Incendio all’ospedale di Tivoli, tre pazienti morti: chiesto il processo per 11 persone, udienza fissata il 27 ottobre

La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per undici persone e l’udienza preliminare è stata fissata per il 27 ottobre 2026 alle 10.30 davanti al Gup del Tribunale di Tivoli
Di Alessandra Monti
Incendio ospedale di Tivoli, vigile del fuoco al lavoro
Incendio Ospedale di Tivoli (Foto di repertorio)

A quasi tre anni dal rogo che devastò l’ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli (Rm) e costò la vita a tre pazienti ricoverati, l’inchiesta arriva a uno snodo giudiziario decisivo: la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per undici persone e l’udienza preliminare è stata fissata per il 27 ottobre 2026 alle 10.30 davanti al Gup del Tribunale di Tivoli.

Rogo al San Giovanni Evangelista, l’inchiesta arriva davanti al giudice

La notte dell’8 e 9 dicembre 2023 resta una ferita aperta per Tivoli e per l’intero sistema sanitario del Lazio. Le fiamme, divampate nell’area dell’ospedale, imposero l’evacuazione d’urgenza dei reparti, il trasferimento dei pazienti e una gestione dell’emergenza resa complessa dalla presenza di persone fragili, molte delle quali dipendenti da terapie in corso. In quel contesto morirono tre pazienti ricoverati, mentre l’ospedale veniva pesantemente danneggiato e la città si ritrovava senza uno dei suoi presidi sanitari più importanti.

La richiesta di rinvio a giudizio, formulata dal pubblico ministero Filippo Guerra, riguarda dirigenti, responsabili della sicurezza, tecnici e figure coinvolte nella gestione di servizi e rifiuti ospedalieri. Le contestazioni, diversificate in base ai singoli ruoli, comprendono incendio colposo, omicidio colposo plurimo e violazioni legate alla sicurezza sul lavoro e alla prevenzione incendi. Sarà ora l’udienza preliminare a stabilire chi dovrà affrontare il processo e quali posizioni potranno essere eventualmente definite in modo diverso.

Sicurezza antincendio, rifiuti e impianti: le contestazioni al centro del caso

Il cuore dell’impianto accusatorio riguarda una serie di presunte carenze che avrebbero inciso sulla sicurezza complessiva dell’ospedale. Nel fascicolo vengono richiamate possibili omissioni nella valutazione dei rischi, nella gestione dell’antincendio, nel controllo del deposito temporaneo dei rifiuti ospedalieri, nella manutenzione degli impianti e nell’adozione di misure di prevenzione considerate necessarie.

Particolare attenzione viene riservata alla rete idrica antincendio esterna, alle porte tagliafuoco, alla gestione dei rifiuti speciali e allo stato di alcuni impianti tecnologici. Sono aspetti tecnici, ma hanno un peso enorme nella ricostruzione giudiziaria: in una struttura sanitaria, infatti, la prevenzione non riguarda solo gli edifici, ma anche la capacità di proteggere pazienti non autosufficienti, reparti operativi, terapie in corso e personale impegnato durante un’emergenza improvvisa.

Il procedimento dovrà chiarire se eventuali mancanze organizzative, manutentive o gestionali abbiano avuto un ruolo concreto nella propagazione dell’incendio, nella risposta all’emergenza e nelle conseguenze subite dai pazienti. La distinzione delle responsabilità personali sarà uno dei passaggi più delicati dell’udienza preliminare, perché le posizioni degli undici indagati non risultano sovrapponibili e ciascuna dovrà essere valutata in rapporto alle funzioni esercitate.

Le vittime e il nodo dei decessi durante l’emergenza

Nel procedimento compaiono anche i familiari di Romeo Sanna e Pierina Di Giacomo, due delle tre vittime del rogo. Per loro la vicenda giudiziaria non è soltanto un percorso penale, ma il tentativo di ottenere una ricostruzione completa di quanto avvenne in quelle ore. La Procura ritiene che i decessi siano maturati nel contesto dell’emergenza provocata dall’incendio, dell’interruzione delle terapie e della concitata evacuazione dell’ospedale.

Proprio questo passaggio rende il caso particolarmente delicato. Non si tratta solo di accertare l’origine delle fiamme o le condizioni dei locali interessati, ma di comprendere come un incendio in ambiente ospedaliero possa trasformarsi in un evento letale per persone già ricoverate, fragili e bisognose di assistenza continua. In una struttura sanitaria ogni minuto pesa, ogni procedura incide, ogni presidio di sicurezza può fare la differenza.

Le famiglie di Romeo Sanna e Pierina Di Giacomo si sono affidate fin dalle prime fasi dell’inchiesta a Studio3A-Valore S.p.A., con il supporto dell’avvocato Lorenzo Marcovecchio del foro di Isernia. La società ha individuato come consulente il medico legale Antonio Grande, già dirigente superiore medico della Polizia di Stato e coordinatore nazionale D.V.I. presso il Servizio Polizia Scientifica. Il professionista ha partecipato alle operazioni peritali disposte dall’autorità giudiziaria, con approfondimenti sui profili medico-legali, sui nessi causali e sugli aspetti collegati alla sicurezza.

Udienza preliminare il 27 ottobre: cosa può accadere ora

La data del 27 ottobre 2026 segna il prossimo passaggio formale della vicenda. Davanti al Gup del Tribunale di Tivoli verrà discussa la richiesta della Procura e le parti potranno far valere le rispettive posizioni. Il giudice dovrà decidere se mandare a processo gli undici indagati, proscioglierli, oppure definire in modo diverso singole contestazioni.

Per i familiari delle vittime, l’udienza rappresenta un momento atteso da tempo. I congiunti di Romeo Sanna hanno espresso fiducia nel lavoro della magistratura, ricordando che nessuna decisione potrà restituire il loro caro, ma il percorso giudiziario potrà contribuire ad accertare verità e responsabilità. Anche la famiglia di Pierina Di Giacomo chiede chiarezza e giustizia, con l’auspicio che quanto avvenuto possa servire a impedire nuove tragedie in strutture chiamate a proteggere i pazienti nei momenti di maggiore vulnerabilità.

Il caso Tivoli resta uno dei capitoli più dolorosi della sanità laziale degli ultimi anni. Un ospedale devastato, tre pazienti morti, reparti evacuati in piena notte, famiglie segnate per sempre e undici persone ora chiamate a confrontarsi con accuse pesanti. Il processo, qualora venga disposto, dovrà trasformare una tragedia rimasta impressa nella memoria collettiva in una ricostruzione puntuale di fatti, responsabilità e procedure mancate.

 
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Cronaca

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