Lazio, nasce il Servizio di Psicologia Scolastica: legge approvata all’unanimità, ascolto stabile per studenti e scuole

Di Lina Gelsi
Classe di liceo di scuola
Alunni nell'aula scolastica

Il Consiglio regionale del Lazio ha approvato all’unanimità la legge che istituisce il Servizio di Psicologia Scolastica nelle scuole della regione, con l’obiettivo di rendere strutturale il supporto psicologico negli istituti che sceglieranno di attivarlo, nel rispetto dell’autonomia scolastica.

Il via libera, arrivato in Aula alla Pisana, viene presentato dai promotori come un passo concreto per riconoscere la salute mentale come parte dei diritti degli studenti e rafforzare la prevenzione del disagio giovanile.

Psicologo a scuola nel Lazio: cosa cambia con la nuova legge regionale

L’idea di fondo è superare la logica degli interventi “a progetto” e puntare su una presenza più continuativa, capace di intercettare segnali di malessere prima che diventino emergenza. Secondo quanto comunicato dai proponenti, lo psicologo scolastico viene pensato come risorsa professionale a disposizione delle scuole che vorranno avvalersene, con un’azione di ascolto, orientamento e supporto che non sostituisce i servizi sanitari ma può favorire un aggancio tempestivo quando serve.

Prevenzione del disagio giovanile: depressione, isolamento, senso di inadeguatezza

Nel dibattito politico che ha accompagnato l’approvazione, la parola chiave è prevenzione: rendere più facile chiedere aiuto dentro il luogo dove ragazze e ragazzi passano gran parte della giornata. Nelle dichiarazioni diffuse, la consigliera regionale Marika Rotondi sottolinea l’esigenza di “ascoltare” e riconoscere segnali collegati a fragilità individuali che possono sfociare in stati depressivi, autoisolamento e percezioni di inadeguatezza, con ricadute sulla frequenza e sul rendimento.

È la fotografia di un bisogno che molte scuole raccontano da tempo, spesso senza strumenti stabili per gestirlo.

Cyberbullismo e uso eccessivo dei social: l’attenzione agli indicatori precoci

Un altro asse richiamato nelle comunicazioni ufficiali riguarda i comportamenti digitali: cyberbullismo, dinamiche online aggressive, uso non corretto dei social e dei dispositivi. Sono fattori che, in età adolescenziale, possono amplificare stress, ritiro, ansia da prestazione e conflitti relazionali, fino al rischio di disaffezione verso la scuola.

L’intento del servizio è offrire un canale di consulenza professionale che aiuti a leggere questi segnali e a intervenire per tempo, anche con il coinvolgimento della famiglia e del personale scolastico quando necessario e nel rispetto delle regole.

Scuola come primo spazio sociale: perché la Regione punta sull’ascolto in istituto

La scelta di collocare il servizio nel contesto scolastico nasce da un dato evidente: per i giovanissimi la scuola è il principale luogo di frequentazione, formazione e costruzione della personalità.

Rendere accessibile un colloquio con uno psicologo significa, nella visione dei promotori, aggiungere un supporto nel percorso di crescita, riducendo barriere e tempi di attesa, favorendo un contatto più semplice con competenze qualificate.

Il consenso trasversale registrato in Aula segnala che il tema è percepito come comune, oltre gli schieramenti, anche alla luce dei segnali arrivati negli ultimi anni da presidi, docenti e famiglie.

Le conseguenze attese: meno emergenze, più orientamento, rete con famiglie e servizi

L’effetto atteso non è soltanto “curare” un disagio, ma costruire una rete: ascolto individuale, orientamento nei momenti di crisi, indicazioni su come muoversi quando emerge un problema più serio. In molti casi, infatti, la difficoltà non è riconoscere che c’è un malessere, ma capire a chi rivolgersi e come farlo senza sentirsi giudicati.

La presenza di un professionista può aiutare anche a ridurre conflitti e incomprensioni, a migliorare la qualità delle relazioni in classe e a promuovere un’educazione emotiva più concreta, con ricadute positive sul clima scolastico.

Dopo l’approvazione: attuazione, risorse e organizzazione nelle scuole

Dopo il voto, il punto diventa l’attuazione: come verrà organizzato il servizio, con quali risorse, con quali criteri di accesso e modalità operative. La legge, per sua natura, fissa un quadro; poi servono passaggi applicativi per renderlo funzionante in modo omogeneo, senza lasciare soli dirigenti e segreterie.

È anche qui che si misurerà la portata reale del provvedimento: trasformare un principio condiviso in un servizio percepito come utile, semplice da usare e rispettoso della privacy, capace di lavorare insieme a famiglie, docenti e servizi territoriali quando il caso lo richiede.

 
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