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12 Luglio 2020

Pubblicato il

La Tv spazzatura e le ghigliottine in piazza, di Piero Montanari

di Redazione

Il pesce puzza dalla testa e fa tornare in mente il vecchio ossimoro che dice: "Non sono io ad essere razzista, sei tu che sei rom!"

Leggevo pochi giorni fa il quadro davvero sconcertante che veniva fuori da un report americano riguardo i sentimenti delle popolazioni europee nei confronti delle minoranze in generale, l'Anti – Minority Sentiment, che ci dipinge come tra più ostili degli europei nei confronti di musulmani ma addirittura i più fortemente intolleranti nei confronti dei rom e delle popolazioni legate a questa etnia.
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Ogni giorno assistiamo ad un massacro televisivo senza precedenti, attraverso trasmissioni studiate appositamente per fare leva sulla parte più intestinale della popolazione, con la scusa della cronaca e del dibattito, con piazze italiane inferocite che neanche davanti alla ghigliottina, con ospiti generalmente urlanti, in un dibattito pericoloso e sterile che mai dibattito è, perché ognuno dà sulla voce dell'altro, e si finisce sempre con il non essere d'accordo su nulla ed aver invece ingenerato ulteriore confusione nello spettatore, se non anche incitamento all'odio.

Trasmissioni ormai celebri come La Gabbia di Gianluigi Paragone, Quinta Colonna di Paolo Del Debbio, Dalla vostra parte, condotta da Maurizio Belpietro, tra le più ostinatamente malpanciste, ma anche le più apparentemente 'politically correct' come Piazza Pulita di Corrado Formigli, Ballarò (ora sostituito senza successo da Politics di Gianluca Semprini), Dimartedi e simili, indulgono facilmente a contrapposizioni ostili che da sempre vengono ricercate dagli autori e dai conduttori per fare ascolto.

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Ritengo che un certo approfondimento politico televisivo abbia fatto ormai il suo tempo, dopo aver contribuito a plagiare le coscienze più fragili ed aver indotto inermi casalinghe, placidi pensionati, gente comune, troppo spesso a dover gestire una rabbia per loro inconsueta e magari anche pericolosa.

D'altro canto il filosofo Karl Popper nel suo saggio "Una patente per fare tv" descrive bene questa drammatica deriva televisiva promossa da personaggi non solo senza patente da conduttori, ma con un occhio solo al sensazionalismo più becero, a discapito di qualsiasi logica legata alla qualità, parolaccia da questi aborrita, e che può indurre i più deboli a comportamenti antisociali dei quali abbiamo,sempre più spesso,tragiche testimonianze.

Non aiutano sicuramente il nostro vivere civile le brutte storie di corruzione, come quella di Roma con Mafia Capitale e dei suoi protagonisti, che lucravano a mani basse proprio sui campi rom, argomento principe degli scannatoi televisivi, sempre pronti ad indicare il dito e mai la luna. Come si vede invece, il pesce puzza dalla testa e fa ritornare subito in mente il vecchio ossimoro che dice: " Non sono io ad essere razzista, sei tu che sei rom!"

 
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