Lazio, possesso senza colpi: a Cagliari finisce 0-0 e restano i nodi dell’attacco

All’Unipol Domus la Lazio tiene il pallone ma crea poco: il Cagliari sfiora il gol e resiste anche in dieci. Un punto che pesa
Di Simone Fabi
Maurizio Sarri
Maurizio Sarri

La Lazio esce dall’Unipol Domus con uno 0-0 che racconta più di quanto dica il tabellino: tanto controllo, poche conclusioni davvero pulite, e la sensazione di un reparto offensivo che fatica a trasformare il dominio territoriale in pericolo concreto. Il Cagliari, invece, porta a casa un pareggio dal sapore pieno: interrompe una serie negativa, si difende con ordine e, per lunghi tratti, è persino la squadra più vicina al gol.

Un pareggio che fotografa i limiti biancocelesti

Maurizio Sarri cambia diverse pedine rispetto alla gara precedente con l’Atalanta e sorprende affidando la mediana a Belahyane, finora impiegato con continuità limitata. L’idea è chiara: palleggio, gestione, possesso prolungato per aprire varchi. Il copione, però, si inceppa nella zona decisiva: la Lazio alza il numero dei tocchi e mantiene la bilancia del pallone dalla propria parte, ma quando la giocata arriva sugli esterni manca l’uomo che attacca con cattiveria l’area, il movimento che anticipa il difensore, la presenza che converte un cross in occasione nitida.

All’Unipol Domus le chance migliori sono rossoblù

Il primo tempo offre un paradosso: la Lazio governa, il Cagliari punge. Al 14’ Zé Pedro colpisce il palo sugli sviluppi di un corner calciato da Esposito, episodio che accende lo stadio e conferma la solidità delle palle inattive come arma sarda. Poco dopo arriva un’altra opportunità: Adopo svetta praticamente indisturbato su cross di Obert, ma la mira non accompagna. E ancora Esposito, attorno alla mezz’ora, fa capire che il Cagliari non aspetta soltanto: quando riconquista, verticalizza e va a cercare la giocata rapida.

La catena a destra funziona, ma manca la stoccata in area

Nel sistema di Sarri qualcosa si muove soprattutto sul lato destro, dove l’intesa Belahyane–Isaksen produce un paio di palloni interessanti. Sono traversoni e passaggi tesi che “chiedono” un inserimento, un taglio, un attacco al primo palo. E invece l’area resta spesso poco occupata, con la manovra che si spegne in un rimpallo o in un rinvio. Sull’altra corsia, Pellegrini soffre l’intraprendenza di Palestra, che nel duello individuale mette ritmo e allunga la squadra di Pisacane.

Mazzitelli ko, Mina espulso: il Cagliari resiste con carattere

La partita cambia volto poco prima dell’intervallo: Mazzitelli è costretto a uscire per un problema al polpaccio e il Cagliari rimodella la struttura, passando a soluzioni più prudenti ma non rinunciatarie. Nella ripresa la Lazio prova a far girare palla anche per tre-quattro minuti consecutivi, ma in porta arriva quasi soltanto con conclusioni da fuori, come il tentativo di Taylor. Dall’altra parte, invece, Dossena spreca una chance centrale e Palestra trova pure la rete, poi cancellata per fuorigioco.

L’ultimo assalto e il verdetto: un punto giusto, ma diverso per peso

Nel finale il Cagliari resta in dieci: Mina, già ammonito, commette fallo al limite e rimedia il secondo giallo. Sulla punizione, Caprile si supera sul tiro di Cataldi, tenendo lo 0-0 che vale oro per i suoi. Gli ultimi minuti sono mischie, seconde palle, pressione più emotiva che lucida. Alla fine la lettura è netta: la Lazio non meritava di vincere per quanto poco ha prodotto in area; il Cagliari non meritava di perdere per quanto ha saputo difendere e per le occasioni avute. Per i sardi il pareggio pesa anche per la classifica: sale a 29 punti e mantiene un margine di +8 sulla terzultima Fiorentina, pur con un calendario che si complica già dalla trasferta di Parma e con l’incognita Mazzitelli.

 
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