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28 Luglio 2021

Pubblicato il

Iniziato il tiro al bersaglio contro l’Italia da parte UE & Company

di Redazione

Chiaro attacco dell'UE all'Italia col pretesto della manovra economica

Come avevamo preannunciato è iniziato l'attacco all'Italia, melius all'attuale governo, da parte dell'Unione Europea, un tiro al bersaglio che lascia sconcertati per come viene portato avanti senza ritegno alcuno e, ancor più grave, da parte di personaggi che rivestono ruoli istituzionali all'interno dell'UE; il tutto fa davvero apparire l'unione europea come un grande teatro sul cui palco salgono sempre i medesimi attori dando vita ad uno spettacolo assurdo se non grottesco che lasci stupefatti di quanto il disegno iniziale di un'Europa Unita sia, ormai, stato completamente snaturato da interessi nazionalistici che appaiono essere prevalenti su teorie e ideologie comunitarie.

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Il presidente della Commissione europea Juncker tra le sue tante opinioni, riferite all'Italia, ha paragonato, riferendosi alla manovra economica, la Repubblica italiana a quella ellenica e annuncia inflessibilità sui conti con tono da maestrina severa annunciando il “Rischio di una nuova Grecia”. Nelle sue esternazioni negative nei confronti del Bel Paese Juncker  si è spinto nel senso di precisare che  “L’Italia si sta allontanando dagli obiettivi di bilancio concordati. Non vorrei che dopo aver gestito la difficile crisi della Grecia ci trovassimo in un’altra crisi della Grecia, questa volta in Italia”.

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Altro colpo al tiro al piattello è spettato al commissario europeo per gli Affari economici Moscovici il quale, come previsto, boccia le scelte del governo ma, stranamente, esclude sanzioni contro l'Italia mettendo bocca anche su scelte di politica interna del nostro Paese come se l'Italia fosse una colonia africana dei secoli scorsi; "Più debito e meno soldi per le autostrade. Alla fine è sempre il popolo che paga", l'esternazione del suo pensiero su quello che è divenuto il "caso Italia", il caso di una nazione che sembra essersi "ribellata" agli schemi di potere di poche nazioni all'interno dell'Unione Europea.

E' chiaro che a questa sfilza di esternazioni istituzionali i mercati abbiano reagito con diffidenza ed incertezza portando l'Italia a perdere enormi somme ma, in realtà, è tutto calcolato, è tutto il risultato di un chiaro disegno di porre l'Italia in una condizione di sudditanza economica e conseguentemente politico istituzionale all'interno dell'Europa; non a caso a Juncker  e a Moscovici si è accodato anche il vicepresidente della Commissione Europea Valdis Dombrovskis il quale ha sostenuto che il bilancio 2019 dell'Italia "non è compatibile con il patto di stabilità"; stranamente tale dichiarazione viene rilasciata quasi contemporaneamente a quella del commissario europeo agli Affari economici e finanziari Pierre Moscovici il quale ha apertamente affermato, guarda caso, che la posizione della Commissione europea è quella di tentare di convincere le autorità italiane a tornare indietro.

Non si è fatta attendere la dura replica del titolare del Viminale nonchè vicepremier Salvini alle dichiarazioni europee: "in Italia nessuno si beve le minacce di Juncker che ora associa il nostro Paese alla Grecia. Vogliamo lavorare per rispondere ai bisogni dei nostri cittadini. I diritti al lavoro, alla sicurezza e alla salute sono priorità del governo e andremo fino in fondo." Dichiarazioni in linea, quindi, con quanto affermato dal ministro Tria il quale replicando al presidente della Commissione Ue ha affermato: "Se non riusciamo a crescere, cambieremo manovra"

 
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