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23 Gennaio 2022

Pubblicato il

Din Don Dan

L’episodio della Visitazione. Maria strumento di salvezza

di Redazione
L’episodio della Visitazione ci narra un incontro tra due donne speciali, Maria ed Elisabetta, che non possono fare a meno di lodare Dio
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Il Capocordata

Il vangelo dell’anticipazione

L’episodio della visita di Maria alla sua parente Elisabetta (Lc. 1, 39-45) svolge una funzione importante nei racconti dell’infanzia di Gesù. Posto subito dopo le due annunciazioni delle nascite di Giovanni il Battista e di Gesù, questo brano lega le due vicende narrate finora, favorendo l’incontro delle due madri e dei rispettivi figli, di cui vengono anticipati i ruoli nel piano storico-salvifico. Il fatto che l’evangelista Luca presenti un incontro tra le madri di Giovanni e di Gesù può essere letto come un’anticipazione del grande spazio e della rilevanza che l’evangelista attribuirà lungo il suo vangelo alle figure femminili, in modo particolare a Maria.

Quest’ultima aveva appreso dall’angelo Gabriele la notizia della gravidanza di Elisabetta, che le era stata indicata come segno della veridicità dell’annuncio a lei recato. Tuttavia, l’angelo non aveva ordinato a Maria alcun viaggio. Probabilmente la decisione di partire è dettata dalla preoccupazione per l’età avanzata della sua parente da parte di Maria, desiderosa di assisterla nel faticoso tempo della gravidanza. Questa sollecitudine potrebbe essere scorta dietro l’espressione avverbiale “in fretta” (v. 39), con la quale viene caratterizzata la sua partenza. Quello di Maria non era di certo un viaggio comunemente intrapreso da donne, per giunta non accompagnate da figure maschili, come Luca sembra sottendere in questo caso. La scelta di partire per recarsi da Elisabetta suggerisce il coraggio e l’attenzione di Maria verso la sua parente.

Giunta in casa di Zaccaria ed Elisabetta, il bambino di quest’ultima sussulta nel grembo di sua madre appena ode il saluto di Maria. Potremmo attribuire un duplice significato a questa reazione di Giovanni nel grembo di Elisabetta. Anzitutto, egli anticipa in tal modo quella che sarà la sua futura missione, sebbene in maniera ancora inconsapevole: preparare la via di colui che sarebbe venuto dopo di lui e che la tradizione evangelica identifica evidentemente con Gesù. Il trasalimento di Giovanni nel ventre di Elisabetta, tuttavia, richiama anche il racconto della nascita di Giacobbe ed Esaù, dove colui che nascerà per primo preparerà la via a colui che viene dopo.

La voce di Maria suscita anche una reazione in Elisabetta, che viene colmata dello Spirito Santo. Oltre a essere un tema fondamentale dell’intera opera di Luca (vangelo e Atti), quello dello Spirito è un motivo ricorrente nei racconti dell’infanzia, dove spesso persone anziane sono colmate o spinte da esso divenendo interpreti del piano divino.

Maria strumento di salvezza

Lo Spirito suscita in Elisabetta le parole successive: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo” (v. 42). La benedizione pronunciata da Elisabetta è la costatazione di un fatto: ella riconosce in Maria e nel bambino da lei portato in grembo la presenza del favore e della benedizione divini. D’altronde, non si può dimenticare come l’angelo aveva già definito Maria come colmata della grazia del Signore (1, 28).

L’espressione rivolta da Elisabetta alla sua giovane parente ha anch’essa un sapore antico. Queste parole richiamano eventi della storia di Israele in cui una donna era diventata strumento di salvezza per il popolo. Il fatto che ora parole simili siano utilizzate per Maria è significativo, soprattutto alla luce del precedente annuncio da lei ricevuto sul bambino che avrebbe generato.

Dopo le parole di benedizione, Elisabetta esprime con un interrogativo l’indegnità di accogliere in casa sua la madre del suo Signore (v. 43). Lo Spirito Santo conduce l’anziana donna a riconoscere nel bambino il Signore, titolo cristologico particolarmente caro a Luca. Elisabetta riconosce nella sua giovane parente il segno della presenza di Dio, che un tempo aveva abitato e camminato con il suo popolo nella nube che riempiva l’arca. Le parole di Elisabetta esaltano la figura di Maria in un modo squisitamente giudaico: la grandezza di una donna dipendeva da quella dei suoi figli (Madre del mio Signore).

La beatitudine di Maria

Dopo aver proclamato la grandezza di Maria e del suo bambino, Elisabetta passa a interpretare il sussulto che il suo bambino ha avuto nel suo grembo, identificandolo come un segno di gioia (v. 44). La gioia di Giovanni è la conseguenza della venuta del Messia e del tempo della salvezza, da Dio preannunciati in vista del compimento finale. Questo richiamo alle promesse di Dio trova conferma nella conclusione delle parole di Elisabetta, dove ella proclama la beatitudine di Maria in ragione della sua fede: “E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (v. 45).

A differenza di Zaccaria, che non aveva creduto all’annuncio portatogli dall’angelo (1, 20). Maria ha accolto con docilità le parole di Gabriele, dichiarando la propria disponibilità a collaborare nella realizzazione del piano divino della salvezza. In seguito, Maria sarà nuovamente proclamata beata da un’anonima donna (11, 27-28), alla quale Gesù risponderà che la beatitudine autentica consiste nell’ascolto e nella messa in pratica della parola di Dio. E’ possibile vedere nella parole di Elisabetta un’anticipazione di questa affermazione di Gesù: veramente beato è chi, come Maria, accoglie la volontà di Dio con fede.

L’episodio della Visitazione ci narra un incontro tra due donne speciali che non possono fare a meno di lodare Dio per quello che sta operando in loro. A paragone, i nostri incontri spesso cedono al bisogno irrefrenabile della chiacchiera, parola leggera che si perde nel vento. In questo Natale preghiamo perché ognuno di noi abbia l’audacia di riconoscere quello che Dio sta facendo nella propria vita e di comunicarcelo per raddoppiare la nostra gioia e la nostra speranza. Pur nel linguaggio semplice e piano di ogni giorno, ognuno sappia dar voce alla gratitudine di un popolo (la chiesa) che vede i segni di Dio nella sua storia.                    

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Bibliografia consultata: Filannino, 2021; Laurita, 2021.

 
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