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13 Giugno 2021

Pubblicato il

Il programma di Gesù

di Redazione

I primi quattro discepoli

Per iniziare la proclamazione della Buona Novella (Vangelo), la liturgia domenicale sceglie questo brano di Matteo (4, 12-23) in cui vediamo Gesù che ritorna in Galilea, comincia a predicare e chiama i primi quattro discepoli: si tratta di un testo programmatico col quale Matteo presenta Gesù e la sua missione.

L’evangelista presenta la predicazione di Gesù come continuazione di quella del Precursore, anche se viene ricordato nel suo momento più difficile e oscuro (il suo arresto da parte di Erode): “Avendo saputo che Giovanni era stato arrestato” (v. 12). D’altra parte Matteo sottolinea anche la novità di Gesù nei confronti del Battista: “Da allora Gesù cominciò a predicare…”. Dal momento in cui termina il tempo di Giovanni, Gesù inaugura il suo ministero pubblico e un nuovo passo viene compiuto il giorno della confessione di Cesarea (primo annuncio della passione, morte e risurrezione). Con la predicazione di Gesù ha inizio una tappa nuova che realizza l’annuncio fatto dal Battista e apre già le tappe future, soprattutto quella della salita a Gerusalemme.

Gesù si ritira in Galilea (vv. 12-17)
Le numerose indicazioni geografiche suggeriscono come Gesù stesso è in perpetuo movimento spostandosi da un luogo all’altro. Questa dinamica del movimento è alla base anche della sequela del discepolo per indicarne il suo seguire il maestro: “seguitemi”, “lo seguirono”, “un’immensa folla seguiva Gesù”, sono le parole che connotano il senso di tale movimento.
“Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazareth, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali”. La Galilea diventerà il centro dell’attività di Gesù e ciò gli varrà il nome di “il Galileo” (Mt. 26, 29). Solo più tardi abbandonerà definitivamente la Galilea per recarsi in Giudea e quindi a Gerusalemme per compiere la volontà del Padre. L’andata di Gesù in Galilea è presentata come una ritirata, sottolineando che la Galilea è la sua patria. Il trasferimento di Gesù da Nazareth a Cafarnao equivale all’inizio della sua attività pubblica. Egli fa della città il centro della sua predicazione e della sua opera di taumaturgo: questa scelta ha sollevato la gelosia degli abitanti di Nazareth (Lc. 4, 23). Doveva essere una città poco importante, malgrado la presenza di un posto di dogana e di un funzionario regio. Questa preferenza di Gesù per i villaggi o per città molto piccole rivela la volontà di rivolgersi in primo luogo a persone di vita modesta e di spirito cristallino e senza deviazioni.

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La città di Cafarnao è situata nel territorio di Neftali e non di Zabulon: comprende il territorio costiero di cui faceva parte anche Betsaida e si estendeva ad occidente del lago di Genezaret, prolungandosi ancor più verso nord. Nazareth, invece, faceva parte del territorio di Zabulon. Tuttavia queste precisazioni di Matteo non hanno solo valore geografico ma teologico: servono per introdurre la citazione di Isaia che forma il centro di questa scena.

L’oracolo di Isaia (8, 23-9, 1) annuncia realmente Gesù: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce”, e questa luce è Gesù, è lui il messia annunciato dai profeti. Isaia parla di “Galilea dei gentili”, per indicare un’estensione della salvezza messianica alle popolazioni pagane, che diverrà realtà nel futuro: la salvezza universale è l’adempimento di una promessa che ha radici nel Vecchio Testamento.

Gesù è il messia che viene a portare la luce agli uomini; come aveva profetizzato Isaia, egli annuncia l’irrompere della salvezza, del regno dei cieli tra gli uomini; in Gesù sono arrivati i tempi messianici. La buona novella mette in moto degli uomini, invitandoli alla conversione: dapprima quattro pescatori di Galilea e poi un’immensa folla venuta da ogni dove, composta soprattutto di ammalati.

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Predicazione e chiamata dei primi discepoli ( vv. 17-23)
Da ora Gesù inizia a predicare il regno dei cieli. L’importanza del nome Gesù consiste nel fatto che ogni proclamazione del regno dei cieli trae forza e valore da Gesù, sia quella precedente di Giovanni Battista che quella compiuta per suo incarico dai discepoli. Poiché d’ora in avanti è tempo di decisione in vista del promesso regno dei cieli, l’imperativo dell’ora è la conversione. Conversione è l’esigenza decisiva e irrinunciabile senza la quale ogni ulteriore agire diverrebbe problematico, il punto di partenza da cui prende le mosse l’esistenza dei discepoli, la vita cristiana. I racconti di chiamata devono essere intesi come illustrazioni di ciò che la conversione può esigere dall’uomo.

La chiamata di Gesù alla sua sequela è inattesa e imperiosa: “Seguitemi, vi farò pescatori di uomini. Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono” (vv. 19-20). Gesù usa il verbo al presente, e ciò significa che può essere ripetuta in ogni momento: il destinatario, al di là della coppia di fratelli Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, è il lettore del vangelo. L’andar dietro a Gesù è seguito dall’incarico di diventare pescatori di uomini. L’immagine del pescatore di uomini assume qui un significato altamente positivo in considerazione del regno dei cieli, nel quale devono essere condotti gli uomini. Si preannuncia l’attività missionaria.

La chiamata imperiosa è accolta obbedientemente. L’abbandono delle reti indica inoltre che i due fratelli sono pronti a cambiar la loro professione e ad assumere l’ufficio offerto di pescatori di uomini. Conversione è quindi, in primo luogo, l’obbediente disposizione a mettersi al seguito di Gesù. Sequela significa cammino verso la salvezza, è il procedere sulla via di Gesù, che conduce alla croce. Segue l’idea di fratellanza. Nella chiamata dei due fratelli, che si pongono insieme alla sequela, va riconosciuta la nuova fratellanza, la nuova famiglia spirituale in cui si costituisce la comunità.

Il brano si conclude con un sommario che offre una presentazione riassuntiva del genere di vita e delle attività di Gesù: “Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del Regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo” (v. 23). Gesù conduce una vita nomade: il suo andare in tutta la Galilea lo fa apparire come il primo missionario. Parola (insegnare e predicare) e azione (curare) vanno insieme. La sua parola è annuncio e insegnamento: l’annuncio riguarda il regno dei cieli, a differenza dell’insegnamento che concerne ciò che Dio ha fatto o farà per la salvezza degli uomini. Anche l’attività di guaritore di Gesù è presentata nella sua ampiezza: essa si rivolge al popolo, ossia ad Israele, ed è espressione dell’offerta di salvezza.

Bibliografia consultata: Duprez, 1973; Gnilka, 1990.

 
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