Roma, la realtà dei canili Comunali, la loro storia. Cosa li attende?

Si fa presto a parlare di canile, come se si trattasse di una realtà organizzativa a tutti nota che il solo nome, la sola parola, sarebbe sufficiente a comprendere

“Molti parlano dei canili Comunali senza sapere, per questo iniziamo a diffondere una storia dei Canili, dalla pagina dell‘accordo firmato con il Comune di Roma nel 2004 al documento programmatico, dalla nostra diffida per i mancati pagamenti, che ci hanno assicurato avverranno in questo mese di gennaio, alla documentazione sul funzionamento di queste strutture e al bando che non rispetta né il codice degli appalti, né le delibere Consiliari, che prevedevano clausole di salvaguardia e rispetto dei CCNL come avviene negli altri servizi considerati, come questo, socio sanitari di tutela e benessere degli animali.

Il tavolo con Roma Capitale e nuovo affidatario che abbiamo aperto anche come Usi (e Cgil) si rivedrà il 4 gernnaio, mente insieme alla Cisl abbiamo richiesto intervento della Dtl sul cambio di appalto, e sempre come Usi ci siamo rivolti all’Osservatorio sul Lavoro, come pevisto dalle varie delibere come organo di mediazione”. Così Giuseppe Martelli, segretario romano dell’Usi e presidente dell’Associazione Usicons, uomo di battaglie sindacali, sempre sul campo a difendere le giuste cause dei lavoratori, e profondo conoscitore del groviglio delle situazioni e vicende delle amministrazioni capitoline.

Documento programmatico sui canili Comunali. Bandi, affidamenti diretti e tipologia del servizio

Scriviamo nella presunzione che chi legge possa dedicare attenzione alla vicenda riguardante il canile comunale della Muratella, che ha sostituito lo storico canile di Porta Portese. Il canile è gestito da molti anni dall’AVCPP, un’associazione privata alla quale per molti anni il Comune di Roma ha affidato la gestione della struttura, rinnovando l’incarico dopo ogni scadenza dell’affidamento.

Comprendiamo bene che l’affidamento diretto della gestione di un servizio pubblico come quello della gestione del canile di un Comune importante come quello romano debba avvenire attraverso procedure pubbliche che consentano di scegliere l’offerta ritenuta più vantaggiosa a parità di servizi offerti dai soggetti che abbiano risposto positivamente al bando.

E più in particolare comprendiamo come l’associazione dei volontari del canile di Porta Portese si trovi in una situazione giuridicamente precaria, non essendo stata ancora la sua gestione fondata sulla pubblicazione di un bando conforme agli standard europei e alla vittoria eventualmente conseguita a seguito dell’effettuazione del concorso disciplinato da quel bando.

Detto questo, con altrettanta franchezza, facciamo presente che la responsabilità della mancata pubblicazione del bando per l’assegnazione della gestione del canile ai concorrenti da ritenere più meritevoli, deve attribuirsi al soggetto (il Comune di Roma) che per lunghi anni è venuto meno al suo compito di elaborare e pubblicare il bando di concorso e non del soggetto (l’associazione dei volontari del canile di Porta Portese) che ha fatto periodicamente richiesta di vedersi affidata la gestione.

Ma, tenuta in disparte questa ovvia considerazione, e richiamando l’affermazione precedente relativa al buon fondamento giuridico del Comune di Roma, quando dichiara di voler procedere alla nuova assegnazione della gestione del canile comunale sulla base di una gara che sarà disciplinata da un bando conforme alle discipline europee, debbiamo rappresentare alcune considerazioni a proposito della vicenda della quale si sta parlando.

In primo luogo osserviamo che debbano essere tenute ben distinte le ragioni che fanno notare la debolezza del fondamento in base al quale l’associazione dei volontari del canile di Porta Portese ha gestito fin qui la struttura comunale (Canile di Muratella) della quale stiamo parlando e il merito di tale gestione. A questo  proposito ritengo necessario che il Comune nei modi che vorrà, potrà e dovrà compiere una verifica approfondita sulle forme con le quali il canile è stato gestito e del modo in cui il finanziamento comunale è stato utilizzato per l’effettuazione dei servizi.

Una sommaria ricognizione dei quali mi appare qui necessario presentare: dalla cura del benessere giornaliero degli animali, al contrasto del randagismo mediante la ricognizione dei branchi più numerosi e alla diffusione della cultura  e delle pratiche di sterilizzazione, ai rapporti con la polizia veterinaria, alla promozione, alla gestione e alla verifica delle condizioni necessarie alle adozioni, alla cura e riabilitazione dei cani infortunati per le ragioni più varie, che impone di mantenere rapporti continui con le ASL circonvicine, alla raccolta di fondi (con il ricorso alle tecniche del crow funding) tra i cittadini organizzando manifestazioni destinate a tale raccolta e all’esposizione degli animali nel corso di esse promuovendone l’affidamento a privati, all’educazione dei cani in guisa da prepararli a fungere da animali di compagnia, sia per le persone anziane, sia per i disabili, in particolare per i ciechi, sia per abituare i bambini alla loro compagnia, tutti servizi tendenti ad alimentare e a diffondere l’educazione sociale dei cani (anche attraverso la c.d. pet therapy), che si sta sempre più segnalando come servizio di prima necessità, in una società nella quale aumenta il numero delle persone anziane e il fenomeno della loro solitudine, visto che le relazioni familiari, indipendentemente dalle ragioni, oggettive o soggettive, colpevoli o incolpevoli, del fenomeno, si  rivelano spesso insufficienti a far fronte alle esigenze molteplici alle quali sono chiamate.

Anche se ne parliamo qui per ultimo, non potrà sfuggire a nessun osservatore il fatto che  la prestazione di un così ampio numero di servizi, rifluisce sulla qualità delle persone destinate a prestarli, le quali, il più delle volte, o in ogni caso, sono coloro che si sono “inventati” i servizi che sono necessari a caratterizzare, a dare un volto, a un canile moderno, quale deve essere quello che pretende di porsi al servizio della popolazione di una città moderna, quando fra l’altro quella che si fregi del nome di “Capitale” di un grande paese europeo quale attualmente è l’Italia e in essa la città di Roma.

Si fa presto, a parlare di canile, come se si trattasse di una realtà organizzativa a tutti nota che il solo nome, la sola parola, sarebbe sufficiente a comprendere. In realtà, basta dare uno sguardo al regolamento organizzativo dell’associazione che fino a qui lo ha gestito e all’intreccio degli uffici che, sulla sua base sono stati istituiti e sono attualmente in funzione, per rendersi conto che oltre quella parola esiste una rete organizzativa complicata che è bene conoscere nel dettaglio.  (Segue)

  

 

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