Lazio, farmaci a pagamento per molti pazienti: le nuove regole che stanno facendo discutere

Una denuncia politica che riapre il tema dell’accesso alle cure e delle regole con cui le Regioni applicano, nella pratica quotidiana, le indicazioni nazionali
Di Simone Fabi
farmacia comunale di roma
Farmacia Comunale di Roma

Dal 1° febbraio, secondo il consigliere regionale di Azione Alessio D’Amato, nel Lazio alcuni farmaci di uso frequente sarebbero diventati “di fatto” più spesso a carico dei cittadini a causa di nuovi vincoli prescrittivi che interpretano in modo restrittivo le indicazioni Aifa.

Nel mirino finiscono Normix e Lansoprazolo, con pazienti che segnalano ricette più complesse e maggiore probabilità di dover pagare di tasca propria. Una denuncia politica che riapre il tema dell’accesso alle cure e delle regole con cui le Regioni applicano, nella pratica quotidiana, le indicazioni nazionali.

Normix e Lansoprazolo: cosa contestano i pazienti secondo D’Amato

D’Amato riferisce di “molte segnalazioni” ricevute in questi giorni da pazienti preoccupati: l’effetto sarebbe un aumento della spesa personale, perché le prescrizioni rimborsate dal Servizio sanitario risulterebbero più vincolate. Il consigliere parla di “scelte restrittive della Regione” e di un meccanismo che trasferisce costi e responsabilità sulle famiglie, con un impatto maggiore sulle persone fragili, che rischiano di rinunciare alle terapie.

Il tema si innesta su un contesto già sensibile: l’appropriatezza prescrittiva e le condizioni che consentono la rimborsabilità a carico del SSN vengono periodicamente aggiornate da Aifa, con note e indicazioni che puntano a evitare uso improprio e cronicizzazioni non motivate.

Indicazioni Aifa e interpretazioni regionali: il nodo delle regole in ricetta

Per gli inibitori di pompa protonica (IPP), categoria che include il lansoprazolo, Aifa ha introdotto una nuova Nota che disciplina le condizioni di prescrivibilità a carico del SSN e aggiorna i criteri di uso appropriato, con attenzione anche alle terapie prolungate.

È su questo punto che si concentra l’accusa di D’Amato: l’interpretazione “in senso restrittivo” di tali indicazioni, applicata con vincoli aggiuntivi o letture più rigide, produrrebbe un risultato pratico immediato, cioè più ricette non rimborsate e maggiori pagamenti al banco.

L’aspetto che preoccupa medici e pazienti è la ricaduta operativa: se il perimetro rimborsabile si restringe nella compilazione delle impegnative, il costo si sposta sul cittadino, anche quando il farmaco è percepito come “abituale” nel percorso di cura.

“Accanimento” e rischio rinuncia alle cure: l’attacco politico in Consiglio regionale

Nelle parole del consigliere di Azione c’è anche un riferimento a un precedente recente: la modifica della validità delle prescrizioni per visite ed esami introdotta dalla Regione dal 1° febbraio, con scadenze diverse in base alla classe di priorità. Una scelta che, nelle intenzioni dell’amministrazione, mira ad allineare la prenotazione ai tempi clinici indicati dal medico.

D’Amato però la legge come un ulteriore irrigidimento che complica la vita ai pazienti e, sommato ai vincoli sui farmaci, alimenta un clima di incertezza. La conseguenza evocata è chiara: più difficoltà nell’accesso, più spesa privata, più rinunce, con disuguaglianze che crescono proprio dove il reddito o la fragilità clinica rendono ogni euro decisivo.

Le reazioni attese: chiarimenti, verifiche e trasparenza sui criteri applicati

Sul piano istituzionale, lo snodo ora è la richiesta implicita di trasparenza: quali sarebbero, nel dettaglio, i “nuovi vincoli” contestati e come vengono applicati nei sistemi prescrittivi, negli ambulatori e nelle farmacie. Da un lato la Regione potrebbe rivendicare la necessità di appropriatezza e sostenibilità, dall’altro l’opposizione chiede di verificare se l’applicazione concreta finisca per penalizzare pazienti che seguono terapie indicate dal medico.

Nel frattempo, le segnalazioni citate da D’Amato raccontano un disagio che, al di là della dialettica politica, ha un punto fermo: quando cambiano le regole, serve una comunicazione chiara ai cittadini e strumenti semplici per non interrompere i percorsi di cura.

 
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