Si sa che il territorio laziale, dal punto di vista geologico e mineralogico, è ricco di risorse che nei secoli sono state impiegate per l’edificazione di numerose costruzioni, edifici pubblici e privati, strade e luoghi di culto. Possiamo facilmente citare il travertino, le lave, i tufi e la pozzolana, che tanta parte hanno avuto nella realizzazione di tali opere. Ma ci sono anche rocce che non trovano un impiego pratico e che tuttavia hanno un valore enorme per la scienza, dovuto alla grande quantità e varietà di minerali che custodiscono al loro interno.
Alcuni di questi minerali sono talmente rari che i loro ritrovamenti possono essere contati sulle dita di una sola mano. Anche il nome della roccia che li contiene è per lo più sconosciuto e noto soltanto agli esperti del settore: stiamo parlando dei “proietti”.

Vicanite 0,4 M Corsaletti
Si tratta di blocchi di roccia che si sono originati all’interno delle camere magmatiche, prodotti dall’interazione chimica tra magma e rocce di diversa natura, ad esempio i prodotti di alcune eruzioni precedenti. Durante le fasi più violente ed esplosive delle eruzioni vulcaniche vengono letteralmente strappati dalle pareti dei condotti o dalle cavità sotterranee e proiettati all’esterno insieme a scorie, ceneri e brandelli di lave ancora allo stato fuso. Con il raffreddamento, tali ammassi solidificano dando luogo alle cosiddette “piroclastiti”, rocce che costituiscono poi quelle genericamente conosciute come tufi.

Magnetite 0,9 M Corsaletti
I “proietti”, rocce nate nelle profondità dei vulcani
Come è facile intuire, la composizione di questi particolari frammenti di roccia, che abbiamo chiamato “proietti” proprio perché “proiettati” durante le eruzioni esplosive, o “inclusi” perché, nel raffreddamento e consolidamento delle piroclastiti, restano appunto “inclusi” nella loro massa, è condizionata da molte variabili, come la temperatura, la pressione, il tempo e i rispettivi chimismi del magma e delle rocce con le quali è avvenuto il contatto.
A tali fattori è necessario poi aggiungere, visto che siamo in ambiente vulcanico, che fenomeni di vulcanismo secondario, come le emissioni di gas, possono interessare il chimismo di materiali già emessi in eruzioni precedenti, producendo in essi la formazione di nuove e diverse mineralizzazioni.
Un fatto è certo: a meno di un diverso “sconvolgimento” geologico, tali rocce non avrebbero mai visto la luce del giorno. Tutti questi fattori spiegano i motivi per i quali gli interessati alla mineralogia, siano essi professionisti o semplici dilettanti, nutrono una particolare attrazione per queste rocce.
Tra tutti i proietti rinvenuti e rinvenibili nelle piroclastiti della nostra regione ve ne è una tipologia, quasi unica nel suo genere, le cui condizioni di formazione, ancora dopo decenni di studi, non sono state del tutto chiarite.
Si tratta di frammenti di roccia certamente derivata da magma ricco di potassio, tanto da essere costituita in gran parte da cristalli, più o meno ben formati, di un unico minerale, il sanidino, ricco appunto di potassio. Queste rocce, una volta eruttate, sono spesso venute a contatto con fluidi gassosi carichi di elementi rari come boro, torio, uranio, fluoro e terre rare. Intrappolati negli interstizi della massa cristallina, questi fluidi danno vita a microcristalli di straordinaria perfezione e rarità.
Tali proietti, in virtù del fatto che contengono tanto sanidino, e quindi potassio, tra i ricercatori sono chiamati, seppure impropriamente, “sanidiniti”.

Thorite 0,9 e fluorite M Corsaletti
Il Distretto vulcanico Vicano e la scoperta nelle campagne di Vetralla
È nel Distretto vulcanico Vicano, cioè nella vasta area attorno al lago di Vico che si estende grossolanamente dalle vicinanze di Bassano Romano a sud fino verso Vitorchiano, a nord di Viterbo, che tale tipologia di proietti risulta più abbondante che nel resto della regione.
La storia dell’esemplare più generoso, ritrovato proprio in questa zona, è stata descritta in un articolo pubblicato online sul sito dell’associazione Gruppo Mineralogico Romano APS dal titolo “Il progetto Curti”, degli autori Corsaletti M., Curti E., Pucci R. e Bellatreccia F., soci dello stesso Gruppo, dal quale sono state tratte molte delle informazioni che seguono e che sembra quasi l’inizio di una fiaba.
Tutto inizia in una “fredda mattina di febbraio del 1986” nelle campagne di Capacqua, una località situata a nord di Vetralla lungo la strada per Tre Croci. Tre appassionati ricercatori di minerali stavano perlustrando i campi coltivati ricoperti dalla brina. Dopo aver notato un mucchio di sassi al margine di un terreno arato, uno di loro si incamminò verso l’accumulo e si sedette su un grande masso per riprendere fiato.
Soltanto al momento di rialzarsi si rese conto che la superficie su cui riposava non era una pietra qualunque, ma una sanidinite olocristallina, una roccia composta al 100% da cristalli, dalle proporzioni mai viste prima: un blocco di circa un metro cubo con un peso stimato di oltre venti quintali.
Il fortunato ricercatore risponde al nome di Ezio Curti e l’enorme roccia venne battezzata scherzosamente “Proietto Curti”. La scoperta venne condivisa con amici e soci del G.M.R. e, vista l’impossibilità di spostare l’enorme masso, esso venne sezionato sul posto così da ricavarne frammenti adatti a essere studiati.

