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La perizia sulla morte di Paolo Mendico riapre il caso: cosa emerge dagli atti e dalle indagini

La perizia conferma la morte per asfissia di Paolo Mendico. Ipotesi di istigazione o aiuto al suicidio. Quattro studenti e alcuni adulti sotto esame
Di Lina Gelsi
Paolo Mendico, suicidio Latina

La perizia medico-legale sulla morte di Paolo Mendico, il ragazzo di 14 anni di Santi Cosma e Damiano, aggiunge un elemento decisivo al lavoro degli inquirenti e conferma quanto ipotizzato fin dai primi giorni: il giovane si è tolto la vita dentro la sua stanza utilizzando una corda, dopo un periodo segnato da ripetuti episodi di bullismo. Un atto estremo maturato in un contesto umano e scolastico che ora la Procura di Cassino sta ricostruendo in modo puntuale, valutando l’ipotesi di istigazione o aiuto al suicidio. Un quadro che coinvolge quattro studenti e anche alcuni adulti ritenuti a vario titolo collegati alle pressioni subite dal quattordicenne.

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La perizia su Paolo Mendico e il valore per le indagini

La relazione del medico legale parla senza ambiguità di morte per asfissia. Un accertamento che conferma il gesto volontario e il grave stato emotivo del ragazzo, vissuto in silenzio fino al momento in cui non ha più retto ciò che subiva. Questo passaggio viene considerato dai magistrati un elemento determinante perché certifica la dinamica dell’accaduto e rafforza gli indizi raccolti su comportamenti ripetuti e denigratori, ora al centro dell’analisi del procuratore di Cassino, Carlo Fucci. L’attenzione degli investigatori resta puntata sia su ciò che è successo nei mesi precedenti sia sul contesto scolastico, dove erano già stati segnalati disagi e rapporti difficili.

Indagini sui ragazzi e sugli adulti vicini alla vita di Paolo

In due mesi di accertamenti i carabinieri di Formia hanno ascoltato docenti, genitori, compagni di scuola e figure che avevano un ruolo nella quotidianità del giovane. Sul fronte minorile, gli indagati sono quattro studenti dell’Istituto tecnico “Pacinotti”. La Procura per i Minori di Roma sta inoltre verificando la posizione di altri ragazzi, inclusi ex compagni di classe, per capire se episodi precedenti all’ultimo anno abbiano contribuito al malessere del quattordicenne.

Parallelamente la Procura di Cassino sta valutando eventuali responsabilità di alcuni adulti. Le testimonianze raccolte indicano una serie di atti denigratori prolungati nel tempo, che avrebbero aggravato il disagio del ragazzo fino a portarlo a una scelta irreversibile.

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L’ispezione del Ministero dell’Istruzione e i provvedimenti verso i docenti

L’ispezione disposta dal Ministero dell’Istruzione si è conclusa nelle scorse settimane. I verbali sono stati acquisiti dai carabinieri e dall’Ufficio scolastico regionale, che sta seguendo un’istruttoria propria. Quest’ultimo ha avviato la procedura disciplinare verso quattro docenti, i quali avranno modo di presentare memorie difensive. È un passaggio delicato, perché punta a chiarire se eventuali segnali d’allarme siano stati sottovalutati o non gestiti con la necessaria attenzione, anche in presenza di sportelli di ascolto e figure dedicate al supporto psicologico.

La versione della scuola e il nodo delle segnalazioni

L’Istituto “Pacinotti” sostiene che non risultano richieste formali di aiuto né da parte della famiglia, né da parte del ragazzo. Una posizione che contrasta con quanto emerge dalle indagini, secondo cui il giovane avrebbe parlato con lo psicologo scolastico. In quei colloqui non sarebbero stati riportati episodi di bullismo, elemento che ora gli investigatori stanno esaminando con cautela, valutando se il ragazzo avesse timore di esprimersi apertamente o se il disagio fosse stato interpretato in modo parziale.

La famiglia, originaria di Cassino, ha sempre dichiarato che Paolo subiva atti umilianti sin dagli anni delle scuole medie. Secondo i parenti, quei comportamenti si sarebbero ripetuti anche dopo l’ingresso al “Pacinotti”, fino a diventare insostenibili. Una convinzione maturata osservando il progressivo isolamento del giovane, i cambiamenti nell’umore e la crescente difficoltà nel vivere l’ambiente scolastico.

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Le conseguenze del caso e l’impatto sul mondo scolastico

Il caso Mendico ha rimesso al centro il ruolo della scuola come luogo dove intercettare disagi e comportamenti dannosi prima che degenerino. Le indagini in corso, pur non ancora concluse, stanno offrendo uno sguardo concreto su come alcuni meccanismi possano sfuggire agli adulti o essere sottovalutati. Le Procure intendono accertare se tutto ciò che sarebbe emerso nel tempo sia stato registrato correttamente e se le misure adottate siano state proporzionate alla situazione.

Oltre alla ricerca di eventuali responsabilità penali, resta la necessità di comprendere come ricostruire un ambiente scolastico più attento e capace di ascoltare. Per la famiglia di Paolo, ora, la priorità è ottenere piena chiarezza su ciò che ha segnato gli ultimi mesi di vita del figlio. Per gli inquirenti, il compito è individuare tutte le persone coinvolte nei comportamenti che avrebbero contribuito a un dolore non ascoltato con la necessaria serietà.

Un caso che continua a far discutere e che spinge a guardare con più consapevolezza a ciò che accade dentro le scuole, a come i ragazzi vivono relazioni, pressioni, vulnerabilità. E soprattutto a quanto sia indispensabile che nessun segnale venga ignorato.

 
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Cronaca

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