Intervista a Giancarlo Natalizia, l’uomo che ha portato una storia di famiglia nel futuro dell’energia

Giancarlo Natalizia racconta la sua vita d’impresa: dalla Valmontone del dopoguerra alla crescita della Natalizia Petroli, con famiglia e valori al centro
Di Francesco Vergovich
Giancarlo Natalizia
Giancarlo Natalizia, presidente di Natalizia Petroli

Giancarlo Natalizia è una figura che appartiene alla storia produttiva di Valmontone e, più in generale, a quella imprenditoria familiare italiana capace di crescere senza perdere il rapporto con le proprie radici. Presidente della Natalizia Petroli, ha festeggiato nel 2023 i cinquant’anni alla guida di un’azienda nata ufficialmente nel 1973 e diventata oggi una realtà leader nella commercializzazione di prodotti petroliferi, additivi e lubrificanti per società private ed enti pubblici. La storia, però, comincia molto prima: nel 1934, quando il padre Settimio Giulio Natalizia avviò un piccolo deposito di carburanti agricoli per rifornire i primi trattori; nel 1953 arrivò poi il primo impianto di distribuzione.

In quel percorso c’è l’Italia che cambiava, la via Casilina come luogo di lavoro e di passaggio, la Valmontone del dopoguerra, il rapporto diretto con i clienti, la formazione concreta di un ragazzo che imparava il mestiere anche la domenica pomeriggio, distribuendo benzina alle poche auto in transito. Poi arrivò il 1973, l’anno della scelta decisiva: Giancarlo, insieme al fratello Maurizio, lasciò l’attività di ristorazione della famiglia e diede vita alla Natalizia Petroli.

Da lì è iniziata una crescita costruita per tappe. Nel 1992 l’ingresso di Erg Petroli con il 49% consentì all’azienda di fare un salto dimensionale, mantenendo il controllo familiare. Nel 2010 la famiglia Natalizia riacquistò quelle quote, tornando proprietaria dell’intera società. Nel 2004, attraverso la controllata Natalizia Station, l’azienda acquisì nel Lazio 29 impianti di distribuzione stradale da Eni, ampliando l’attività oltre il perimetro extra rete.

Oggi la Natalizia Petroli è una realtà con oltre 300 milioni di euro di fatturato annuo, circa 120 addetti diretti e indiretti, un deposito di stoccaggio superiore ai mille metri cubi e sei agenzie nel Centro Sud, dal Tirreno all’Adriatico fino a Salerno. Nel 2023 l’azienda ha celebrato il cinquantesimo anniversario nella sede di Valmontone con ospiti, autorità, rappresentanti del mondo associativo, clienti e fornitori.

Accanto a Giancarlo Natalizia lavora ormai la nuova generazione, i suoi tre figli: Chiara, impegnata nell’area amministrativa, acquisti e grandi clienti; Alessandro, nell’area finanziaria e creditizia; Giulio, nella parte commerciale e nello sviluppo dell’azienda. La loro presenza rende questo incontro anche il racconto di un passaggio delicato: trasmettere un patrimonio di lavoro senza trasformarlo in un vincolo, portare avanti una storia familiare e prepararla a un mercato dell’energia in rapido cambiamento.

Il futuro, per la Natalizia Petroli, non riguarda soltanto la continuità. L’azienda guarda infatti alla transizione energetica, con progetti legati alle biomasse, alle energie rinnovabili e ai carburanti di ultima generazione. È una fase che chiede investimenti, capacità di lettura dei mercati, attenzione normativa e decisioni rapide. Lo stesso presidente ha sottolineato quanto siano importanti regole più semplici e tempi più veloci da parte dei pubblici poteri.

Nella sua vita c’è anche un riconoscimento istituzionale significativo: la nomina a Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferita il 27 dicembre 1996, su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un’onorificenza che aggiunge alla sua storia imprenditoriale il segno di un percorso riconosciuto anche sul piano pubblico.