Hellandite 2,0 M Corsaletti
Un blocco di oltre venti quintali diventato un laboratorio naturale
Le analisi condotte hanno rivelato una matrice costituita per circa l’ottanta per cento da sanidino con struttura da mediamente a molto disordinata. La roccia mostra una spiccata disomogeneità, alternando grandi cristalli spessi oltre un centimetro, zone con cristalli millimetrici disposti in modo caotico, che formano negli interstizi piccole cavità, e aree del tutto compatte.
Proprio nelle piccole cavità è stata riscontrata la presenza sia di minerali comuni sia di specie di estrema rarità.
Tra le specie più rare e prestigiose custodite nel macigno spicca l’ekanite, un minerale composto da elementi come il torio e il calcio, di eccezionale rarità a livello mondiale, reperito nel Lazio solo in pochissimi contesti. Nel Proietto Curti si manifesta con minuscoli ed eleganti cristalli dalle forme complesse e dal vivo colore verde mela.
Di pari rilievo è la vicanite, trovata per la prima volta proprio nel territorio di Tre Croci, frazione di Vetralla, e introvabile al di fuori della regione, caratterizzata da un colore verde oliva e da una complessa geometria.
Un altro dei punti di forza del proietto è la thorite, i cui cristalli prismatici di un verde brillante arricchiscono l’elenco dei minerali rari. A questi si affianca la stillwellite, presente sia in forma di cristalli tozzi di colore rosa sia in sottilissimi aghi lunghi fino a quattro millimetri, e la danburite, i cui cristalli traslucidi si aggregano in strutture disposte a ventaglio con sfumature dorate.
Si segnalano inoltre la baddeleyite in gruppi raggiati verde bottiglia con visibili figure interne di accrescimento, l’hellandite in lamelle mielate e l’helvite in piccoli tetraedri alterati color senape.
Stillwellite 4,0 M Corsaletti
Dall’ekanite alla vicanite: un tesoro di minerali rarissimi
La straordinaria fecondità del proietto è stata confermata nel 2023 quando Roberto Begini, analizzando un frammento donatogli da un socio del Gruppo Mineralogico Romano, ha rinvenuto un piccolo cristallino di scheelite, specie rarissima nel territorio, la cui presenza è stata provata in modo inequivocabile dalla tipica fluorescenza azzurra emessa sotto la luce ultravioletta.
Accanto a queste eccezionali rarità, la roccia racchiude una ricca varietà di minerali più comuni che completano il quadro geologico del campione. Ad esempio la magnetite, che si presenta in ottaedri nero metallico dalla geometria quasi perfetta e dalle facce ricche di figure di accrescimento; oppure altri minerali come augite e diopside, i quali mostrano cristalli tozzi verde scuro costantemente ricoperti da grumi di ossidi e idrossidi di ferro color senape.
Non manca inoltre la fluorite traslucida, che assume un’intensa colorazione viola nelle porzioni a diretto contatto con elementi radioattivi a causa delle alterazioni prodotte dalle radiazioni.
Tipica del Lazio e presente nel proietto è inoltre la mica flogopite, che si osserva in pacchetti esagonali neri o in sottilissime lamine trasparenti, affiancata da rari cristalli di quarzo, ematite alterata, aghi di vonsenite ed esili aggregati di siderite.

Baddeleyite 0,5 R Pucci
Una pietra apparentemente anonima che racconta la storia del sottosuolo
Il Proietto Curti rappresenta un chiaro esempio di come una roccia all’apparenza grezza, anonima o ricoperta da patine superficiali possa custodire al suo interno un universo microscopico di inestimabile valore scientifico.
Possiamo dire quindi che la pazienza, abbinata a un po’ di fortuna, dimostra come la natura riservi sorprese continue: uno studio approfondito consente di trasformare un semplice blocco di pietra strappato al sottosuolo da un’eruzione vulcanica in un libro aperto, capace di rivelare specie minerali del tutto nuove e di arricchire la conoscenza del nostro pianeta.
Si ringraziano il Gruppo Mineralogico Romano (GMR), associazione APS dedicata allo studio, alla ricerca e alla divulgazione mineralogica, e i già citati M. Corsaletti, E. Curti, R. Pucci, F. Bellatreccia e Roberto Begini.
