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13 Luglio 2020

Pubblicato il

Latina e Frosinone faranno parte della Campania? E’ polemica

di Redazione

Proposta di legge dei senatori PD Morassut e Ranucci: insorgono i sindaci di Latina e Frosinone

La proposta è destinata a fare rumore, o meglio polemiche a non finire. Del resto si tratterebbe di un provvedimento epocale, con potenziali conseguenze politiche, economiche e sociali di enorme portata, qualunque sia il punto di vista sulla questione. I senatori Morassut e Raffaele Ranucci hanno presentato nella giornata di ieri alla Camera una proposta di legge costituzionale che prevede il riordino delle regioni italiane. Tra i provvedimenti rientra anche l'accorpamento delle province di Latina e Frosinone alla Campania, per andare a formare la nuova macro regione Tirrenica. La proposta affronta la revisione dell’articolo 131 della Costituzione e mira a ridurre le regioni d'Italia da 20 a 12, attribuendo peraltro alla città di Roma uno status speciale di regione autonoma.

Inutile sottolineare il fatto che sia nato un grande dibattito su una questione così delicata, che peraltro comporterebbe la fine della Regione Lazio, dal momento che oltre ai casi di Latina, Frosinone e Roma, le province di Viterbo e Rieti andrebbero a far parte rispettivamente della macro Regione Appenninica e Adriatica. In prima linea contro la proposta dei senatori Pd il sindaco di Latina, Giovanni Di Giorgi, che è anche vicepresidente dell'Anci. "Trovo davvero singolare e priva di fondate – attacca in un comunicato il primo cittadino del capoluogo pontino –  ragioni la proposta di riordino delle Regioni avanzata dai senatori Morassut e Ranucci. Si tratta di un’altra iniziativa velleitaria che, dietro la finta maschera  della spending review, rischia di creare nuova confusione e incertezza in termini di competenze e attribuzioni come è già avvenuto per la riforma della Province".

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"Il tema del riordino e riassetto del territorio – continua Di Giorgi – è certamente interessante e di notevole importanza per disegnare il nuovo quadro istituzionale verso cui deve tendere il Paese nella prospettiva di modernizzazione e crescita. Ma ogni passo va ragionato e ben studiato senza abbandonarsi a demagogiche proposte di tagli indiscriminati, che potrebbero creare seri danni alle popolazioni sotto tanti punti di vista. La proposta di accorpare Latina e Frosinone ad una ipotetica macro regione campana è un esempio di quanto inconsistenti possano essere proposte di riforma lontane da logiche concrete di rinnovamento, un progetto assurdo che non ha alcuna aderenza con la realtà".

"Su questo terreno come Anci nazionale, dietro la spinta del presidente Fassino, stiamo da tempo lavorando – conclude la nota – per portare sui tavoli del Governo preziosi elementi di valutazione per procedere ad un riassetto istituzionale del Paese che possa portare a vantaggi reali per tutti, consentendo ad ogni territorio di poter valorizzare al massimo le proprie potenzialità".

Va giù duro anche il sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani: "Tale proposta sconclusionata – ha affermato – è l’immagine più evidente della pochezza del livello propositivo della classe dirigente parlamentare dei nostri tempi. Per far ripartire i consumi e la crescita delle industrie, del commercio e del territorio sono necessarie ricette concrete e adeguate. Portare fuori Frosinone e Latina dall’area metropolitana romana significherebbe aggravare ulteriormente la depressione economica e sociale dei nostri territori".

I senatori Morassut e Ranucci hanno replicato, difendendo la proposta da loro presentata: "Non è solo una riduzione – spiegano – ma di una semplificazione dell’ordinamento delle regioni, che negli ultimi tempi hanno mostrato molti limiti, anche con casi di corruzione e degenerazione morale. Semplificazione e efficienza significano minori articolazioni, minori stazioni appaltanti, riduzione di centri di spesa e quindi risparmi".

"Ci siamo ispirati – dichiarano i senatori del PD – a criteri culturali ed economici. Vogliamo ridisegnare un’Italia più compatta e competitiva anche a livello europeo. Non si parla di cancellazione ma di nuovi confini".

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