L’Italia che lascia indietro i giovani: il libro di Serena Angioli accende il dibattito a Paliano

Il libro di Serena Angioli rilancia il tema delle politiche giovanili. A Paliano confronto pubblico con amministratori, esperti e rappresentanti istituzionali
Di Francesco Vergovich
Paliano, presentazione libro di Serena Angioli
Paliano, presentazione libro di Serena Angioli

C’è un’Italia che parla spesso di giovani, ma troppo raramente costruisce politiche capaci di metterli davvero al centro. È da questo nodo che parte L’Italia può diventare un Paese per giovani, il volume curato da Serena Angioli che giovedì 30 aprile è stato presentato al Teatro Esperia di Paliano, in provincia di Frosinone, in un incontro che ha trasformato una recensione in un’occasione di confronto pubblico su un tema che riguarda da vicino il presente e, ancora di più, ciò che il Paese sarà nei prossimi anni.

Francesca Calamari

Il libro di Serena Angioli e il dibattito aperto a Paliano

L’iniziativa è stata promossa dall’amministrazione comunale di Paliano, con il sindaco Domenico Alfieri e l’assessore alle politiche giovanili Francesca Calamari. In sala, insieme all’autrice, si sono alternati interventi che hanno arricchito il confronto da più punti di vista: Simona Rotondi, sociologa ed esperta di politiche educative; Serena Montesanti, assessore e membro della Consulta Giovani Amministratori di Anci Lazio; Angelo Mattoccia, sindaco di Pofi e coordinatore regionale della Consulta Giovani Amministratori di Anci Lazio; Lorenzo Marinone, delegato alle Politiche Giovanili di Roma Capitale; Lorenzo Sciarretta, policy advisor presso il Parlamento Europeo; Simone Marucci, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Paliano; Vanorio Calamari, assessore allo Sport del Comune di Paliano. Un parterre ampio, che ha dato corpo a una discussione concreta su un’urgenza che non può più essere rimandata.

Vanorio Calamari, Simone Marucci, Serena Montesanti

Un saggio sui giovani che interroga il Paese adulto

Il pregio più forte del libro sta nella sua impostazione. Non si limita a descrivere il disagio giovanile, né si rifugia nella formula facile dell’emergenza. Serena Angioli rovescia il punto di osservazione e mostra come la condizione dei giovani sia, in realtà, lo specchio fedele della qualità delle scelte pubbliche, del sistema educativo, della capacità istituzionale di progettare il domani. Il messaggio è che quando un Paese considera i giovani un costo e non un investimento, sta già indebolendo il proprio futuro.

Politiche giovanili, scuola, lavoro: i nodi veri

Il volume entra dentro alcune questioni decisive. La prima riguarda la frammentazione delle risposte pubbliche: misure temporanee, interventi episodici, assenza di continuità. La seconda tocca la scuola e la formazione, che troppo spesso non riescono a offrire strumenti adeguati per affrontare una vita adulta sempre più complessa. La terza riguarda il rapporto con il lavoro, con l’autonomia, con la possibilità stessa di costruire un progetto personale senza sentirsi perennemente in ritardo. È qui che il libro diventa particolarmente efficace: non usa i giovani come bandiera, li assume come criterio per giudicare la tenuta di un intero modello sociale.

Da Paliano un segnale politico e culturale

La presentazione al Teatro Esperia ha aggiunto un elemento importante. Non è stata una semplice tappa di promozione editoriale, ma un momento in cui amministratori locali, rappresentanti istituzionali ed esperti hanno provato a dare profondità a una discussione spesso affrontata in modo superficiale. Il fatto che questo confronto sia nato in un Comune della Provincia ha un valore preciso: significa riconoscere che anche dai Comuni, dalle reti amministrative locali e dai luoghi della politica di prossimità può partire una riflessione seria sul rapporto fra nuove generazioni, cittadinanza, opportunità e partecipazione.

Un libro utile perché chiede una scelta netta

L’Italia può diventare un Paese per giovani è un libro che chiede una scelta. Chiede di decidere se i ragazzi debbano continuare a essere evocati nei discorsi pubblici e dimenticati nelle priorità reali, oppure se debbano diventare il punto da cui ripensare welfare, istruzione, rappresentanza e sviluppo. Ed è proprio questo il motivo per cui la sua presentazione a Paliano assume un significato che va oltre l’appuntamento culturale: ricorda che parlare di giovani, oggi, significa parlare del livello di coraggio della politica e della qualità della visione che un Paese riesce ancora ad avere.

 
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