Intervistarlo significa dunque andare oltre il racconto aziendale. Significa entrare nella vita di un uomo che ha attraversato più stagioni economiche, ha visto cambiare il territorio, ha costruito relazioni decisive, ha condiviso il lavoro con la famiglia e oggi guarda al futuro con i figli già impegnati in azienda. Significa chiedergli quali valori lo abbiano guidato, quali persone siano state decisive, che cosa abbia imparato dagli errori, che rapporto abbia con Valmontone, quali qualità riconosca a sé stesso e quali difetti non nasconda. Significa, soprattutto, capire che cosa resta da desiderare dopo avere già raggiunto molto.

Giancarlo Natalizia: “La mia impresa è nata da una storia che non ho mai dimenticato”

Francesco Vergovich: Presidente Natalizia, quando ripensa alla Valmontone della sua infanzia, qual è la prima immagine che le torna in mente?

Giancarlo Natalizia: La prima immagine è quella di una Valmontone completamente distrutta dalla guerra. Avevo sei anni e andavo alla scuola elementare passando per quella che oggi chiamiamo “la passeggiata”: era tutto distrutto. Un ricordo brutto, da bambino, davvero molto forte. Quello che oggi purtroppo vediamo in televisione, da Gaza all’Ucraina, qui a Valmontone lo abbiamo conosciuto da vicino. Era la nostra realtà.

Francesco Vergovich: La storia della sua famiglia nel settore dei carburanti parte dal 1934, con suo padre Settimio Giulio. Che cosa rappresenta per lei quella origine?

Giancarlo Natalizia: Rappresenta tutto. Mio padre aveva fatto mille mestieri. Aveva anche un’osteria, che nel 1963 trasformò in ristorante. Per un periodo, io e mio fratello Maurizio abbiamo fatto anche i ristoratori. Poi, nel 1972, arrivò il momento della scelta: continuare con la ristorazione oppure dedicarci completamente alla vendita di prodotti petroliferi. Speriamo di aver fatto bene. Forse abbiamo mangiato un po’ meno e sentito un po’ più odore di petrolio, però, grazie a Dio, siamo andati avanti.

Francesco Vergovich: Lei ha raccontato spesso il ricordo delle domeniche pomeriggio passate a distribuire carburante nel distributore di via Casilina.

Giancarlo Natalizia: Sì, era l’unico distributore che avevamo. Durante la settimana c’era un operaio, che giustamente la domenica pomeriggio andava via. Io avrò avuto dodici o tredici anni e restavo lì. Il problema è che passavano tre o quattro macchine in un pomeriggio. Alla fine ti annoiavi pure. Se fossero passate cinquanta macchine, magari mi sarei anche divertito a fare rifornimento. Invece non era così.

Francesco Vergovich: Quel primo contatto con il lavoro, così giovane, che cosa le ha insegnato?

Giancarlo Natalizia: Mi ha insegnato il sacrificio e la costanza. Anche se magari ci stavo piangendo, quella domenica pomeriggio al distributore mi ha formato. Nella vita servono serietà e costanza. Soprattutto costanza, per provare a raggiungere qualche risultato.

Francesco Vergovich: Che uomo era suo padre? E quale insegnamento sente ancora presente nelle scelte che fa oggi?

Giancarlo Natalizia: Mio padre e mia madre sono stati genitori straordinari. Avevano poco, ma hanno fatto studiare tutti e tre i figli, con grandi sacrifici. Ci hanno insegnato a essere persone oneste, corrette, a rispettare gli impegni presi. E poi ci hanno fatto sempre lavorare. Questo ci ha forgiati in modo importante. Sono stati genitori e maestri di vita.

Francesco Vergovich: C’è una qualità di suo padre che ricorda ancora oggi?

Giancarlo Natalizia: Mio padre era un imprenditore a 360 gradi. Aveva spirito d’iniziativa. Io, appena diplomato, pensavo di andare a fare il ragioniere in un’azienda locale. Ci sono rimasto due o tre mesi. Poi ho detto al datore di lavoro, che era anche mio zio, che me ne sarei andato. Tornai a casa. Mio padre mi chiese: “Che stai a fare qui?”. Gli risposi: “Non ti preoccupare, qualcosa farò”. Da lì abbiamo cominciato a correre. Con impegno, con costruzione, con lavoro vero.

