel ricordo, che è forse l’unico amore davvero eterno, privo di sbavature, tentazioni e imperfezioni che l’umanità possa conoscere.

Per essere amati bisogna essere morti, talvolta quindi anche la distanza che genera il  desiderio mai soddisfatto alimenta, non dico l’amore, ma un alito di eternità.

Alla fine di un altro film ‘La vita è meravigliosa’ di Frank Capra, si dice che un uomo valga tanto quanto gli amici lo hanno amato, rivolgo lo stesso pensiero ai nostri innamorati, i nostri amati e amanti, e vi chiedo: quante persone hanno contato nella vostra vita da meritare una selva di candele in una ‘camera verde’?

*Mariagloria Fontana per Le Città delle donne

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