Lazio e Udinese chiudono sul 3-3 una partita senza respiro allo stadio Olimpico, con sei reti, sorpassi continui e un finale risolto da Pedro dopo il palo colpito da Romagnoli. Una gara nata senza pressioni di classifica pesanti si è trasformata in un piccolo romanzo calcistico, aperto dal volo irregolare dell’aquila Flaminia e chiuso con un pareggio che muove poco la graduatoria, ma lascia immagini forti ai tifosi presenti.
Lazio-Udinese, una partenza falsa per Sarri e il dominio bianconero
La serata della Lazio comincia con assenze importanti e qualche segnale poco rassicurante. Maurizio Sarri deve rinunciare a Gila, Cataldi e Zaccagni, tutti fermati da problemi fisici, mentre l’Udinese si presenta senza Davis nel reparto avanzato. Il contesto pare quello di una gara di fine stagione, con meno tensione e maggiore libertà di giocata. In realtà, nella prima parte, la leggerezza premia soprattutto la squadra friulana.
Prima ancora che il pallone racconti la partita, l’Olimpico vive un momento insolito: Flaminia, simbolo biancoceleste, durante il consueto volo si posa prima sulla copertura dello stadio e poi vicino ai tifosi. Un fuori programma che accende gli spalti. In campo, però, la Lazio resta ferma ai blocchi.
L’Udinese prende metri, ritmo e fiducia. La squadra di Runjaic trova subito spazi sulla trequarti e mette in difficoltà la linea laziale con giocate rapide e inserimenti continui. Il primo campanello d’allarme arriva con Piotrowski, servito da Zaniolo: il suo destro costringe Motta alla respinta. È il preludio al vantaggio. Pochi secondi dopo Ehizibue lascia partire un tiro potente e preciso, battendo il portiere biancoceleste e portando avanti i friulani.
La Lazio fatica a costruire. Il possesso non ha profondità, gli esterni non riescono a cambiare passo e l’Udinese continua a restare pericolosa. Solet, di testa, sfiora il raddoppio con una conclusione alta sopra la traversa. Il primo tempo si chiude con una sensazione netta: i friulani hanno avuto più energia, più idee e maggiore presenza nelle zone decisive.
La reazione biancoceleste: Pellegrini e Pedro cambiano la partita
All’intervallo Sarri interviene senza attendere oltre. Dentro Dele-Bashiru e Pedro, fuori Taylor e Dia. La mossa cambia subito volto alla Lazio. La squadra rientra con una postura diversa, più alta, più aggressiva nella riconquista e finalmente capace di attaccare l’area avversaria con continuità.
Il pareggio arriva dopo appena cinque minuti. Pellegrini riceve fuori area, prende la mira con il sinistro e trova una conclusione splendida, destinata sotto la traversa. L’1-1 ridà energia all’Olimpico e restituisce alla Lazio una partita che sembrava già orientata verso Udine.
Da quel momento la gara si apre. Isaksen va vicino al 2-1, ma Okoye compie un intervento decisivo con il piede, deviando il pallone sulla traversa. La Lazio insiste, alza il ritmo e trova il sorpasso con Pedro. Lo spagnolo, entrato con la qualità e la lucidità dei giorni migliori, disegna con il destro una traiettoria imprendibile. Il portiere bianconero resta senza possibilità d’intervento.
Il 2-1 sembra cambiare tutto. La Lazio appare padrona del campo, spinge ancora e sfiora il terzo gol con Dele-Bashiru. Il pubblico percepisce la possibilità di una vittoria costruita nella ripresa, dopo un primo tempo opaco. Ma il calcio, quando si libera dai calcoli, sa ribaltare ogni previsione in pochi minuti.
Atta ribalta l’Olimpico: l’Udinese torna avanti nel finale
Nel momento in cui la Lazio sembra poter chiudere la gara, l’Udinese trova nuove energie. Bayo colpisce di testa, Motta respinge, ma Atta è rapido ad avventarsi sul pallone e ad appoggiare in rete il 2-2 da pochi passi. Il pareggio riapre ogni scenario e spezza l’inerzia biancoceleste.
La Lazio accusa il colpo. L’Udinese, invece, capisce di poter completare la rimonta e torna a giocare con coraggio. Ancora Atta diventa protagonista assoluto: riceve, controlla e lascia partire un destro chirurgico che supera Motta. Il 3-2 bianconero gela l’Olimpico e ribalta una partita che pochi minuti prima sembrava nelle mani della squadra di Sarri.
Per la Lazio è un passaggio pesante, anche se il valore di classifica della gara non appare decisivo. Subire due reti nel finale, dopo aver rimesso in piedi la partita e averla portata sul 2-1, evidenzia una fragilità che Sarri dovrà valutare. Non solo sul piano difensivo, ma anche nella gestione emotiva dei momenti chiave.
Pedro e Romagnoli firmano il pari: spettacolo senza pieno valore di classifica
Quando la sconfitta sembra ormai scritta, la Lazio trova l’ultimo assalto. Romagnoli sale in area, colpisce di testa e centra il palo. Il pallone resta vivo, Pedro segue l’azione con la prontezza del grande attaccante e calcia verso la porta. La deviazione di Maldini completa l’azione e fissa il risultato sul 3-3.
Il pareggio non cambia in modo netto la stagione delle due squadre, ma racconta molto. La Lazio ha mostrato una reazione importante nella ripresa, trainata dai cambi e dalla qualità di Pedro. Allo stesso tempo ha confermato difficoltà nella continuità, passando da un primo tempo spento a una fase brillante, per poi concedere troppo nel finale.
L’Udinese esce dall’Olimpico con la sensazione di aver avuto la vittoria a portata di mano. La squadra friulana ha interpretato meglio la prima parte, ha resistito alla pressione laziale e ha trovato in Atta l’uomo capace di cambiare il destino della gara. Due gol pesanti, arrivati nel momento più delicato.
Per i pochi tifosi presenti allo stadio resta una serata piena di episodi: l’aquila Flaminia fuori programma, il sinistro di Pellegrini sotto la traversa, la firma elegante di Pedro, la doppietta di Atta, il palo di Romagnoli e l’ultima deviazione di Maldini che evita alla Lazio una sconfitta amara. Sei gol e una partita che non peserà molto sulla classifica, ma resterà fra le più vivaci viste all’Olimpico in questa fase del campionato