Francesco Vergovich: Prima della Natalizia Petroli c’era l’attività di ristorazione della famiglia, ma anche una prima attività legata ai carburanti. Come funzionava?

Giancarlo Natalizia: Il carburante, all’inizio, era una cosa molto semplice, quasi grezza. C’era il distributore e qualche ordine per amici o conoscenti, qualche litro di gasolio, olio combustibile per le poche palazzine di Valmontone che avevano il riscaldamento. Si partì così.

Francesco Vergovich: Da dove arrivava il carburante?

Giancarlo Natalizia: Da qualche azienda amica di Roma. Poi comprammo la prima macchina, un Leoncino, con cui consegnavamo carburante agricolo. Andavo al deposito, riempivo i fusti, poi li portavo dai clienti. Era tutto molto manuale. A volte si travasava quasi come si faceva con il vino. I fusti dei clienti, spesso, erano vecchi e perdevano. Io cercavo di tenermi i miei, anche per buon auspicio. Così abbiamo cominciato con le consegne di carburante agricolo.

Francesco Vergovich: Quindi la prima crescita arrivò proprio dal carburante agricolo?

Giancarlo Natalizia: Sì. Poi nel 1971 comprammo una botte firmando un pacchetto di cambiali. Riuscii a mettere insieme i soldi necessari per pagarla. Andavo a Roma, caricavo il prodotto presso qualche collega e lo portavo ai clienti.

Francesco Vergovich: In questa storia c’è un elemento forte: il rischio. Lei oggi consiglierebbe ancora ai figli, ai collaboratori, a un giovane imprenditore, di osare quando davanti c’è un obiettivo importante?

Giancarlo Natalizia: Io, per come sono fatto, lo farei ancora oggi. Dentro mi sento ancora un diciottenne. Anche recentemente abbiamo ottenuto due gestioni importanti in Campania. Certo, oggi ci sono i miei figli, c’è un’azienda molto più strutturata, ci sono responsabilità maggiori. Però il coraggio serve ancora. Bisogna metterci la faccia, chiedere, proporsi, andare avanti. Il lavoro non finisce mai.

Francesco Vergovich: Nel 1973 lei e suo fratello Maurizio decidete di fondare la Natalizia Petroli. Fu una scelta coraggiosa, istintiva o frutto di un progetto?

Giancarlo Natalizia: Nella vita spesso le cose nascono da un’occasione. Io stavo dietro al distributore di via Casilina con mio padre. Una mattina passò un rappresentante dell’Agip. In quel periodo erano bloccati i decreti per il carburante agricolo e l’Agip voleva realizzare circa 360 centri agricoli in tutta Italia. Cercavano qualcuno che avesse il decreto prefettizio. Noi lo avevamo.

Ci guardammo in faccia. I soldi erano pochi, ma l’occasione era importante. C’era un terreno, riuscii a farmi girare il compromesso, restituii la caparra e mi diedero il progetto. Passarono mesi, poi anni, e la cosa non si sbloccava. A un certo punto andai all’Agip e chiesi che intenzioni avessero. Riuscii a farmi restituire il compromesso, la caparra e anche il progetto. Da lì realizzammo il nostro impianto. Fu davvero un atto di coraggio. In provincia i depositi commerciali erano pochi e noi avemmo la forza di farlo. Era il 1972, poi nel 1973 partimmo davvero.

Io mi occupavo dell’amministrazione, dei rapporti con le banche, della parte gestionale. Mio fratello Maurizio seguiva la vendita, il commerciale.

Francesco Vergovich: Quali furono le difficoltà più dure dei primi anni?

