Loretta Rossi Stuart e la scelta d’identità: “Vegana o non vegana?”

Vegetariana dall’età di 15 anni. Durante una scalata in montagna mi scese sulla testa un’esortazione: “Smetti di mangiare animali”

Vegetariana dall'età di 15 anni. Durante una scalata in montagna mi scese sulla testa un'esortazione: "Smetti di mangiare animali", e io ubbidì senza pormi questioni, faticando non poco ad abbandonare coscie di pollo e salsicce che mi avrebbero seguito per un po' nei miei sogni. Successivamente compresi quanto fosse eticamente giusto e presi la faccenda con estremo rigore, rigida al punto da guardare in controluce se l'uovo fosse fecondato o i biscotti contenessero grassi animali. Col passare degli anni ho cominciato ad essere più elastica, fino al punto di sentirmi incoerente e cioè: consapevole di non poter essere completamente coerente ovvero evitare di indossare cuoio o schiacciare una mosca, sono andata all'opposto, ricominciando a mangiare pesce, tabù infranto quella volta in cui in barca a vela prepararono un tonno appena pescato, crudo col limone, massima prelibatezza, indelebile orgia di sensazioni. Di lì continuai a mangiare povere meravigliose creature marine, apparentemente meno sensibili di quelle terrestri, ed era anche un modo per evitare di rimpinzarmi di formaggio e coltivare la mia cellulite (ho comunque letto che il sistema nervoso di un pesce è di fatto meno evoluto per cui meno sensibile di quello di un mammifero, così come quello di un insalata, seppur presente, lo è ovviamente ancor di meno; ne deriva una sorta di scala che ci permette di scegliere per la sofferenza "minore", perchè la totale assenza di sofferenza non può esistere in questo mondo).

Sentivo anche il bisogno di un radicamento, una connessione col mio aspetto primordiale, la parte animale di me. Questione legata ai miei vari passaggi energetico- spirituali, la necessità di "scendere" dalle sfere sottili che mi hanno sempre trattenuta lassù, mentre la mia evoluzione in questa attuale incarnazione necessita dell'accettazione della materia, del "basso", della densità. Tutte cose molto personali, passaggi dell'individuo e della sua sensibilità. Sensibilità e veganesimo, vegetarianesimo e carnivoresimo, sono strettamente legati alla personale sensibilità, che può variare a seconda della propria maturazione e delle fasi di vita. Ecco perchè non sopporto coloro che vogliono imporre il loro punto di vista, vegani estremisti che usano un modo di alimentarsi come bandiera, spesso per costruire il proprio "personaggio". Coloro che, sinceramente, desiderano non uccidere animali e nutrirsi di energia buona, fanno bene, molto bene. Io non ho mai controbattuto alle banali polemiche dei carnivori, tipo: anche l'inalata soffre, oppure "l'uomo è superiore a una pecora". Certo! Proprio perchè in un senso è superiore ha tutte le capacità di gestire la propria nutrizione in modo non- violento, sopperendo con alimenti specifici alla necessità di proteine, ferro etc.

E se fosse veramente capace e coerente l'uomo, col suo progresso, farebbe sì che ora una povera vegetariana elastica come me, non si vedesse quasi costretta a diventare vegana! Eh si, perchè il mio percorso, dopo il recente ritorno al vegetarianesimo coerente ( da due anni ho nuovamente eliminato il pesce, salvo in rare occasioni, perchè continuo a preferire in caso di strappo alla regola, nutrirmi di un pesce pittosto che di un agnellino o vitellino) il mio percorso è giunto a questo punto: non solo realizzo che il mio amato formaggio è frutto  della vita a catena di una mucca, in più scopro  la verità sulle pecore, che fin'ora avevo ritenuto perlomeno libere e in fondo felici, seppur private dei loro agnellini: producono latte solo fino al sesto anno di età, poi vengono abbattute perchè "non sono più  bone", questo apprendo con orrore  dal preistorico pastore. Che dilemma! Decido che a questo punto sia meglio mangiare un pesce che è vissuto libero tra i flutti, pittosto che un innocente ricottina! Uffa… Mi tocca diventare vegana?! Fino a quando qualche "illuminato" del settore non creerà una linea di latticini ottenuti eticamente, da animali bradi, senza uccisione di cuccioli e con caglio vegetale….

La musica, l'unica opera umana che riesce a eguagliare la bellezza della natura

Con queste immagini esprimo la mia ribellione: non soccomberemo alla plastica!

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