Vi è una dinamica ricorrente, quasi archetipica, nella storia del potere: quella che conduce, nei momenti di crisi, alla ricerca di un colpevole sostitutivo, un capro espiatorio su cui scaricare la responsabilità, vera o presunta, di scelte, omissioni o condotte illecite. Non è raro che tale vittima venga individuata proprio tra i soggetti più prossimi al centro del potere stesso: collaboratori, subalterni, amici, funzionari fedeli, divenuti improvvisamente scomodi.
Il blitz all’Unep del Tribunale di Velletri
Questo meccanismo sembra oggi profilarsi, seppure in forma ancora latente, anche nella vicenda che coinvolge l’UNEP del Tribunale di Velletri, oggetto di attenzione per ipotesi di peculato e danno erariale. È verosimile che, dinanzi a indagini che potrebbero sfiorare profili organizzativi o sistemici, qualcuno tenti di isolare una figura, o un piccolo gruppo, da additare come responsabile unico, salvaguardando così la struttura superiore o i livelli decisionali più elevati. Sarebbe una deriva prevedibile, ma per ciò stesso non meno ingiusta, che merita di essere denunciata sin da ora, a tutela non solo delle persone potenzialmente coinvolte, ma anche della verità sostanziale e della tenuta dell’istituzione.
Parabole ricorrenti e i precedenti “illustri”
Nella lunga parabola della storia politica e giudiziaria, simili strategie hanno avuto esiti drammaticamente noti. Nel II secolo d.C., il capo del commissariato cinese fu accusato di illeciti dal potente ministro imperiale Ts’ao Ts’ao della dinastia Han, in un’operazione volta a proteggere la catena di comando, sacrificando un uomo per salvare il potere. A Chelm, nella tradizione del folclore ebraico raccolta da Nathan Ausubel (1948), un povero carpentiere disoccupato fu impiccato al posto dell’unico calzolaio della città, reo di omicidio, per il solo fatto che la comunità “non poteva fare a meno” del calzolaio.
In Italia, nel cuore della Romagna rinascimentale, Remirro De Orco — funzionario crudele ma efficace — fu incaricato da Cesare Borgia di reprimere il disordine con il pugno di ferro; una volta compiuta l’opera, fu fatto impiccare dal medesimo Borgia per placare l’odio del popolo. Un gesto di raffinata crudeltà politica, che Machiavelli descrisse con ammirazione ne Il Principe, quale esempio di abilità nell’esercizio del potere.
La logica del sacrificio
La logica del sacrificio del subordinato, del complice, o del sodale, per preservare l’apparenza di purezza del vertice, si ritrova anche nella storia antica e sacra: nelle civiltà azteche e ateniesi, individui venivano mantenuti a spese dello Stato per poi essere immolati al momento opportuno, sostituendosi ai veri colpevoli. Così anche Chan Boda, braccio destro di Mao Tse Tung, finì in carcere, addossandosi le colpe della Rivoluzione culturale per proteggere la figura intoccabile del Leader. Louis Howe, segretario personale del Presidente Roosevelt, fu l’uomo a cui furono imputati tutti gli errori del Presidente, divenendo il bersaglio perfetto per la stampa e l’opinione pubblica.
Ancora, nella Francia del Seicento, il fratello di Marillac fu mandato al patibolo per un complotto ordito dal fratello stesso, per tutelare la reputazione della Regina Madre, che si voleva tenere al riparo da ogni sospetto d’intesa nell’attentato al cardinale Richelieu. E in Egitto, Cleopatra non esitò a manovrare e poi a eliminare i propri fratelli Tolomeo XIII e XIV, sacrificandoli sull’altare della propria ascesa. Re Davide, infine, inviò deliberatamente Uria in prima linea, per farlo morire e poter sposare Betsabea: un episodio biblico che rivela quanto il desiderio, se unito al potere, possa annientare ogni ostacolo, persino la vita di un uomo innocente.
Il capro espiatorio come nella saga di Daniel Pennac
Tutti questi casi, sebbene diversissimi per tempo e contesto, sono accomunati da una stessa logica: quando il potere vacilla, cerca un volto da offrire in pasto alla colpa. È il volto del vicino, del subordinato, del funzionario fedele. La responsabilità individuale viene così trasfigurata in responsabilità designata.
Se davvero vi sono state irregolarità gestionali o contabili all’UNEP di Velletri, esse dovranno essere accertate con rigore e obiettività. Ma sarà essenziale evitare che, ancora una volta, la macchina del potere amministrativo e giudiziario cerchi una vittima utile, un capro espiatorio da sacrificare per salvare le apparenze. La storia insegna che giustizia e potere raramente coincidono. Ma ogni epoca ha anche i suoi testimoni — e talvolta i suoi difensori.
Avv. Carlo Affinito
