Cronaca

In tutta Italia appaiono gli striscioni “Parlateci di Bibbiano”

“Parlateci di Bibbiano”. È questa la richiesta che si sta alzando fortissima da decine di striscioni appesi in varie città italiane. Parlateci di Bibbiano. Non c’è soltanto un’insopprimibile sete di giustizia. C’è anche la ribellione contro quel sistema mediatico che pretende di stabilire ciò di cui si può o non si deve parlare – e da tempo aveva deciso di ridurre al silenzio uno dei più gravi scandali degli ultimi anni.

Difficile coglierne le ragioni. Magari c’entrano anche le intimidazioni del segretario Pd Nicola Zingaretti che, forse perché privo di valide controargomentazioni, non ha saputo fare di meglio che minacciare querele contro chi accosta il suo partito all’inchiesta “Angeli e Demoni”: senza rendersi conto che un messaggio simile adombra pochezza strategica e un’estrema debolezza dialettica, oltre a non spostare neppure di una virgola le eventuali responsabilità dei dem.

Perché è certamente vero che il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, sospeso dal prefetto di Reggio Emilia e autosospesosi dal Partito Democratico, non è indagato per gli orrori del sistema di affidi illeciti del minori – ma “solo” per abuso d’ufficio e falso ideologico: tuttavia, queste accuse si riferiscono ai vantaggi economici di cui il primo cittadino avrebbe goduto grazie alle scelte della sua amministrazione in favore della onlus piemontese Hansel e Gretel.

Secondo l’ordinanza della Procura reggiana, infatti, Carletti non solo era a conoscenza del meccanismo incriminato, ma ha anche sostenuto, nella piena consapevolezza degli illeciti, le attività e l’ampliamento delle attribuzioni a favore della onlus, tra l’altro disponendo l’insediamento gratuito dei suoi operatori nella struttura pubblica “La Cura”. Peraltro, all’inaugurazione di quello che venne definito “Centro sperimentale di sostegno ai minori vittime di violenza, maltrattamento e abuso sessuale” parteciparono lo stesso Carletti, ma anche la figura chiave dell’inchiesta emiliana, la zarina Federica Anghinolfi: ovvero, la dirigente del servizio sociale integrato dell’Unione di Comuni della Val D’Enza che materialmente, grazie anche alla complicità di psicologi e assistenti sociali indebitamente foraggiati dal Comune di Bibbiano, si occupava di dirigere la sottrazione dei bambini alle loro famiglie col pretesto di abusi inesistenti, per affidarli a coppie spacciate per più adatte – di fatto, il requisito fondamentale era la prossimità con la Anghinolfi, che non ha disdegnato di affidare i piccoli a sue ex compagne.

Tutti contenti, insomma: i genitori affidatari (loro sì, a volte, abusanti), gli psicologi che venivano pagati il doppio rispetto al prezzo di mercato (nonostante la Asl potesse offrire il loro servizio gratuitamente), e tutti coloro che beneficiavano dei finanziamenti regionali per la gestione dei minori. Tutti contenti, si diceva, tranne i bambini e i loro genitori, cui è stata uccisa l’anima, come ebbe a dire l’ex ministro della Famiglia Lorenzo Fontana.

Perciò sì, parlateci di Bibbiano. Non ignorate queste atrocità come in tutti quei comunicati stampa, anche quelli del Pd, che hanno espresso solidarietà esclusivamente agli indagati – troppa fatica, forse, dedicare due righe anche alle vere vittime. Parlatene, perché è patetico affermare che si tratti di un’arma di distrazione di massa contro il Russiagate alla cassoeula– che, semmai, sta ulteriormente moltiplicando i consensi per il segretario leghista Matteo Salvini. Parlatene, possibilmente senza il vergognoso dileggio di certi radical-chic che hanno trovato spiritoso usare una vicenda così drammatica per irridere gli avversari politici.

Non è vero che i riflettori sono sempre rimasti accesi. Al massimo, qualche fioca luce, checché ne dicano gli intelligenti che vorrebbero liquidare l’insabbiamento mediatico come ossessione da social. Ma come si spiegherebbero, allora, le dure prese di posizione di artisti come Nek e Laura Pausini?

È vero, ci sono state delle fake news, come quella – pare – dell’elettroshock: e saremmo sinceramente sollevati se venisse confermato che non era vero niente. Saremmo più che sollevati se alla fine si scoprisse che tutte le accuse sono infondate, che non è stato orchestrato nessun bieco e ignobile business sulla pelle di bambini innocenti.

Intanto, però, ben venga la creazione di una squadra speciale per la protezione dei bambini annunciata dal ministro pentastellato della Giustizia Alfonso Bonafede. E pazienza se il capo politico dei grillini Luigi Di Maio ha cavalcato il caso di Bibbiano contro i democratici, dimenticando che anche il Movimento 5 Stelle figura(va) tra i finanziatori della onlus Hansel e Gretel. Non si può indugiare su sterili campanilismi, quando ci sono di mezzo i bambini. Si può solo urlare che è tempo di verità. Trasparenza. Giustizia.

Non tacete, perché altrimenti grideranno le pietre. Parlateci di Bibbiano.

Mirko Ciminiello

È nato a Rimini nel 1985 e vive a Roma, dove si è laureato in Chimica (triennale) e Chimica Organica e Biomolecolare (specialistica) a "La Sapienza", in Scienze della Comunicazione (triennale) e Scienze Cognitive della Comunicazione e dell'Azione (magistrale) a "Roma Tre". Giornalista, attore per hobby, collabora con l'associazione "Pro Vita e Famiglia" ed è autore di 9 libri, di cui due in inglese.

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