Domani, 30 giugno 2025, la città di Latina tornerà simbolicamente al punto zero della propria esistenza urbana: piazza del Quadrato. Alle 12 in punto, davanti al Monumento al Bonificatore, si celebrerà il 93° anniversario della posa della prima pietra. Un gesto semplice, eppure fondativo, che nel 1932 ha dato l’avvio a una delle più giovani città italiane. E che ancora oggi richiama la memoria di un processo collettivo straordinario, quello della bonifica delle paludi pontine.
Alle 11.45 è previsto il raduno di cittadini e autorità. Un momento sobrio, come lo sono spesso le cerimonie radicate in una memoria condivisa che parla di lavoro, trasformazione e resilienza. Alle 12, la deposizione della corona al monumento sarà il cuore della commemorazione, seguita dall’intervento del sindaco Matilde Celentano.
Non sarà solo un atto istituzionale, ma anche un’occasione per riflettere — senza retorica — su cosa significhi, oggi, fare memoria di un’operazione urbanistica, ambientale e sociale di scala epocale.
Latina: città progettata, città costruita, città cercata
Latina, nata come Littoria durante il Ventennio, è oggi qualcosa di molto diverso da quell’origine ideologica. Ma continua a essere una città fortemente connotata dal suo atto fondativo: una città nata “ex nihilo”, letteralmente dalle acque stagnanti e dalle mani dei bonificatori.
Le terre dove oggi si cammina, si studia, si lavora e si vive erano, fino agli anni ’30, uno scenario inospitale di malaria e isolamento. La bonifica integrale delle paludi pontine fu prima di tutto un’impresa ingegneristica e agraria. Ma, allo stesso tempo, fu anche un’operazione sociale che mobilitò migliaia di persone: manodopera specializzata, famiglie contadine, operai, tecnici, agronomi. Gente che arrivava da tutta Italia, attratta dalla promessa di una terra nuova, fertile, risanata.
E il Monumento al Bonificatore, davanti al quale si riuniranno le autorità e i cittadini, non è una semplice statua. È il punto d’incontro simbolico tra la fatica di quegli uomini e la nascita di una nuova identità territoriale.
Piazza del Quadrato: da epicentro urbanistico a luogo di memoria
Non è casuale che la cerimonia si tenga proprio lì, in piazza del Quadrato. Si tratta del primo spazio pubblico costruito nella nuova città, quando ancora il tracciato urbano era fatto di cantieri, gru e polvere. Oggi quella piazza è un nodo della memoria civica di Latina. È uno di quei luoghi in cui la forma della città racconta ancora — in filigrana — la sua funzione originaria: essere un modello razionale di insediamento moderno, pensato attorno all’efficienza, alla funzionalità e alla visione utopica del progresso.
Nel tempo, la città si è trasformata. Il tessuto urbano si è espanso, le contraddizioni si sono stratificate. Ma quella piazza è rimasta, ed è giusto che sia ancora il cuore delle commemorazioni civili. Non tanto per celebrare un passato idealizzato, ma per ricordare da dove si è partiti e interrogarsi sul senso di comunità oggi.
Il peso del lavoro nella fondazione di una città
La celebrazione della posa della prima pietra ha un valore che va oltre l’anniversario. È un momento in cui si riconosce, anche se solo per pochi minuti, che una città non nasce da un atto astratto. Latina è nata dal lavoro. Dalla fatica fisica e materiale di uomini che hanno sfidato la natura, in condizioni sanitarie spesso drammatiche, per rendere possibile l’abitabilità di quelle terre.
Il “Bonificatore”, con la sua iconografia severa ma concreta, è il volto collettivo di una generazione che ha reso abitabile l’inabitabile. Ricordarlo oggi significa tenere viva la consapevolezza che le città sono sempre il frutto di una somma di sforzi. E che ogni nuovo quartiere, ogni opera pubblica, ogni spazio urbano deve in qualche modo fare i conti con questa origine.
Oltre la cerimonia: identità e futuro
Latina è una città ancora giovane, nel senso profondo del termine. Ha meno di un secolo di storia alle spalle, ma porta con sé una stratificazione complessa: origini fasciste, trasformazioni repubblicane, sviluppo agricolo e poi industriale, migrazioni interne e nuovi insediamenti.
Partecipare alla cerimonia del 30 giugno non è solo un atto di omaggio al passato. È anche un modo per chiedersi che città vuole essere Latina nei prossimi anni. Come coniugare la memoria con l’innovazione? Come preservare la qualità urbana senza dimenticare il senso originario di una città progettata per l’uomo e per la terra?
Nel 1932 fu posta una pietra. Da lì è nata una città. Oggi, 93 anni dopo, quella pietra non è più visibile, forse è coperta da strati di asfalto e tempo. Ma è ancora lì sotto, come fondamento simbolico di tutto ciò che è venuto dopo. E ogni volta che la si ricorda, si rinnova una promessa: costruire non solo edifici, ma senso. Non solo strade, ma comunità.