Lago di Giulianello, l’oasi naturale di Artena “incastonata” nella provincia di Latina

Il lago di Giulianello è un’exclave di Artena nella provincia di Latina: un’oasi naturale nata dall’incontro fra Vulcano Laziale e Monti Lepini
Di Federico Roia
Lago di Giulianello (Cori)
Lago di Giulianello (Cori)

Il lago di Giulianello (Cori), conosciuto anche come lago La Torre, è uno degli angoli meno frequentati e più singolari del Lazio. Si trova in un paesaggio rurale rimasto lontano dai grandi flussi turistici e custodisce una storia che intreccia geologia, confini amministrativi e mineralogia. Il punto di partenza per comprenderne l’origine è il Vulcano Laziale, la grande struttura vulcanica che per centinaia di migliaia di anni ha modellato una parte considerevole del territorio regionale.

L’attività del complesso vulcanico ha prodotto paesaggi molto differenti, lasciando depositi e formazioni ancora oggi riconoscibili. Proprio lungo il margine meridionale di quest’area si è formato il bacino di Giulianello, nel punto di incontro fra i materiali provenienti dalle antiche eruzioni e le strutture calcaree dei Monti Lepini.

Un pezzo di Artena separato dal resto del Comune

Il lago presenta una particolarità amministrativa che emerge immediatamente osservando la carta geografica del Lazio. Lo specchio d’acqua ricade sotto la giurisdizione del Comune di Artena e, di conseguenza, della Città Metropolitana di Roma Capitale, pur trovandosi completamente separato dal resto del territorio comunale.

Il bacino costituisce infatti un’exclave, una piccola isola amministrativa appartenente ad Artena e incastonata nella provincia di Latina. È circondato dal territorio del Comune di Cori e si trova a poca distanza dai confini di Velletri. Una configurazione rara, che rende il lago interessante anche dal punto di vista geografico e politico-amministrativo.

Le dimensioni del lago La Torre

Il lago di Giulianello si trova a circa 235 metri di altitudine e raggiunge una profondità massima vicina ai dieci metri. Il diametro varia fra i 300 e i 350 metri lungo l’asse minore e fra i 450 e i 500 metri lungo quello maggiore. Il perimetro complessivo misura circa un chilometro e mezzo.

Le sue dimensioni contenute contribuiscono a creare un ambiente raccolto, delimitato dalla vegetazione e dai terreni agricoli. Il paesaggio conserva un carattere appartato, valorizzato dall’assenza di strade trafficate sulle sponde e dalla presenza di sentieri percorribili a piedi.

Come si è formato il lago di Giulianello

La nascita del bacino è collegata alla linea di contatto fra i prodotti eruttivi del Vulcano Laziale e le rocce calcaree dei Monti Lepini. La sua formazione, però, non deriva dall’esplosione o dallo sprofondamento di un cratere.

Durante la prima grande fase eruttiva del Vulcano Laziale, collocata approssimativamente fra 600.000 e 355.000 anni fa, imponenti colate piroclastiche raggiunsero i piedi dei rilievi lepini. I materiali vulcanici finirono per ostacolare il naturale deflusso delle acque, creando una sorta di diga.

La ridotta permeabilità dei depositi di tufo favorì l’accumulo delle acque superficiali e di quelle provenienti dalle falde sotterranee. Il lago continua ancora oggi a essere alimentato da diverse sorgenti, che contribuiscono alla conservazione dello specchio d’acqua e del suo ecosistema.

Biotite del Madagascar, foto di Gioele Pelizzari

Biotite, augite e leucite nei tufi attorno al bacino

I terreni vicini alle rive conservano numerosi minerali legati all’attività del Vulcano Laziale. Questi elementi sono racchiusi soprattutto nei banchi di tufo presenti nella zona e permettono di leggere una parte della lunga storia geologica del territorio.

Fra i minerali più appariscenti compare la biotite, appartenente alla famiglia delle miche. Si presenta sotto forma di sottili e fragili lamelle nere e lucide, capaci di assumere riflessi dorati quando vengono colpite dalla luce.

Accanto alla biotite si possono trovare cristalli scuri di augite e cristalli biancastri di leucite, riconoscibili per la loro caratteristica forma approssimativamente sferica. Completano il quadro gli xenoliti calcarei, frammenti di roccia sedimentaria sottratti al basamento dei Lepini durante la risalita del magma ad alta temperatura.

Questi frammenti subirono un intenso processo di metamorfismo, generando particolari associazioni mineralogiche rimaste incastonate nelle rocce vulcaniche.

Una passeggiata nel silenzio della campagna laziale

Raggiungere il lago richiede un breve percorso a piedi. L’auto deve essere lasciata a circa un chilometro e mezzo di distanza, nei pressi della strada provinciale Velletri-Cori, per poi proseguire lungo un sentiero esclusivamente pedonale.

Il cammino accompagna gradualmente verso un ambiente dominato dalla campagna, dalla vegetazione e dal silenzio. Una volta arrivati sulle rive, i rumori della viabilità restano lontani e il lago appare come una piccola oasi naturale, ideale per una passeggiata lenta e per osservare da vicino un paesaggio nato dall’incontro fra la storia del Vulcano Laziale e quella dei Monti Lepini.

 
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Ambiente

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