Religione

La festa della Santa Famiglia

La festa della Santa Famiglia risplende nella scena della presentazione di Gesù al tempio (Lc. 2, 22-40). Il fatto è determinato dalla prescrizione della Legge del Signore in riferimento alla consacrazione dei primogeniti e al tipo di offerta. L’atto della famiglia di Nazaret è ben contestualizzato nella tradizione giudaica e l’evangelista rileva con cura che i genitori di Gesù osservano tutte le prescrizioni.

Simeone vede la pienezza dei giorni

“Quando furono compiuti i giorni” (v. 22): l’espressione indica il compiersi del tempo nell’orizzonte ampio della storia della salvezza. L’attesa e la speranza di Israele sono incarnate da un uomo estraneo al servizio rituale, animato dallo Spirito Santo per accogliere il dono della presenza di Gesù. Egli è uomo “giusto e pio” (v. 25), persona santa che ha fatto dell’attesa della consolazione da parte di Dio la sua via di santità.

Egli è in sintonia con i tempi di Dio e vive di speranza alla luce della Scrittura. Simeone vive della grazia di poter leggere nello scorrere del tempo l’intervento imminente di Dio, con uno sguardo che penetra gli eventi per vedere il momento della venuta del Messia. Simeone appare come l’ultima sentinella dell’antica alleanza che percepisce ormai imminente l’alba del tempo messianico.

Egli “prese tra le braccia” (v. 28) il primogenito della nuova era della storia umana nella quale, grazie al suo senso di attesa e speranza, entra per primo tra il suo popolo. Il cantico che prorompe dalla sua bocca è una parola profetica di compimento (vv. 29-32). Davanti al Signore che ha mantenuto le sue promesse, egli riconosce che il senso della sua esistenza e il suo mandato di sentinella in mezzo al suo popolo è giunto al termine.

Luce delle nazioni

Inoltre, lo Spirito profetico gli concede una nuova luce su ciò che il bambino realizzerà. Gesù sarà il servo che Dio ha destinato a essere luce delle nazioni, affinché la sua salvezza raggiunga l’estremità della terra. Da qui l’apertura universalistica della fede messianica: anche i pagani saranno beneficiari della salvezza definitiva, rivelandone il carattere di totale gratuità.

Stupore e contraddizione

Tipica del racconto lucano è l’esperienza della meraviglia. “Suo padre e sua madre si stupivano” (v. 33) riguardo al bambino destinato a essere salvatore del suo popolo, ma anche universale. Tuttavia, il figlio di Maria sarà “segno di contraddizione” (v. 34), il suo popolo dovrà manifestarsi in favore o contro Gesù. A partire da questa manifestazione al tempio, istituzione massima della religiosità ebraica, i pensieri dei cuori vengono svelati, mettendo in evidenza se la fede del popolo è caratterizzata da una attesa e da una speranza autentiche.

Si tratta di una parola profetica che esprime un pensiero biblico trasversale: gli stessi doni di Dio sono fonte di vita o di morte, secondo la disposizione di coloro che li ricevono. Tale divisione del popolo ferirà nel profondo della sua anima la madre Maria, figlia di Sion, presentata come un simbolo del popolo stesso (v. 35).

Si profila così il dramma che si svolgerà al momento dell’attività pubblica di Gesù, come Messia rifiutato. Chi non rifiuta il Messia è certamente chi vive in attesa autentica come Simeone, al quale si affianca la profetessa Anna, anch’ella molto avanzata in età e vedova, come a rappresentare tutti i deboli di Israele che nel loro bisogno sperano con forza in Dio salvatore (vv. 36-38).

La potenza nascosta di Dio

La conclusione del brano (vv. 39-40) rimarca ancora la fedeltà dei genitori alla Legge per indicare poi il ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. La presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme non si rivela come la ribalta di una missione di Gesù segnata dal successo, secondo le dinamiche terrene. Al contrario, essa è un momento rivelativo che solo pochi cuori riconoscono. Infatti, la vita di Dio nel mondo non continua nella città santa, ma nel nascondimento e nella marginalità della famiglia di Nazaret. In questa storia di quotidianità familiare si manifesta la forza, la sapienza e la grazia di Dio nell’uomo (v. 40).

Rispettare i tempi

Maria e Giuseppe, dopo quel giorno, fanno ritorno a Nazaret, alla loro casa, alla loro esistenza quotidiana con i suoi ritmi ben precisi.  Tornano alla vita usuale perché è lì che il bambino potrà diventare uomo, nello scorrere dei giorni di un povero villaggio, ignoto alle cronache storiche. E’ proprio nella famiglia che ci si prepara alla vita e si impara ad affrontarla.

Senza scambi di ruoli: perché i figli hanno bisogno dell’autorevolezza dei genitori e non solo della connivenza degli amici. Senza abdicazioni alla propria responsabilità di adulti che non stanno solo “con” i loro figli, ma anche “davanti” a loro, per tracciare la strada e indicare una rotta sicura, nel corso della quale compiere le proprie scelte. Senza rinunciare a dire una parola, che viene dal loro amore e dalla loro esperienza, e con la quale i figli sono chiamati a confrontarsi, anche quando risulta scomoda o sgradita.

L’avventura della crescita è esaltante ma non priva di spine. Veder crescere, non solo fisicamente, i propri figli riempie di gioia e di orgoglio i genitori. L’evangelista Luca non manca di nominare due aspetti decisivi di questa crescita: la sapienza e la grazia di Dio, la capacità di cogliere in profondità i molteplici aspetti dell’esistenza umana e di dare sapore (“sapienza”) a tutto ciò che accade e la disponibilità ad accogliere l’amore di Dio (“grazia”), ad aver cura del rapporto con lui. Due parole che riassumono tutto un progetto educativo cristiano.

Il Capocordata.

Bibliografia consultata: Agnoli, 2023; Laurita, 2023.

Redazione

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