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La parola fine

L’accordo Sinner-Wada: un “compromesso storico” dove non vince nessuno

I tre mesi di squalifica, che termineranno il 4 maggio, sanciscono la fine (anticipata) di una querelle che poteva avere strascichi peggiori, ma da cui nessuna delle parti in causa ne esce impeccabile
Di Enrico Salvi
Jannik Sinner
Jannik Sinner (© ATP Tour)

Come un fulmine a ciel sereno, o quasi. Il 15 febbraio si chiude definitivamente il caso Clostebol legata a Jannik Sinner. Senza aspettare il metà aprile, quando era stata fissata l’udienza presso il Tas di Losanna, a cui la WADA, l’Agenzia mondiale antidoping, si era appellata chiedendo uno o due anni.

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Breve recap della vicenda

Il 20 agosto scorso è stato reso noto che Jannik Sinner è stato dichiarato non colpevole rispetto a un’accusa di doping che risaliva al torneo di Indian Wells, a marzo. Questo al termine di un’udienza che si è tenuta presso Sport Resolutions, tribunale indipendente a cui si è appellata l’agenzia internazionale per l’integrità del tennis (ITIA) che ha condotto l‘indagine. Sport Resolutions ha constatato che non c’è stato dolo, confermando la totale estraneità di Sinner.

Durante il torneo californiano il tennista italiano è stato trovato positivo a due test effettuati in data 10 e 18 marzo, al Clostebol, steroide anabolizzante che ha la stessa composizione chimica del testosterone e che spesso viene usato anche per la cura delle abrasioni. Tracce (86 picogrammi per millilitro nel primo test, 76 picogrammi nel secondo) che sono entrate nel corpo di Sinner attraverso i massaggi effettuati durante il torneo dal fisioterapista di Sinner, Giacomo Naldi, che ha usato il Trofodermin, spray contenente il Clostebol. Trofondermin utilizzato da Naldi per curare una propria ferita al mignolo sinistro ma che è entrato nel corpo di Sinner attraverso ferite aperte (probabilmente ai piedi) trattate durante i massaggi.

Un caso di contaminazione (e non somministrazione) spiegato immediatamente dal team legale del tennista, sospeso provvisoriamente due volte (il 4-5 e dal 17 al 20 aprile). Una spiegazione ritenuta credibile, plausibile e veritiera secondo una commissione medica composta da tre medici chiamati a conferire con il tribunale. In virtù di questo e delle quantità effettive di clostebol riscontrate, Sport Resolutions ha stabilito che nel caso non è stata applicata alcuna colpa o negligenza, tuttavia trovando la sostanza nel corpo di Sinner sono stati tolti i punti e il prize money ottenuti nel torneo di Indian Wells.

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L’appello della WADA e l’accordo con il numero 1 del mondo

Trattandosi di una sentenza di un tribunale indipendente, la WADA (agenzia mondiale antidoping), ha esercitato la facoltà di fare appello alla sentenza di assoluzione, ritenendosi insoddisfatta delle spiegazioni fornite. Nel ricorso al TAS di Losanna la WADA ha ritenuto valida sia la “nessuna colpa o negligenza” di Sinner, sia il fatto che non abbia ottenuto alcun vantaggio sportivo dalle due positività al Clostebol, tuttavia a differenza di Sport Resolutions ha ritenuto che Sinner fosse responsabile per la negligenza del suo staff. Da qui la richiesta di un periodo di sospensione tra uno e due anni.

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L’attesa per l’udienza al TAS di Losanna, prevista il 16-17 aprile, è stata così interrotta dall’accordo venuto fuori in queste ore tra la WADA e Sinner. L’Agenzia mondiale antidoping (WADA) ha affermato che Jannik Sinner ha concordato una squalifica di tre mesi. In base ai termini dell’accordo, Sinner sconterà il suo periodo di ineleggibilità dal 9 febbraio al 4 maggio 2025 (con un “credito” dei quattro giorni già scontati in sospensione provvisoria). Così in base all’articolo 10.14.2 del Codice, Sinner può tornare all’attività di allenamento ufficiale dal 13 aprile.

Nel dettaglio del comunicato della WADA, emerge che:

“La WADA accetta la spiegazione dell’atleta per la causa della violazione come delineato nella decisione di primo grado. La WADA accetta che il Sig. Sinner non intendesse imbrogliare e che la sua esposizione al Clostebol non abbia fornito alcun beneficio in termini di miglioramento delle prestazioni e sia avvenuta a sua insaputa come risultato della negligenza dei membri del suo entourage. Tuttavia, ai sensi del Codice e in virtù del precedente del CAS, un atleta è responsabile della negligenza del suo entourage. Sulla base dell’insieme unico di fatti di questo caso, una sospensione di tre mesi è considerata un risultato appropriato. Come affermato in precedenza, la WADA non ha chiesto la squalifica di alcun risultato, salvo quello precedentemente imposto dal tribunale di primo grado. La Federazione Internazionale Tennis e l’Agenzia Internazionale Tennis Integrity, entrambe co-convenute all’appello del CAS della WADA, nessuna delle quali ha fatto ricorso contro la decisione di primo grado, hanno entrambe accettato l’accordo di risoluzione del caso. Alla luce dell’accordo di risoluzione del caso, la WADA ha formalmente ritirato il suo ricorso al TAS.”

