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31 Ottobre 2020

Pubblicato il

Interviene la Polizia sui tweet anti Boldrini

di Redazione

"La sinistra non ha il senso dell'umorismo". Giorgio Forattini racconta le minacce di querele e processi

E' aperto il dibattito sui diritti della rete e tra questi anche il diritto di satira e se ne parla anche di più perché l'oggetto della satira è l'attuale presidente della Camera Laura Boldrini che non minimizza il valore offensivo delle attenzioni che riceve ogni giorno dal web, compresi fotomontaggi che la ritraggono discinta e in pose provocatorie. La reazione della polizia postale ha prodotto perquisizioni e interventi in casa di giornalisti e blogger responsabili anche solo di una semplice condivisione su Facebook o Twitter. Vale la pena fuori dal merito della questione ricordare che da anni sono presenti sulla rete notizie, immagini, fotomontaggi, allusioni e sberleffi a uomini e soprattutto donne politiche del centro destra nella indifferenza generale.

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Abbiamo intervistato qualche giorno fa Giorgio Forattini che così si esprima sul senso dell'umorismo della sinistra. Ecco le parole del celebre vignettista:
"Uno come D’Alema mi chiese 3 miliardi di lire, e io fui costretto ad andarmene da La Repubblica. Che, tra l’altro, nemmeno mi difese, e non mi difese nemmeno l’ordine dei giornalisti. Per fortuna poi arrivò Agnelli che mi fece un contratto per La Stampa, un ottimo contratto".

"Io sono un uomo libero e non sono di sinistra, per questo, spesso, come è successo a molti altri – ha proseguito – sono stato accusato di essere prima fascista, poi qualunquista, poi berlusconiano. Ma io sono un liberale.
Il problema è che la sinistra non ha il senso dell’umorismo, non ce l’ha per programma. Loro ragionano così: "sfotti tutti, ma noi no". Per questo, io, dalla sinistra ho solo ottenuto grane, minacce di querele e processi, e anche processi e querele vere. I guai per me sono venuti sempre da una sola direzione".

Secondo Forattini, i politici querelano l'intenzione della satira politica.
"Io vivo anche a Parigi – ha proseguito – e tutti i miei amici che fanno satira lì, sono allibiti per il fatto che in Italia si possa condannare una vignetta e quindi la satira. Che poi la vignetta è uno sfottò, non un’accusa. Se io dicessi che un tizio è un ladro senza averne le prove, è chiaro che sto diffamando quel tizio. I politici, poi, vengono appoggiati dai giudici, che poi ti condannano. I giudici non pensano al fatto che la satira è al di fuori delle parti. A maggior ragione la mia, visto che io non sono schierato. Molti miei colleghi per non avere grane quindi si sono schierati, soprattutto a sinistra".

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"Ma il problema non è solo politico. Il problema è anche giudiziario. I giudici – ha incalzato il vignettista – dato che non esiste il reato di satira, condannano utilizzando il Codice Rocco fascista, e appellandosi al reato di diffamazione a mezzo stampa. Perché non esiste un reato di satira nel nostro codice penale, esiste solo quel Codice Rocco, mai cancellato. Quel Codice aveva senso all’epoca del regime: se andavi contro il dittatore venivi condannato, era una dittatura! Ma oggi no, e loro continuano a condannare usando i parametri di quel Codice".

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