Giancarlo Natalizia: La prima grande difficoltà arrivò subito, con la crisi petrolifera del 1973, dopo la guerra del Kippur. Avevamo appena aperto e il gasolio non ce lo dava nessuno. La Prefettura stabiliva assegnazioni sulla base dei consumi dell’anno precedente, ma noi l’anno prima praticamente non esistevamo. Fu durissima. Rimediare prodotto per il riscaldamento fu una fatica enorme.

Poi ci fu la crisi degli anni Ottanta. Anche quella fu pesante. Però, grazie a Dio, nel frattempo eravamo cresciuti e avevamo costruito rapporti importanti. In certi momenti eravamo tra i pochi ad avere prodotto. E questo fece la differenza.

Francesco Vergovich: Nel 1992 arriva l’ingresso di Erg Petroli. Una svolta decisiva?

Giancarlo Natalizia: Sì, fu una svolta importante. Io pensavo che per crescere ci servisse il supporto di una società petrolifera più grande: per condizioni migliori, per fidi adeguati, per una struttura più solida. Iniziai a parlarne con i responsabili della Erg già alla fine degli anni Ottanta. Insistetti per anni. Un giorno, mentre aspettavo di essere ricevuto, mi dissero: “Giancarlo, ci siamo”. Io risposi: “Era ora”. Da lì nacque la partecipazione con Erg. In Italia avevano diverse partecipate e noi entrammo in quel percorso. Fu una svolta vera.

Francesco Vergovich: Fu più difficile aprire il capitale a una grande compagnia come Erg oppure, nel 2010, ricomprare le quote e tornare al pieno controllo familiare?

Giancarlo Natalizia: Nel 2010 fu una scelta. Anche nelle grandi aziende contano gli uomini, i rapporti, le visioni. In quel momento sentivamo che qualcosa non quadrava più. Io e mio fratello ci guardammo in faccia e decidemmo di riprenderci tutto. Abbiamo trovato i soldi, tanti soldi, e abbiamo ricomprato le quote. Dal giorno dopo tutti ci considerarono liberi. E questa libertà ci diede anche diversi vantaggi.

Francesco Vergovich: La Erg, come grande realtà industriale, le ha insegnato qualcosa?

Giancarlo Natalizia: Tantissimo. Devo dire grazie cento volte. Mi hanno insegnato a fare azienda. Noi venivamo da una gestione più familiare, più libera: io e mio fratello facevamo come ritenevamo giusto. Con Erg abbiamo imparato procedure, consigli di amministrazione, sindaci, società di revisione, metodi, controllo. All’inizio era difficile, perché cambiava mentalità. Però è stato fondamentale.

Francesco Vergovich: Siete rimasti insieme quasi vent’anni.

Giancarlo Natalizia: Sì, fino al 2010, diciotto anni. Ma per alcune incomprensioni alla fine abbiamo deciso di riprenderci le nostre quote. Abbiamo trovato le risorse e così abbiamo fatto.

Francesco Vergovich: Nel 2004 arriva un altro passaggio decisivo: l’acquisizione dei 29 impianti Eni nel Lazio. Quanto ha cambiato il vostro modo di lavorare?

Giancarlo Natalizia: Quella fu un’altra pazzia, una delle nostre. Capii che c’era un’opportunità. Avevamo buoni rapporti e rientrammo in un gruppo ristretto di aziende coinvolte in operazioni di questo tipo. Qualcuno mi disse: “Giancarlo, firma questo contratto”. Io mi fidai.

Mi fu proposto l’acquisto di impianti a livello nazionale, ma mi dissero: “Tu prendi quelli del Lazio e non rompere le scatole”. Così feci. Naturalmente c’era il problema dei soldi. Ma anche lì servì coraggio. La Banca Popolare del Lazio ci sostenne in tempi rapidi. Fu un passaggio enorme: da venditori diventammo anche proprietari di impianti, “retisti”, come si dice nel settore. Quegli impianti erano 29. Ne avevamo già alcuni. Oggi siamo arrivati a una rete molto più ampia.

Francesco Vergovich: Guardando indietro, qual è stata la decisione imprenditoriale più importante della sua vita?