Un compromesso storico senza vincitori, ma Sinner può salvare il numero 1

Questi i fatti a cui manca l’ultimo tassello, che condividiamo in sede di analisi: il commento del giocatore. “Questa vicenda mi tormentava da quasi un anno e il processo sarebbe potuto durare ancora a lungo, con una decisione forse solo alla fine dell’anno – si legge nel comunicato – Ho sempre accettato di essere responsabile del mio team e riconosco che le rigide regole della WADA sono una protezione importante per lo sport che amo. Su questa base, ho accettato l’offerta della WADA di risolvere il procedimento con una sanzione di tre mesi”.

Il comunicato di Jannik Sinner sull’accordo con la WADA

Ed è proprio da qui che si potrebbe vedere il bicchiere mezzo pieno. Un bicchiere puramente pragmatico e numerico: tre mesi in cui perderà 1600 punti e 4 tornei 1000 (6 in totale), però con la possibilità di salvaguardare il numero 1 al mondo dato l’enorme margine di vantaggio sulla concorrenza e tornare a giocare in tempo per gli Internazionali d’Italia e per gli Slam.

Però le buone notizie sono finite qui, per un compromesso storico tra l’agenzia mondiale antidoping e il numero 1 del tennis che alla fine non lascia vincitori ma solo vinti, in primis la WADA e il sistema dell’antidoping in generale. Perché un giocatore è stato squalificato per avere nel proprio corpo sì una sostanza proibita, ma in una quantità, infinitesimale, che non ha migliorato le sue prestazioni (tra l’altro nel torneo “incriminato”, Indian Wells è arrivato in semifinale, uno dei risultati “peggiori” di un 2024 da record) ed è entrato nel suo corpo in maniera del tutto inconsapevole e accidentale, attraverso uno spray che il fisioterapista ha utilizzato per curare una propria ferita.

Un processo che, seppure in un primo momento tenuto all’oscuro dall’opinione pubblica, nelle sue 33 pagine di sentenza ha scagionato il giocatore in toto (pur sanzionandolo nel torneo in cui è stato effettuato il test), lo ha fatto spiegando tutto (persino dove e quando è stato acquistato il farmaco) e venendo giudicato da un tribunale indipendente e da una commissione medica composta da medici che non sapevano dell’identità della persona accusata, per non avere influenze di alcun tipo.

Allora la WADA ha cercato di “vederci chiaro” insistendo sul concetto della responsabilità del giocatore anche rispetto al proprio staff, affermando fino a pochi giorni fa che stava insistendo per ottenere un anno o due di squalifica salvo poi lavorare sottotraccia per trovare l’accordo salomonico di tre mesi. Un accordo evidentemente al ribasso per l’agenzia, non avendo concreti motivi per portare fino in fondo la questione con possibilità di vittoria. Non è un caso che Sandro Donati, l’ex allenatore di Alex Schwazer, in queste ore si è espresso rimarcando come la WADA, minata da vari scandali negli ultimi anni (da Schwazer ai nuotatori cinesi con relativo ritiro dei fondi USA, passando per il doping di Stato russo) era in grande imbarazzo e in una situazione contraddittoria considerando i precedenti. E così ha “abbaiato” per salvare la propria posizione e trovare un accordo “Sulla base dell’insieme unico di fatti di questo caso”.

Una situazione che Jannik Sinner ha cercato immediatamente di chiarire nelle sedi competenti ma che si è trascinata dopo aver fatto tutto quello che poteva (anche terminare il rapporto di lavoro con le persone del suo staff coinvolte, Ferrara e Naldi), trovandosi poi catapultato nella gogna mediatica, criticato da molteplici colleghi, e nonostante ciò continuando a giocare e soprattutto dominare in campo senza proferire mai una parola fuori posto. Ora, per salvaguardare una stagione, con il rischio di portarsi dietro almeno fino a fine anno questa spada di Damocle, come detto nel comunicato, si è trovato costretto ad accettare di scendere a dei compromessi. Seppur sia una scelta pragmatica, non può uscire nemmeno lui vincitore, perché anche un solo giorno di squalifica avrebbe rappresentato una sconfitta, in primis per la persona che Sinner è. Ora avrà tre mesi di tempo per ingoiare questo boccone amarissimo e mettere alle spalle definitivamente la vicenda per tornare in campo più forte di prima, visto che nell’ultimo anno e mezzo l’unica vera sconfitta non gli è stata inflitta da nessun avversario in campo, ma solo da un sistema, anche politico, più grande (e più confuso) anche di un numero 1 del mondo.

 
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Sport

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