Marcellina, rogo da residui vegetali: fiamme vicino a Monte Catillo, danneggiato un uliveto: due denunciati

L'attività investigativa ha portato alla denuncia di due persone, ritenute responsabili a titolo colposo dell'accaduto
Di Simone Fabi
Carabinieri Forestale intervenuti
Carabinieri Forestale intervenuti

A Marcellina, in provincia di Roma, un incendio sviluppatosi durante l’abbruciamento di residui vegetali ha danneggiato un uliveto e ha rischiato di raggiungere le aree boscate della Riserva Naturale di Monte Catillo. L’attività investigativa ha portato alla denuncia di due persone, ritenute responsabili a titolo colposo dell’accaduto. Il rapido intervento di spegnimento ha impedito che le fiamme si propagassero fino al patrimonio forestale circostante, evitando conseguenze ancora più gravi.

Indagini sul rogo di Marcellina: ricostruito il punto d’innesco dell’incendio

L’episodio si è verificato in un’area agricola del territorio di Marcellina, dove il fuoco acceso per eliminare residui della vegetazione è sfuggito al controllo. Le fiamme hanno superato i confini del terreno interessato dall’intervento agricolo, investendo il fondo confinante e provocando ingenti danni a un uliveto.

L’indagine è partita dalla segnalazione presentata dal proprietario del terreno colpito dall’incendio. Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire con precisione la dinamica del rogo attraverso il Metodo delle Evidenze Fisiche (M.E.F.), una tecnica che permette di leggere le tracce lasciate dal passaggio del fuoco su vegetazione, rocce, recinzioni e altri elementi presenti nell’area interessata. L’analisi dei segni ha consentito di individuare il punto esatto in cui le fiamme hanno avuto origine e di ricostruirne la successiva propagazione.

Gli elementi raccolti hanno portato a ritenere che il rogo sia partito dal fuoco acceso per smaltire materiale vegetale accumulato all’interno di un terreno nella disponibilità dei due indagati. Il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e, come previsto dalla legge, gli interessati devono essere considerati presunti innocenti fino all’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Il caldo e la vegetazione secca hanno favorito la propagazione delle fiamme

Le condizioni meteorologiche hanno avuto un ruolo determinante nello sviluppo dell’incendio. Temperature elevate, terreno particolarmente asciutto e vegetazione secca hanno favorito una rapida espansione del fuoco, rendendo difficile contenerlo nelle prime fasi.

Il fronte dell’incendio ha raggiunto il terreno confinante, compromettendo parte dell’uliveto. Soltanto l’intervento di spegnimento ha evitato che il rogo avanzasse verso le vicine superfici boscate della Riserva Naturale di Monte Catillo, un’area di particolare valore ambientale. Se le fiamme avessero raggiunto la vegetazione forestale, gli effetti sull’ecosistema sarebbero stati molto più estesi, con tempi di recupero lunghi e un impatto significativo sul territorio.

Incendio boschivo: quando scattano le responsabilità penali

La normativa italiana prevede sanzioni severe anche quando un incendio viene provocato per negligenza. L’articolo 423-bis del Codice Penale punisce chi provoca un incendio boschivo sia con comportamento doloso sia colposo. La disciplina riguarda anche gli episodi nei quali il fuoco, pur sviluppandosi inizialmente in aree agricole, presenta il concreto rischio di propagarsi verso boschi, selve, foreste o vivai destinati al rimboschimento.

Per gli incendi colposi la pena prevista va da due a cinque anni di reclusione, mentre nei casi dolosi la reclusione può arrivare fino a dieci anni. La tutela riguarda un patrimonio naturale considerato di rilevante interesse ambientale, economico e paesaggistico.

Alle conseguenze penali si aggiungono quelle amministrative previste per i terreni percorsi dal fuoco. Le superfici interessate dall’incendio vengono infatti sottoposte a un vincolo della durata di dieci anni che limita edificazione, modifiche della destinazione urbanistica, pascolo e attività venatoria, con l’obiettivo di preservare le aree colpite e impedirne utilizzi incompatibili con il loro recupero.

Abbruciamento dei residui vegetali: regole e divieti durante il periodo di massimo rischio

L’eliminazione mediante combustione dei residui vegetali è consentita soltanto in casi specifici e nel rispetto di limiti precisi stabiliti dalla normativa ambientale. Questa possibilità viene meno durante il periodo di massima pericolosità per gli incendi boschivi, quando le ordinanze locali vietano qualsiasi abbruciamento all’aperto proprio per ridurre il rischio di episodi come quello avvenuto a Marcellina.

Nei mesi estivi è fondamentale evitare ogni possibile causa d’innesco. Particolare attenzione deve essere riservata alle lavorazioni agricole che producono scintille, all’abbandono di mozziconi accesi, alla presenza di erba secca nei terreni e alla sosta dei veicoli su vegetazione facilmente infiammabile. Una gestione accurata dei fondi agricoli e il rispetto dei divieti rappresentano strumenti efficaci per limitare il rischio di incendi e proteggere coltivazioni, boschi e abitazioni.

In presenza di fumo o di un principio d’incendio è indispensabile richiedere immediatamente l’intervento dei soccorsi attraverso il numero unico di emergenza 112, fornendo indicazioni precise sul luogo interessato per favorire un’azione rapida e contenere la propagazione delle fiamme.

 
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