Lazio 0-2 Inter, Coppa Italia nerazzurra: autogol di Marusic e Lautaro piegano Sarri

Inter batte Lazio e vince la decima Coppa Italia: autogol di Marusic, gol di Lautaro e biancocelesti mai davvero in partita
Di Simone Fabi
Lazio 0-2 Inter Coppa Italia

L’Inter batte la Lazio, conquista la decima Coppa Italia della sua storia e completa il Doblete nazionale con una finale dominata nei momenti decisivi. I biancocelesti, guidati in panchina da Ianni per la squalifica di Maurizio Sarri, pagano un avvio fragile, un autogol di Marusic e il raddoppio di Lautaro Martinez, arrivato dopo un errore pesante di Nuno Tavares.

Coppa Italia all’Inter, la Lazio cade ancora contro i nerazzurri

La finale consegna all’Inter un trofeo dal forte valore simbolico. Un anno dopo lo scudetto perso anche a causa della Lazio, i nerazzurri chiudono il cerchio sul piano italiano e mettono in bacheca un’altra Coppa Italia, la decima. La Champions appartiene a un’altra storia, con altri pesi e altre attese. In Italia, però, la squadra di Cristian Chivu ha saputo rimettere ordine alla propria stagione nel momento più delicato, ritrovando lucidità, forza fisica e una capacità offensiva che le avversarie non sono riuscite più a contenere.

Per la Lazio resta una serata amara. Non solo per il risultato, ma per la sensazione di inferiorità maturata lungo quasi tutta la gara. La squadra di Sarri non riesce a dare continuità alla propria manovra, soffre sulle fasce, fatica a uscire pulita dalla prima pressione e lascia all’Inter il controllo della partita. Il dato più evidente è tecnico, ancora prima che emotivo: i nerazzurri interpretano meglio spazi, ritmo e seconde palle.

Marusic nella propria porta, l’episodio che indirizza la finale

Il vantaggio dell’Inter nasce da calcio d’angolo, una situazione preparata e sfruttata con grande qualità. Dimarco mette in area un pallone teso, velenoso, capace di creare disordine nella difesa laziale. Thuram salta, sfiora la sfera e manda fuori tempo Marusic, che devia di testa nella propria porta. È un autogol che pesa sul piano del risultato, ma racconta anche l’inizio complicato della Lazio.

I biancocelesti appaiono subito bassi, prudenti, poco reattivi nei corridoi laterali. Il 3-5-2 dell’Inter allarga il campo, cambia lato con continuità e obbliga gli esterni laziali a correre all’indietro. In quel tipo di partita, la squadra di Sarri avrebbe bisogno di uscire con precisione dal palleggio. La regia affidata a Patric, adattato in quella zona del campo, non produce però il ritmo necessario. La Lazio resta spesso bloccata nella propria metà campo e concede all’Inter la possibilità di gestire tempi e distanze.

Lautaro supera Boninsegna: il gol numero 175 chiude la gara

Il raddoppio arriva da una lettura feroce di Dumfries, spinto dalla panchina ad aggredire Nuno Tavares. L’olandese ruba palla, entra nello spazio e serve Lautaro Martinez, che davanti alla porta non sbaglia. Per l’argentino è una rete pesante: il gol numero 175 con la maglia dell’Inter, quello che gli permette di superare Boninsegna e salire al terzo posto nella classifica dei marcatori nerazzurri di ogni tempo.

Quel momento chiude di fatto la finale. La Lazio accusa il colpo, l’Inter abbassa solo in parte l’intensità e continua a muovere il possesso con sicurezza. Sucic, chiamato a sostituire Calhanoglu, dà ordine; Zielinski lavora da mezzala con intelligenza; Bastoni e Bisseck, pur ammoniti presto, riescono spesso a interrompere sul nascere i tentativi di ripartenza biancocelesti.

Lazio senza ritmo, Sarri prova a cambiare ma la reazione arriva tardi

Nella ripresa Sarri prova a rimettere energia e idee dentro la partita. Rovella non ha i novanta minuti nelle gambe, ma il suo ingresso dà più verticalità alla costruzione. Lazzari e Dia aggiungono movimento e presenza offensiva. Proprio Dia costruisce le occasioni più nitide della Lazio: prima costringe Martinez a una parata in uscita con il volto, poi prova ancora di testa, senza riuscire a riaprire davvero la finale.

Sono segnali, non una svolta. La Lazio migliora nel palleggio, guadagna qualche metro, ma non dà mai la sensazione di poter mettere in discussione il controllo nerazzurro. La distanza resta visibile nella gestione delle fasi decisive: l’Inter sa quando rallentare, quando forzare, quando abbassare il rischio. I biancocelesti, invece, cercano una scossa tecnica dai cambi, senza trovare continuità negli ultimi metri.

Chivu firma il Doblete, per la Lazio resta l’urgenza di ripartire

Per Cristian Chivu questa Coppa Italia vale molto più di una serata di festa. Alla prima stagione intera da allenatore, il tecnico conquista campionato e coppa nazionale, un Doblete che sul campo all’Inter era riuscito solo nel 2010, l’anno del Triplete di Mourinho. Il paragone resta inevitabile per la storia del club, anche se ogni epoca ha il proprio contesto. Questa Inter ha mostrato solidità, fame e una produzione offensiva notevole: 115 reti in 52 gare considerando anche il Mondiale per club iniziato con Chivu in panchina.

Per la Lazio, invece, la finale apre riflessioni profonde. Il problema non riguarda soltanto la sconfitta, ma il modo in cui è maturata. La squadra non batte l’Inter dall’agosto 2023 e sotto la gestione Sarri questa distanza si è ampliata. La struttura di gioco, quando trova avversari capaci di pressare con aggressività e cambiare fronte con rapidità, rischia di diventare rigida. La Supercoppa offrirà un’altra occasione per misurarsi con i nerazzurri, ma serviranno ritmo, coraggio e soluzioni più varie.

 
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