Giancarlo Natalizia: L’acquisizione degli impianti Agip nel 2004. Fu il momento in cui entrammo davvero nel settore della rete. Poi metto la partecipazione con Erg, perché ci ha insegnato molto, e il 2010, quando abbiamo deciso di tornare al pieno controllo familiare. Sono stati tre passaggi fondamentali.

Francesco Vergovich: C’è una scelta che oggi rifarebbe in modo diverso?

Giancarlo Natalizia: Ho la presunzione di pensare di aver fatto quasi tutto nel modo giusto. Forse, alla fine degli anni Settanta, durante la crisi petrolifera, avrei potuto pensare ad acquistare qualche impianto in più. Allora alcuni impianti privati venivano quasi regalati, perché non c’erano benzina e gasolio. Ma servivano idee e mezzi. Non sempre si può fare tutto.

Francesco Vergovich: Dopo più di cinquant’anni alla guida dell’azienda, qual è la qualità personale che le è stata più utile nei momenti difficili?

Giancarlo Natalizia: Essere serio. Sempre. Rispettoso, educato, corretto. Bisogna anche saper insistere, ma capire dove fermarsi. Credo di avere un buon rapporto con le banche, con i fornitori, con i colleghi. Conosciamo tanta gente nel settore, lavoriamo in molte zone d’Italia, e spesso troviamo persone disponibili ancora prima di chiedere. Questo per me è molto gratificante. Significa che, nel tempo, ti sei comportato bene.

Francesco Vergovich: Sono qualità che valgono nel lavoro e anche nella vita privata. Si riconosce qualche difetto?

Giancarlo Natalizia: Qualche volta sono un po’ troppo esuberante. Non sempre conto fino a tre. Però, quando mi rendo conto di aver sbagliato, chiedo scusa. Questa credo sia una qualità.

Francesco Vergovich: È più esigente con se stesso o con le persone che lavorano con lei?

Giancarlo Natalizia: Prima con me stesso. Io la mattina sono qui alle 6.30, 6.40. Non ritengo giusto che i miei collaboratori lavorino mentre io riposo. Ormai i padroni sono i miei figli: se non faccio il mio dovere, non mi pagano lo stipendio.

Francesco Vergovich: Che rapporto ha con il successo? Lo vive come un traguardo, un punto di partenza, una responsabilità?

Giancarlo Natalizia: Il successo, per me, è una conseguenza. Se ti comporti bene, lavori, sei serio, rispetti gli altri, poi i risultati possono arrivare. Non lo vivo come una cosa da esibire. È il frutto di un modo di stare nel lavoro.

Francesco Vergovich: Ci sono state persone importanti nella sua formazione di uomo e imprenditore?

Giancarlo Natalizia: Sicuramente la famiglia. Poi, nel percorso, ho incontrato tante brave persone che hanno creduto in me. Non ricordo tutti i nomi con precisione, ma so che molte persone ci hanno dato fiducia. E credo di averle ripagate.

Francesco Vergovich: C’è stato un incontro capace di cambiare il suo modo di vedere il lavoro e l’azienda?

Giancarlo Natalizia: La partecipazione con Erg è stata decisiva. Lì ho incontrato persone importanti. Ricordo il ragionier D’Arpizio, amico personale e collaboratore di Riccardo Garrone. Ho avuto pochi rapporti diretti con lui, ma in un paio di occasioni mi disse: “Giancarlo, vai”. Per me quel “vai” significava molto. Voleva dire che credeva nel progetto e nella persona.

Francesco Vergovich: Quanto conta la fiducia personale?

Giancarlo Natalizia: Tantissimo. La fiducia è alla base di tutto: darla e riceverla. Ma soprattutto è importante meritarla. Si costruisce nel tempo. Io e mio fratello abbiamo sempre cercato di camminare per la retta via. Magari ci abbiamo messo più tempo di altri, ma la notte dormiamo sereni.

