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Il piano radicale di Mario Tozzi: “Il 50 % di ogni spiaggia deve restare sempre libero”

E in un post sulla sua pagina Tozzi aggiunge: "A proposito di balneari, gargarozzoni senza vergogna, la ricreazione è finita"
a cura di Lina Gelsi
Spiaggia

In vacanza a Naxos, isola della Grecia, il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi ha pubblicato sui social una foto eloquente: distese di sabbia incontaminata, dune perfette, un solo stabilimento con lettini e ombrelloni offerti a 10 € al giorno e nessun rifiuto in vista.
Il commento era tagliente e diretto: «Così dovrebbero essere le spiagge», concludeva, puntando il dito contro la gestione italiana del demanio costiero con una parola semplice ma pesante: vergogna.

Nel giro di poche ore, la fotografia è diventata virale, scatenando una bufera mediatica. Da Naxos, Tozzi ha lanciato una critica precisa al sistema italiano: «Solo in Italia il mare non è così libero e pulito come altrove», accusando una privatizzazione eccessiva e diseguale.

Sei regole per cambiare passo: la proposta “Mediterranea” di Tozzi

Non accontentandosi della provocazione, Tozzi ha rilanciato con un secondo post, stavolta con un vero e proprio piano di riforma. Le sue sei proposte per una gestione più equa e sostenibile delle coste italiane sono:

  1. Il 50 % di ogni spiaggia – comune per comune – deve restare sempre libero. Centrare l’accesso pubblico è una priorità.
  2. Del restante 50 %, il 20 % sia gestito dai Comuni a prezzi calmierati, il 30 % messo a bando.
  3. Prezzi delle concessioni riadeguati: lo Stato deve guadagnare equamente dal demanio.
  4. Nessuna struttura permanente da ottobre ad aprile, per permettere il riposo stagionale delle coste.
  5. Strutture esclusivamente removibili, per evitare impatto permanente sull’arenile.
  6. Concessioni non superiori ai 10 anni, poi rimesse a gara.

Il modello è direttamente ispirato a pratiche consolidate in Grecia, Spagna e Francia, dove le concessioni private sono l’eccezione, non la regola.

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Un sistema italiano in forte criticità

Gli elementi di criticità non mancano. Secondo Legambiente, l’Italia ha oltre 12.000 stabilimenti balneari, con punte di privatizzazione fino al 70 % in Campania, Emilia‑Romagna e Liguria. In alcune località, come Rimini, si arriva addirittura oltre il 90 % dell’arenile dato in concessione.

Il confronto con l’Europa è impietoso. In Francia, almeno l’80 % del litorale deve restare libero; le concessioni durano massimo 12 anni e sono assegnate tramite gare pubbliche. In Spagna, le spiagge per legge restano pubbliche: si possono concedere solo aree limitate per ombrelloni, fino al 50 % dello spazio disponibile, con autorizzazioni che hanno durata non superiore a quattro anni.

Dal 2006, la direttiva Bolkestein prevede l’assegnazione dei lidi tramite gare europee, ma successive legislature italiane hanno sistematicamente procrastinato l’adeguamento. Le concessioni attuali saranno valide fino al 2027. Intanto, si discute di indennizzi per chi dovesse perdere le gare futuro: costi politici e amministrativi che frenano una vera riforma.

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Una polemica che non risparmia il dibattito pubblico

Le reazioni al post erano divise: se per alcuni Tozzi ha colto nel segno, altri lo hanno accusato di ignorare l’importanza economica delle concessioni balneari. Un commentatore ha scritto: “Una Nazione si tiene in piedi grazie ai soldi che girano… prima di dire come dovrebbero essere, vanno analizzati gli impatti economici… altrimenti son solo chiacchiere da incompetente”.

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La risposta di Tozzi non si è fatta attendere: “Le spiagge sono dello Stato, cioè nostre, non dei balneari che se ne sono appropriati… lo Stato incassa 100 mln dalle concessioni che guadagnano 30 mld… Lei è un vero citrullo, probabilmente un balneare”.

E in un post sulla sua pagina aggiunge: “A proposito di balneari, segnalo che mentre in Grecia è possibile trovare 2 lettini + ombrellone + servizi + parcheggio + doccia calda tutto gratis, da noi il 27 luglio 2025, dopo aver pagato 50 euro, a qualcuno è stato richiesto di sborsarne 2 in più per il gettone della doccia (il dove non verrà rivelato nemmeno sotto tortura). Gargarozzoni senza vergogna, poi vi si ritorce contro: la ricreazione è finita”.

Un dossier aperto tra Italia e Ue

Il tema balneare è ormai un dossier caldo fra Roma e Bruxelles. In caso di ulteriore rinvio nell’applicazione delle gare, l’UE è pronta ad aprire una procedura d’infrazione, che potrebbe tradursi in pesanti multe per l’Italia.

I time frame sono precisi: scadenza concessioni 2027, nel frattempo decisioni e politica dovranno confrontarsi con la pressione europea, le esigenze locali, i diritti dei cittadini e la tutela ambientale. Un equilibrio fragile, che la proposta di Tozzi sfida con chiarezza.

 
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Cronaca

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