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06 Maggio 2021

Pubblicato il

Il Vangelo di Luca

di Redazione

Una testimonianza ecclesiale e missionaria

Siriano, originario di Antiochia, Luca era medico di professione. Fu discepolo degli apostoli e particolarmente di Paolo che accompagnò fino al momento del suo martirio. Luca, cristiano della seconda generazione, non ha conosciuto Gesù di Nazaret e non è stato testimone diretto della sua risurrezione. Luca compone il suo Vangelo intorno agli anni 70 con l’intenzione di esporre tutto quello che Gesù ha fatto e insegnato e con lo scopo di dare il suo appoggio ad una chiesa missionaria concreta. Aprendosi sempre di più al mondo pagano, la chiesa era stata portata a staccarsi progressivamente dal suo ambiente originario: il giudaismo. Era legittimo annunciare la salvezza ai pagani? Ci si poteva liberare dalla legge giudaica senza spezzare la continuità della storia della salvezza e la promessa riservata dapprima ad Israele?

Secondo Luca, l’atteggiamento di rifiuto dei giudei non è il solo elemento che legittima la missione attuale presso i pagani: questa comunicazione della salvezza “sopra ogni carne” fa parte integrante di un piano divino che occorre prendere sul serio. La chiesa a cui apparteneva Luca era preoccupata anche di confermare nella fede autentica uomini dell’ambiente ellenistico, interessati al messaggio cristiano della salvezza o anche già catechizzati. Come ci ricorda il prologo del Vangelo (1, 1-4), egli ha voluto in tutta la sua opera raggiungere “Teofilo”, cioè gli amici di Dio, i pagani sinceramente aperti alla salvezza, mostrando che il fine della loro ricerca si trovava in Gesù e non in Cesare. Ha cercato anche di rimediare al clima di insicurezza dottrinale che minacciava la chiesa della fine dell’età apostolica. Giustamente ha giudicato che, per garantire la solidità del messaggio cristiano, non poteva far cosa migliore che ricorrere alle fonti e al fondamento della fede: la tradizione apostolica.

Luca racconta i fatti della vita di Gesù come “compimento” tra noi della promessa di Dio nell’A.T. Le cose di cui si parla si collocano in un periodo preciso della storia e sono a loro volta una storia precisa. Questo pezzetto di tempo è la finestra che Dio si è aperto sull’umanità, il suo affacciarsi per salvarla, il suo “oggi” eterno al quale tutti chiama. Da lì ci parla e ci comunica, da lì usciamo dalla schiavitù della morte alla comunione di vita con lui. E i primi discepoli sono testimoni oculari, hanno visto con i loro occhi la Parola di vita. Attraverso la loro testimonianza veniamo condotti anche noi nel luogo da dove entra la luce, veniamo portati all’”oggi” di Dio, e ne vediamo il volto in Gesù. E solo un racconto di seguito, ordinato, può rendere visibili i lineamenti della vita di Gesù. Il cristiano, in ginocchio davanti al Vangelo, presta attenzione ad ogni parola per non perdere nessun particolare. Amare è conoscere l’amato nella sua oggettività, per accettarlo così com’è e ci viene rivelato. Nella comunità e nel singolo cristiano, quando si trascura il racconto dei testimoni oculari, il volto di Dio rimane necessariamente oscuro e la sua rivelazione viene sostituita da false immagini, idoli e ideologie in cui non c’è salvezza.

Oggi si è compiuta questa scrittura nei vostri orecchi (4, 14-30)

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“E venne a Nazaret…”: Luca, pur sapendo che Gesù ha iniziato a Cafarnao il suo ministero, ne pone l’inizio a Nazaret, tra i suoi. Respinto dai suoi, la sua parola trasmigrerà e fruttificherà altrove. Il suo insegnamento è di Sabato e nella sinagoga di Nazaret, perché la sua parola dischiude all’uomo il giorno di Dio. “E gli fu consegnato…”: il libro, chiuso per chi sa leggere e aperto per chi non sa leggere, è finalmente nelle mani di chi può aprirlo e leggerlo: lui infatti lo apre e lo chiude, lo legge e lo attualizza. La Parola di Dio resta sigillata e incomprensibile al di fuori di Cristo, che la realizza. Resta infatti una promessa incompiuta, quindi un enigma incomprensibile, perché se Dio promette anche compie. Gesù legge la promessa che annuncia l’anno giubilare definitivo in cui la terra, dono del padre ai suoi figli, è ridistribuita tra i fratelli. Gesù realizza l’anno sabbatico definitivo, compimento di tutta la creazione in Dio e di Dio nella sua creazione. La paternità si vive in concreto nella fraternità.

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“Oggi si è compiuta questa Scrittura nei vostri orecchi”: la Parola di Gesù non è un commento alla promessa di Dio, è il Vangelo, la buona notizia che è venuto tra noi colui che la realizza. Gli uditori di Gesù si trovano davanti a colui che compie ogni promessa. La Scrittura si compie proprio “oggi” e negli orecchi di chi la ascolta. Tutto il vangelo di Luca sarà un ascolto della sua parola, che ci rende contemporanei a lui: nell’obbedienza della fede, entriamo nella salvezza. Gesù è l’ascoltatore perfetto che compie la volontà del Padre. A sua volta, chi ascolta Gesù e fa la sua parola, si trova a vivere nello stesso “oggi” e diventa della sua famiglia. Gesù, nel suo annuncio potente, realizza la salvezza, che si rende contemporanea a chiunque l’ascolta. La Parola, detta una volta per tutte, esiste sempre e ovunque è ascoltata ed eseguita, come una musica scritta esiste sempre e ovunque è eseguita.

“E tutti testimoniavano e si meravigliavano…”La Parola di Gesù è chiamata “parola di grazia”: in lui la grazia e la benevolenza di Dio si sono rese visibili e operanti. Ma c’è uno scandalo insuperabile, che avrà come frutto la croce. Quel Dio che aveva promesso di salvare l’uomo perché lo ama, lo ha salvato assumendo la sua stessa carne. Non gli è bastato dare la sua salvezza: ha dato se stesso come salvatore, unendosi alla sua creatura. Questo l’uomo non lo può comprendere; ma è il disegno di Dio, che, essendo amore, vuol liberamente unirsi all’amato. L’uomo può accettarlo solo nella fede, tenendo gli occhi meravigliati fissi su Gesù, compimento perfetto della parola del Padre.

“E tutti furono pieni di collera…” Gesù era pieno di Spirito santo; i suoi sono pieni di collera. Questa impedisce loro di accettare il dono. La durezza di cuore più cattiva è quella originata da pretesa religiosa. “…lo cacciarono fuori”. Gesù viene respinto dai suoi: nell’inizio è già il pronostico finale. Ci si avvia alla sua tumultuosa eliminazione, fuori dalla città, che il vangelo racconta. Il modo in cui si rivela e scandalizza oggi noi, è identico a quello di allora a Nazaret. E’ lo stesso “oggi” da accogliere o rifiutare. Ma Gesù non resta preda della cattiveria degli uomini. E' un presagio della resurrezione.                                                                                            

Bibliografia consultata: Samain, 1973; Fausti, 2011.

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