Francesco Vergovich: Che ruolo hanno avuto gli amici nella sua vita?

Giancarlo Natalizia: Un ruolo importante. Mi aiutavano a staccare dalla quotidianità. Oggi l’azienda è cresciuta molto, ci sono tanti collaboratori. All’inizio eravamo io, mio fratello e poche persone. Facevo rapporti con le banche, controllo fatture, amministrazione, consegne, tutto. Gli amici mi davano la possibilità di liberare la testa. Con loro ero Giancarlo, non il presidente della Natalizia Petroli. E questo conta.

Francesco Vergovich: Oggi in azienda lavorano con lei Chiara, Alessandro e Giulio. Che cosa prova nel vederli dentro una storia nata da lei e dalla sua famiglia?

Giancarlo Natalizia: Sono contento che mi abbiano seguito. Alessandro veniva qui già da ragazzino, d’estate, a mettere timbri sui documenti fiscali. Chiara inizialmente non voleva venire, era laureata e aveva altre idee. Un giorno le dissi: “Vieni, prova. Se ti piace resti”. È venuta ed è rimasta, grazie a Dio. Giulio è arrivato più tardi, è più giovane. Oggi dedica molto tempo anche a Confindustria.

Francesco Vergovich: Il rapporto con Confindustria sottrae o aggiunge qualcosa?

Giancarlo Natalizia: Sottrae molto tempo a Giulio, però aggiunge rapporti, amicizie, conoscenze. E questo è importante.

Francesco Vergovich: È più difficile in azienda essere padre o presidente?

Giancarlo Natalizia: Padre, sicuramente.

Francesco Vergovich: Che cosa ha cercato di trasmettere ai suoi figli prima ancora delle competenze professionali?

Giancarlo Natalizia: Il rapporto con la gente. Essere seri. Non approfittare mai di nessuno. Comportarsi bene. Essere coerenti con se stessi e rispettosi degli altri. L’azienda l’abbiamo costruita anche così. A volte i figli mi fanno notare che i tempi sono cambiati, che certi metodi vanno aggiornati. È normale. Però i valori di base devono restare.

Francesco Vergovich: I suoi figli le hanno insegnato qualcosa?

Giancarlo Natalizia: Mi hanno insegnato che il mondo è cambiato. Giulio mi dice spesso che io sono stato fortunato a vivere un altro periodo. Io rispondo che il mondo è sempre stato complicato e sempre lo sarà. Però il fatto che loro siano qui, lavorino con costanza e portino risultati, per me è una soddisfazione.

Francesco Vergovich: Parliamo di Valmontone. Quanto ha inciso nella sua identità di uomo e imprenditore?

Giancarlo Natalizia: Dal punto di vista del lavoro, purtroppo, Valmontone ha inciso poco. Vent’anni fa vendevamo un po’ di gasolio per riscaldamento, poi con il gas quel mercato è cambiato. I rapporti con Valmontone sono stati soprattutto personali: amici, parenti, affetti. Ma per l’attività aziendale vera e propria il lavoro era altrove.

Francesco Vergovich: E della Valmontone di oggi che cosa pensa?

Giancarlo Natalizia: A volte sono molto critico. Mi piacerebbe vedere più cura, più attenzione all’immagine della città, a cominciare dalla via Casilina. Non do colpe solo agli amministratori: ci sono tempi difficili, risorse limitate, mille problemi. Però alcune cose si potrebbero fare. Io, quando posso, cerco di dare una mano. Abbiamo contribuito all’acquisto di un’ambulanza per la Croce Rossa, di un pulmino per il trasporto dei disabili. Quando qualcuno chiede un contributo e posso fare la mia parte, la faccio volentieri.

Francesco Vergovich: Lei è stato anche presidente del Valmontone Calcio per undici anni. Che esperienza è stata?

