Lazio in finale di Coppa Italia: Motta eroe ai rigori, Atalanta battuta 3-2

La Lazio elimina l’Atalanta ai rigori dopo l’1-1 di Bergamo e conquista la finale di Coppa Italia del 13 maggio a Roma contro l’Inter
Di Luigi Sette
Atalanta -Lazio, Coppa Italia

La Lazio si prende la notte che può cambiare il volto della sua stagione, piega l’Atalanta ai rigori dopo un ritorno densissimo di tensione e conquista la finale di Coppa Italia del 13 maggio a Roma contro l’Inter. A Bergamo finisce 1-1 dopo 120 minuti, come se nessuna delle due fosse davvero disposta a lasciare il passo; poi dal dischetto sale in cattedra Motta, ventun anni, portiere di riserva fino a poche ore fa comprimario e all’improvviso uomo copertina di una qualificazione pesantissima.

Lazio-Atalanta, la semifinale che vale molto più di una finale anticipata

Non era soltanto una semifinale. Per la Lazio, che in campionato ha vissuto settimane complicate e si è ritrovata spesso a rincorrere, questa partita aveva il peso di una porta spalancata su un finale di stagione diverso. La Coppa Italia diventa adesso una via concreta per dare spessore all’annata, rilanciare il gruppo e presentarsi all’ultimo atto con un obiettivo reale, in una fase in cui ogni margine in Serie A appare più stretto. L’accesso alla finale significa anche prestigio, incasso, visibilità e la possibilità di restituire slancio a un ambiente che soltanto poche settimane fa sembrava impigliato in dubbi, contestazioni e frenate tecniche.

La sfida aveva già detto molto all’andata, con il 2-2 dell’Olimpico che aveva lasciato aperto qualsiasi scenario. A Bergamo, però, il copione è stato ancora più carico. La Lazio ha accettato di soffrire, ha abbassato il baricentro per lunghi tratti, ha scelto di difendersi con ordine e poi di cercare campo in ripartenza. È stata una gara nervosa, spigolosa, piena di contatti e proteste, con il sospetto costante che un episodio potesse spostare tutto da una parte o dall’altra.

Il gol annullato, le proteste e il finale impazzito a Bergamo

Il momento che più di ogni altro ha acceso la serata arriva nella ripresa, quando Ederson trova la rete che sembrava indirizzare la semifinale verso l’Atalanta. Il Var però richiama l’attenzione su un fallo di Krstovic su Motta e il gol viene cancellato dopo una lunga revisione. È la svolta che manda su tutte le furie la panchina nerazzurra e che rende ancora più incandescenti gli ultimi minuti regolamentari. Lì la partita smette quasi di avere una forma ordinata e diventa un corpo a corpo continuo, con nervi tesi e una percezione crescente del rischio.

Quando Romagnoli trova il vantaggio laziale all’84’, sembra il colpo decisivo. L’Atalanta però non esce dalla partita e reagisce subito, rimettendo tutto in equilibrio con Pasalic appena due minuti più tardi, complice una deviazione che sorprende Motta. È un finale selvaggio, nel quale ogni pallone pesa il doppio. E proprio lì il giovane portiere biancoceleste firma il suo primo vero capolavoro della notte: al 95’ vola su un colpo di testa di Scamacca destinato all’angolo e lo accompagna sul palo, tenendo viva la Lazio quando il pubblico di Bergamo stava già preparando l’urlo.

Motta, Sarri e una Lazio che si rimette in piedi nel momento più duro

Ai supplementari l’Atalanta dà l’impressione di avere più energia, attacca con insistenza e trova anche il gol con Raspadori, cancellato però per fuorigioco. La Lazio, invece, stringe i denti, accetta di restare bassa e aspetta il momento dei rigori senza mai spezzarsi davvero. È qui che si vede la crescita della squadra di Sarri, capace di reggere il peso psicologico della serata pur arrivando da mesi complessi, segnati da risultati altalenanti e da un ambiente spesso nervoso. Nelle ultime settimane, però, i biancocelesti avevano già mostrato segnali forti con i successi contro Milan, Bologna e Napoli. Questa semifinale conferma che la squadra ha ritrovato struttura, convinzione e una gerarchia emotiva più solida.

Poi arrivano i rigori, il luogo dove il calcio cancella quasi tutto e lascia spazio solo al sangue freddo. Motta diventa il padrone assoluto della scena, para quattro conclusioni e consegna alla Lazio una qualificazione che vale tantissimo. Non è soltanto una serata personale memorabile per un ragazzo di 21 anni. È il simbolo di un gruppo che ha trovato risposte dove forse nemmeno lui si aspettava di averle così presto. In tribuna esulta Lotito, in campo esplode una squadra che ora vede l’Inter all’orizzonte e sa di essersi guadagnata una possibilità enorme: giocarsi un trofeo a Roma, in gara secca, con il sapore delle grandi occasioni.

 
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