Lorella Cuccarini ha 60 anni, un curriculum che attraversa decenni e un’immagine pubblica costruita con disciplina. Eppure, nel racconto che accompagna il suo ingresso in “Aggiungi un posto a tavola”, la parola che torna più spesso non è “carriera”, ma “infanzia”: lo spettacolo, dice, fu il primo visto a teatro con la famiglia, così potente da spingerli a tornare una seconda volta. Da bambina comprò il doppio album e lo consumò fino a imparare le canzoni a memoria. Oggi quel ricordo diventa un cerchio che si chiude: nell’edizione del cinquantennale, in scena al Teatro Nazionale di Milano dal 5 al 22 febbraio, Cuccarini interpreta Consolazione, ruolo brillante e dissonante rispetto allo stereotipo “buono” che l’ha a lungo accompagnata.
Un classico che resiste: il cinquantennale di “Aggiungi un posto a tavola”
Cinquant’anni non sono un’operazione nostalgia, se un titolo continua a chiamare pubblico di età diverse. La commedia musicale di Garinei e Giovannini, tratta da “Dopo di me il diluvio” di David Forrest, è una favola popolare con un cuore civile: accoglienza, solidarietà, fiducia nel domani. Valori semplici, quasi disarmanti, che risuonano proprio quando la vita quotidiana appare instabile. Cuccarini lo dice con parole da madre e da insegnante: con quattro figli e con tanti ragazzi incontrati ogni settimana ad “Amici”, la sensazione di incertezza non è teoria, ma materia viva.
Dal mito televisivo al palcoscenico: una figura pubblica che cambia pelle
Il passaggio non è soltanto artistico, è anche simbolico. Cuccarini riconosce che l’Italia di “Fantastico” 1986 non esiste più: non esistono più quelle grandi vetrine, né un sistema capace di “accompagnare” i talenti con figure-guida come Pippo Baudo. In questo scenario, il percorso diventa più personale e meno legato a un’etichetta. Per una professionista che per anni è stata associata a un’idea di misura, correttezza, “brava ragazza”, il teatro offre una libertà diversa: l’errore che diventa invenzione, la replica che cambia, l’ascolto reale del pubblico.
Consolazione, il personaggio inatteso: sensibilità al posto dell’ammiccamento
Consolazione è una donna di facili costumi, caratterista, comica, spiazzante. Cuccarini la costruisce scegliendo una chiave precisa: più simpatia e sensibilità che seduzione. Non la maschera, non la rende caricatura: la rende vera, fragile, vitale. È un dettaglio tutt’altro che marginale, perché qui il teatro fa politica nel senso più ampio: sposta lo sguardo, impone di guardare un personaggio “scomodo” senza ridurlo a macchietta. In tempi in cui il dibattito pubblico diventa spesso binario, la sfumatura vale quanto una presa di posizione.
Milano e la doppia presenza: palco e televisione senza “o…o”
Nelle recite milanesi Cuccarini si divide fra il Nazionale e “Amici”. È un raddoppio faticoso, ma non vissuto come rischio: chi ha attraversato tv, teatro e musica, spiega, non sente il bisogno di scegliere una sola dimensione. Il punto, semmai, è un altro: il teatro resta il luogo del contatto più autentico con il pubblico, un antidoto alla distanza e al rumore. E un titolo come “Aggiungi un posto a tavola”, proprio per la sua vocazione popolare, rimette al centro un’idea di Paese che si ritrova, almeno per una sera, nello stesso racconto.