Giancarlo Natalizia: Bellissima. Davvero bellissima. Con un po’ di presunzione posso dire che abbiamo fatto grandi cose, sempre con attenzione e misura. Abbiamo vinto campionati, siamo arrivati secondi nell’Interregionale, abbiamo inaugurato il campo con squadre di Serie A. Alcune cose furono possibili grazie ai rapporti personali, agli amici, alla fiducia costruita nel tempo. Sono state grandi soddisfazioni.

Francesco Vergovich: Il calcio oggi è diventato un’impresa particolare.

Giancarlo Natalizia: Oggi non lo amo più come prima. Quando c’ero io eravamo un gruppo di amici. Io, da presidente, ero molto coinvolto, ma c’era un ambiente vero: ci si incontrava, si parlava, si mangiava insieme, si discuteva. Era anche un modo di stare insieme. Facevamo le cose seriamente, senza follie. Poi, quando ho deciso di lasciare, ho capito quanto fosse delicato quel mondo. Ma preferisco ricordare la parte bella: i risultati, i rapporti, le soddisfazioni. Ricordo anche molto volentieri i tanti anni in cui ho svolto il ruolo di consigliere nella Banca Popolare del Lazio, è stata un’esperienza importante che mi ha insegnato molto.

Francesco Vergovich: Valmontone può essere ancora un luogo dove costruire lavoro, impresa e futuro per i giovani?

Giancarlo Natalizia: È difficile. Lo dico con dispiacere. Ho realizzato anche un intervento edilizio su via Casilina, credo una cosa bella. Però poi ti rendi conto che la domanda è debole, che tante persone non hanno le risorse per investire. Valmontone potrebbe fare molto di più, ma servirebbero visione, condizioni favorevoli, capacità di attrarre attività e lavoro.

Francesco Vergovich: La Natalizia Petroli nasce nel mondo dei carburanti tradizionali. Oggi guarda anche a biocarburanti, rinnovabili, carburanti di ultima generazione. È una trasformazione difficile?

Giancarlo Natalizia: I biocarburanti sono già una realtà. In parte c’è anche un obbligo di venderli e noi li stiamo vendendo abbastanza. La difficoltà è far capire la novità. In Italia, spesso, le novità vengono accettate con fatica.

Sul fotovoltaico, invece, il discorso è diverso. Prima ti dicevano di farlo, poi quando chiedi le autorizzazioni diventa complicato. Noi abbiamo già impianti fotovoltaici su diverse pensiline dei distributori e anche nelle strutture aziendali. Avremmo voluto fare qualcosa di più importante su alcuni terreni, ma non è semplice.

Francesco Vergovich: La storia dell’azienda cambia con le rinnovabili o cambia solo il metodo?

Giancarlo Natalizia: L’azienda deve guardare avanti, ma io credo che il petrolio sarà ancora utilizzato per molti anni. La filiera è enorme: ricerca, pozzi, raffinerie, stazioni di servizio, trasporti, navi, infrastrutture. Ci saranno l’elettrico, l’ibrido, i biocarburanti, nuove soluzioni. Ma il petrolio, secondo me, avrà ancora un ruolo per parecchio tempo.

Francesco Vergovich: Presidente Natalizia, lei ha attraversato la stagione dei carburanti agricoli, la crescita industriale, il rapporto con le grandi compagnie, la distribuzione stradale e ora la transizione energetica. Ha ricevuto un importante riconoscimento dalla Repubblica, ha visto i figli entrare in azienda e ha celebrato i cinquant’anni della Natalizia Petroli. Quando guarda a tutto questo, che cosa vorrebbe che restasse del suo nome: l’impresa costruita, il modo in cui l’ha costruita o i valori che riuscirà a lasciare?

Giancarlo Natalizia: Tutte e tre le cose. Vorrei che l’azienda durasse fino ai nipoti e anche oltre, finché ci sarà lavoro da fare. Vorrei che restassero la correttezza, la moralità, il rapporto con le persone. Vorrei che l’azienda continuasse a crescere, ma sempre con quei valori. Sono convinto che i ragazzi sapranno portarla avanti. Spero di averli indirizzati bene. Quello che mi auguro è che tutto questo non si perda nel tempo.

 
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