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Lascia i figli all’asilo della Magliana e viene freddato da 4 colpi. Condannati killer e mandanti dell’omicidio di Andrea Gioacchini

Un elementare desiderio di supremazia criminale nel quartiere della Magliana, ha portato all'omicidio di Andrea Gioacchini
Di Alessandra Monti
Gazzella dei Carabinieri
Gazzella dei Carabinieri (Immagine di repertorio)

Andrea Gioacchini, un 34enne romano noto con l’appellativo di ‘Barbetta’ nei ristretti giri della mala capitolina, fu tragico protagonista di una mattina che la città non dimenticherà. Era il 10 gennaio 2019 quando Andrea, sdraiato sull’asfalto vicino all’asilo dei suoi figli, svanì sotto i quattro colpi di pistola che lo colpirono.

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I tragici fatti si sono svolti a una manciata di metri dall’asilo della Magliana, dove Andrea aveva appena lasciato i suoi figli. Con lui, in auto, c’era la moglie, rimasta fortunatamente solo lievemente ferita. Il mandato del feretro, che si muoveva inutile tra le stradine della periferia romana, era solo il prologo di una scia di sangue che avrebbe coinvolto Roma per tutta l’anno.

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Il quadro si delinea

Due figure sinistre dietro il delitto: Ugo di Giovanni ed Emiliano Sollazzo. A loro si imputa la pianificazione dell’omicidio, oltre alla fornitura dello scooter e dell’arma usati dal killer. Per questi fatti, ieri è arrivata la sentenza: 30 anni di reclusione per ciascuno dei due.

Meno dura la condanna per Fabrizio Olivani, giudicato esecutore materiale del delitto, a cui sono stati assegnati 20 anni. A lui, il tribunale ha riconosciuto le attenuanti.

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Un aspetto rilevante della sentenza è l’aggravante del ‘metodo mafioso’, un elemento che ha posto il delitto nel contesto più ampio di quella guerra di clan che, pochi mesi dopo, avrebbe portato alla morte di Fabrizio Piscitelli, alias ‘Diabolik’.

Finzioni mafiose

Un elementare desiderio di supremazia criminale nel quartiere della Magliana ha portato ai tragici eventi del 10 Gennaio. Uno schema da B-movie hollywoodiano, interpretato però in una triste realtà romana da autori come Ugo Di Giovanni, Emiliano Sollazzo e, ovviamente, Fabrizio Olivani. Un trio di nomi che la giustizia, e ora anche l’opinione pubblica, ha associato indissolubilmente al delitto.

Una mano preziosa nello svelare la trama dell’omicidio è arrivata da alcuni collaboratori di giustizia, che hanno descritto in dettaglio il panorama criminale della Capitale negli ultimi anni e che con coraggio hanno inchiodato Fabrizio Olivani come esecutore del delitto.

Un movente tragico

Un evidente desiderio di potere ha sconvolto l’apparente tranquillità della mala romana. Secondo la testimonianza dei collaboratori, Ugo Di Giovanni voleva far fuori un ‘avversario’ scomodo per facilitare la sua ascesa criminale. Non è bastato nulla per scatenare questo insano desiderio. Avrebbe potuto essere un diverbio per un debito non pagato, una qualsiasi banalità, ma il movente era il potere. E il tragico risultato sono stati i colpi di pistola che hanno stroncato la vita di Gioacchini, sotto gli occhi inermi della moglie.

 
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Cronaca

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