L’episodio della “lista degli stupri” comparsa al liceo Giulio Cesare di Roma ha acceso un dibattito intenso sulla necessità di interventi educativi solidi, continui e coordinati. Le famiglie delle ragazze e del ragazzo coinvolti chiedono un’azione rapida, chiara e condivisa, mentre la scuola e le istituzioni preparano i primi passi per affrontare un problema che non può essere ridotto a una semplice bravata. Il caso, emerso il 27 novembre, ha riportato al centro dell’attenzione il tema dell’educazione sesso-affettiva e del rispetto, mettendo in luce criticità già note nello storico liceo romano.
Liceo Giulio Cesare, la richiesta dei genitori dopo la “lista degli stupri”
La voce di M. T., madre di due studentesse coinvolte, sintetizza il sentimento diffuso: “La scuola avvii corsi di educazione sesso-affettiva per tutti, soprattutto per i ragazzi”. Le famiglie, riunite in un fronte compatto, intendono chiedere alla preside Paola Senesi un percorso stabile che coinvolga esperti, psicologi e personale sanitario. La priorità è evitare che episodi simili possano ripetersi, garantendo un ambiente scolastico più consapevole e capace di leggere i segnali di disagio o aggressività verbale prima che degenerino.
La riunione ufficiale, richiesta dai genitori delle otto ragazze e dell’unico ragazzo citati nell’elenco, è stata fissata per mercoledì. In quella sede si discuterà anche di un eventuale esposto contro ignoti, mentre parallelamente si cercherà di costruire un intervento educativo che sia concreto e continuativo, non legato soltanto all’emergenza. L’idea condivisa è favorire un percorso culturale che renda gli studenti capaci di comprendere il peso delle parole e il valore del consenso, come sottolineato anche dal rapper Piotta, ex alunno del Giulio Cesare, intervenuto pubblicamente sulla vicenda.
Liceo Giulio Cesare, le reazioni degli studenti
Il caso ha colpito un contesto già sensibile. Negli ultimi anni il liceo è finito più volte sotto i riflettori per atti legati al tema della violenza di genere: gli striscioni preparati per il 25 novembre dell’anno scorso erano stati bruciati e gettati in un bagno, mentre quest’anno i fogli della raccolta firme per chiedere l’introduzione dell’educazione sesso-affettiva sono stati strappati dalla bacheca dedicate alle petizioni. La “lista degli stupri” ha aggravato un clima già teso, lasciando molte ragazze con una sensazione di minaccia concreta.
Matilde P., 16 anni, lo ha detto senza esitazioni: “L’ho vissuta come una minaccia messa per iscritto”. La giovane, attiva nella vita scolastica e nei collettivi, ha dichiarato di sentirsi arrabbiata, ma non sorpresa. Secondo lei, nel liceo «il tema del machismo, del consenso e dell’educazione sessuale non è mai stato affrontato in modo strutturato». Un pensiero condiviso dalle altre studentesse coinvolte, preoccupate dall’idea che qualcuno possa aver compilato l’elenco con leggerezza, senza cogliere la gravità di quelle parole.
Liceo Giulio Cesare, la richiesta dei genitori e la mobilitazione interna
Dopo la diffusione della notizia, gli studenti hanno reagito compattandosi attorno alle vittime. Il collettivo Zero Alibi ha denunciato l’accaduto sui social, ricevendo l’appoggio di coetanei di ogni classe. Venerdì, durante la ricreazione, il cortile è diventato un luogo di raduno spontaneo, dove molti hanno chiesto interventi immediati e misure punitive adeguate. Per Andrea R., una delle ragazze citate nell’elenco, è indispensabile individuare il responsabile ed espellerlo: “Non può essere considerata una ragazzata”.
La gestione dell’episodio da parte della preside ha sollevato qualche critica. Nella nota pubblicata sul sito dell’istituto, Senesi ha descritto il caso come «ottusi graffiti vandalici», espressione giudicata insufficiente da studenti e genitori, che chiedono una presa di posizione più netta e immediata. Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha invece parlato di «fatto da indagare e sanzionare duramente», sostenendo l’importanza di un intervento rapido.
Liceo Giulio Cesare, la richiesta dei genitori e il Comune di Roma
L’attenzione non proviene solo dall’interno dell’istituto. Anche il Comune di Roma ha annunciato il proprio coinvolgimento. L’assessora capitolina alle Pari opportunità, Monica Lucarelli, ha dichiarato di voler incontrare la dirigente per capire in che modo il Campidoglio possa sostenere la scuola. L’obiettivo è rafforzare i percorsi educativi e le iniziative di prevenzione nella lotta alla violenza di genere, valorizzando il contributo dei più giovani.
Nel frattempo, i genitori insistono sull’urgenza di predisporre corsi di educazione sesso-affettiva che affrontino con chiarezza il rispetto dell’altro, il consenso, il linguaggio online e offline, gli stereotipi che ancora condizionano le relazioni. Molti si chiedono come sia possibile che, in una scuola considerata un’istituzione storica della capitale e celebrata anche nella cultura popolare, manchino ancora strumenti sistematici per affrontare questi temi. Eppure, la vicenda indica che esiste un bisogno reale, riconosciuto sia dagli adulti sia dai ragazzi.