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01 Dicembre 2020

Pubblicato il

La cloud di Renzi si perde in Patent box e voluntary

di Redazione

di Massimo Persotti

Patent box, Jobsact (sì, tutto attaccato) e voluntary. Nella 'cloud' dei due anni di governo Renzi, pubblicata sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri si strizza l'occhio agli anglicismi concedendosi qualche licenza nè poetica nè corretta.

Concediamo il 'refuso' sul Jobs act (da scrivere separatamente), il provvedimento volto a favorire il rilancio dell'occupazione, una parola-slogan che non ha corrispondenza nella lingua inglese e quindi inutile se non per inseguire la fastidiosa tendenza al forestierismo che crea solo confusione. Meno tolleranti siamo invece per gli altri due prestiti dall'inglese.

La 'patent box' si presenta come espressione tecnica e assai oscura, eppure ben visibile per grandezza e posizione nella cloud, quasi a dettarne una particolare importanza rispetto alle altre riforme del governo Renzi. Sul sito del Ministero dello Sviluppo economico si spiega che "il decreto Patent Box introduce un regime opzionale di tassazione per i redditi derivanti dall’utilizzo di opere dell'ingegno". Non si spiega invece il motivo per cui si è ricorso a questa terminologia incomprensibile.

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La terminologa Licia Corbolante nel suo blog ci viene in soccorso e dimostra come spesso usare tali formule linguistiche siano una pericolosa metafora "non solo poco trasparente ma anche arbitraria".

Voluntary invece sta per voluntary disclosure, altro oscuro forestierismo usato per il provvedimento che regola la "emersione e rientro di capitale detenuti all'estero". In questo caso, oltre alla scarsa chiarezza, c'è da registrare quel fenomeno di pseudoanglicismo ormai piuttosto diffuso generato dalla abbreviazione impropria di espressioni inglesi. Voluntary per voluntary disclosure come spending per spending review e, in queste ore, stepchild per stepchild adoption.

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Ecco alcuni esempi degli ultimi giorni:

La Repubblica – Ma Renzi punta all'unità del partito "Se la stepchild va ko rilanceremo" (21 febbraio)

Il Sole 24 Ore – Unioni civili, stralcio stepchild e fiducia (23 febbraio)

Il Messaggero – Renzi: avanti con la legge poi i ritocchi alla stepchild (16 febbraio)

La voluntary, la spending e la stepchild, tutte forme accorciate al femminile che non hanno senso e che, come ha spiegato il linguista Michele Cortelazzo, "non entrerebbero mai in gioco se avessimo a che fare con un'espressione italiana: chi mai chiamerebbe questo tipo di adozione 'la figliastro'?".

La soluzione? Politici e giornalisti, ricorrete all'italiano. Non è solo questione di 'gusti' linguistici, ma anche e soprattutto di chiarezza e trasparenza nel rapporto con i cittadini.

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