C’è un’Italia che vive lontano dai riflettori delle metropoli, fatta di piccoli borghi, frazioni dimenticate, sentieri che si snodano tra boschi e colline, casali in pietra e chiese rupestri. È un’Italia silenziosa, ma piena di voce. È quella che torna protagonista da domani, sabato 26 aprile, e fino a domenica sera, 27 aprile, con “Primavera nei Borghi 2025″, la rassegna nazionale promossa da Archeoclub d’Italia, che quest’anno si arricchisce di un’offerta straordinaria di escursioni, cammini e passeggiate alla scoperta del patrimonio artistico, culturale e paesaggistico dei piccoli centri.
Un cammino che è anche interiore
L’evento, articolato in decine di appuntamenti in tutta Italia, non si limita a una mera fruizione turistica. Ogni cammino proposto è pensato come un percorso di relazione: con il paesaggio, con la storia del territorio, ma anche con sé stessi. E non è un caso che in molti borghi siano previsti momenti di riflessione ispirati agli insegnamenti di Papa Francesco, le cui encicliche — da Laudato si’ a Fratelli tutti — hanno posto l’accento su un’idea di ecologia integrale, dove ambiente, cultura e giustizia sociale sono strettamente interconnessi.
È questo il cuore pulsante di Primavera nei Borghi: la valorizzazione non solo dei luoghi, ma anche del loro senso. Una passeggiata in una frazione del Lazio non è solo un modo per vedere un campanile o assaggiare un prodotto tipico, ma un invito a interrogarsi sul legame tra uomo e territorio, tra comunità e memoria.
Si alterneranno escursioni, visite guidate, laboratori di archeologia esperienziale e letture ad alta voce nei dialetti locali. Ogni evento sarà anche un’occasione per riscoprire saperi antichi: dal restauro della pietra alle tecniche di tessitura tradizionali.
C’è poi un ritorno alla lentezza. In un tempo che ci abitua a consumare tutto in fretta – luoghi compresi – queste giornate rappresentano una contro-narrazione, un invito a rallentare, osservare, ascoltare. Camminare diventa così non solo un atto fisico, ma una scelta culturale.
Il borgo di Hermada
“Non tutti sanno che in Italia c’è un borgo che si chiama Hermada e lo vedremo nell’ambito della Primavera nei Borghi, il 27 Aprile. Il Borgo Hermada di Terracina, in provincia di Latina, nel Lazio, è situato a circa 8 km a nord-ovest della città e si può facilmente raggiungere sia dalla S.S. Appia che dalla S.S. Pontina 148. La sua costruzione, che risale al 1935, è parte integrante della struttura storica della bonifica integrale della Pianura Pontina avviata dallo Stato negli anni ’20-’30 del Novecento, ne costituisce l’estremo lembo orientale e, insieme a Borgo Vodice e a Borgo Montenero, realizzati nello stesso periodo ma appartenenti ad altri Comuni, ne rappresenta l’esito ultimo e più avanzato.
Il Borgo fu progettato da Alfredo Pappalardo, ingegnere dell’Opera Nazionale Combattenti, integrando la nuova struttura urbana con il preesistente complesso agro-industriale di Macchia di Piano (la Riseria della Società Anonima Bonifiche Pontine di Roma), realizzato nel triennio 1925-1927. Il suo nome (assegnato nel 1934) deriva dal Monte Ermada nel Carso (attuale Comune di Duino Aurisina, in Provincia di Trieste) e ricorda la 10a e l’11a battaglia dell’Isonzo, combattute dall’esercito italiano nel 1917 durante la I Guerra Mondiale.
Il nuovo insediamento fu organizzato in un’area rettangolare, divisa in due settori con impianto viario ortogonale determinato dalla direttrice di Via Cesare Battisti e incentrati su due piazze con valore rispettivamente istituzionale ed economico-produttivo, seguendo i modelli urbani delle “Città di Fondazione” dell‘Agro Pontino. In Piazza XXIV Maggio sono ancora presenti gli edifici dell’originario centro di Macchia di Piano, tra cui, in particolare, l’edificio della “Pileria”sul lato nord, poi trasformato nell’Ospedale Antimalarico del Borgo e, successivamente, in sede del Consorzio Agrario Provinciale (oggi, purtroppo, in grave degrado).
In Piazza IV Novembre sono invece conservati alcuni degli edifici principali del Borgo Hermada, di architettura razionalista, come la chiesa di S. Antonio con il suo campanile “a pilastro”, la “Scuola rurale”, la “Dispensa”, la “Palazzina del Direttore”, il “Fabbricato delle abitazioni” e la “Torre del serbatoio”, mentre del tutto trasformato risulta oggi l’originario e complesso edificio delle “Regie Poste-Casa del Fascio-Dopolavoro”. Va inoltre ricordato, al centro della Piazza, il Monumento ai Caduti della II Guerra Mondiale, opera dello scultore Duilio Cambellotti inaugurata nel 1950″. Lo ha affermato Venceslao Grossi, Presidente Archeoclub d’Italia sede di Terracina, nel Lazio.
Programma
Sabato 26 aprile – due turni di visite – dalle 10:30 alle 12:30 e dalle 17 alle 19 – visita al Centro Storico di Borgo Hermada con i suoi monumenti, con particolare riferimento alla chiesa di S. Antonio e all’edificio della Pileria. Rosario Santanastasio (Presidente Nazionale Archeoclub d’Italia): “Renderemo omaggio a Papa Francesco che costantemente ha sostenuto i temi dell’ambiente, del paesaggio, del patrimonio culturale e lo faremo durante i cammini, le escursioni, le visite.