Mario Tozzi: “Rinverdire le città contro il caldo, guardiamo Parigi”

Mario Tozzi indica nel verde urbano una risposta al caldo e cita Place de Catalogne a Parigi: più alberi, ombra e suolo permeabile nelle città
Di Alessandra Monti
Piazza di Catalogna, Parigi
Piazza di Catalogna, Parigi

Il caldo sempre più intenso nelle aree urbane impone di ripensare strade, piazze e quartieri costruiti per decenni lasciando enorme spazio ad asfalto e cemento. Mario Tozzi indica una direzione precisa: «Rinverdire le città. L’esempio migliore è forse Place de Catalogne in centro a Parigi. Praticamente un bosco: meno caldo, ricchezza della vita. È ora di trasformare le città per adattarsi meglio. Senza dimenticare di mitigare». Un messaggio che porta il tema climatico direttamente dentro la vita quotidiana delle persone e dentro le scelte urbanistiche dei prossimi anni.

Rinverdire le città per ridurre il caldo che resta intrappolato nelle strade

Il ragionamento di Mario Tozzi parte da un fenomeno ormai molto evidente durante le ondate di calore: nelle aree densamente costruite le temperature possono diventare particolarmente pesanti anche quando il sole è già tramontato. Asfalto, cemento, superfici impermeabili e facciate degli edifici assorbono energia durante le ore più calde e la rilasciano lentamente, prolungando il disagio.

Aumentare la presenza degli alberi significa intervenire direttamente su questo meccanismo. Le chiome producono ombra, proteggono il terreno dall’irraggiamento diretto e rendono più vivibili marciapiedi e piazze. La vegetazione contribuisce inoltre al raffrescamento attraverso l’evapotraspirazione, mentre un terreno meno impermeabilizzato riesce a gestire meglio l’acqua piovana e limita l’accumulo di calore tipico delle grandi superfici minerali.

Non basta quindi collocare qualche pianta lungo una strada per parlare di trasformazione urbana. Serve progettare spazi verdi capaci di incidere sulla temperatura, sulla qualità dell’aria, sulla vivibilità degli spazi pubblici e sulle possibilità di muoversi a piedi anche durante i mesi più caldi.

Place de Catalogne, perché Tozzi guarda al modello di Parigi

Il riferimento scelto da Tozzi è significativo. Place de Catalogne, nella capitale francese, rappresenta l’idea di una piazza ripensata facendo entrare la vegetazione dentro uno spazio urbano fortemente caratterizzato dalla presenza di superfici costruite e dalla circolazione.

Il risultato visibile è quello che Tozzi sintetizza con un’espressione immediata: «Praticamente un bosco». Alberi, vegetazione, percorsi pedonali e zone utilizzabili dalle persone modificano la percezione stessa dello spazio. Una piazza non viene più considerata soltanto come superficie da attraversare, ma può diventare parte della risposta della città alle temperature estreme.

È questo passaggio a rendere interessante il caso parigino anche per le città italiane. La vegetazione urbana può essere pensata come una vera infrastruttura, al pari di strade, trasporto pubblico, illuminazione e reti dei servizi. Non un elemento decorativo aggiunto alla fine di un progetto, bensì una componente da prevedere già nella fase in cui si decide come utilizzare lo spazio pubblico.

Alberi, ombra e suoli permeabili: come può cambiare una piazza

Rinverdire significa lavorare contemporaneamente su diversi elementi. Gli alberi devono avere spazio sufficiente per sviluppare le radici e raggiungere dimensioni capaci di produrre ombra significativa. Il terreno deve consentire l’assorbimento dell’acqua. Panchine e percorsi pedonali vanno collocati dove la copertura vegetale può rendere realmente utilizzabili gli spazi nelle ore calde.

Anche la scelta delle specie assume importanza. Una città destinata a convivere con estati più lunghe e temperature elevate deve utilizzare piante compatibili con il clima presente e con quello previsto nei prossimi decenni, tenendo conto della disponibilità d’acqua, della manutenzione e dello sviluppo delle radici.

Occorre inoltre evitare interventi destinati a perdere efficacia dopo pochi anni. Piantare richiede programmazione, irrigazione nelle fasi iniziali, manutenzione, controllo delle condizioni degli alberi e superfici sufficienti affinché le piante possano crescere.

Il verde urbano efficace nasce quindi da una politica continuativa, non da operazioni occasionali.

La lezione per Roma e le altre grandi città italiane

Il richiamo di Tozzi apre inevitabilmente una riflessione anche su Roma, dove grandi piazze, assi stradali, parcheggi e quartieri densamente edificati mostrano durante l’estate quanto possa incidere l’assenza di ombra.

La Capitale possiede un patrimonio verde enorme, ma la quantità complessiva di parchi e ville storiche non risolve automaticamente il problema delle strade nelle quali le persone camminano ogni giorno. La questione riguarda la distribuzione della vegetazione e la capacità di portare alberi proprio nei punti dove il caldo viene percepito maggiormente: fermate del trasporto pubblico, percorsi pedonali, piazze, scuole, ospedali, aree commerciali e quartieri ad alta densità abitativa.

Un albero collocato nel posto corretto produce effetti concreti sulla vita urbana. Può rendere percorribile un marciapiede nelle ore più calde, offrire ombra davanti a una fermata dell’autobus e ridurre l’esposizione diretta al sole di bambini, anziani e persone che lavorano all’aperto.

Moltiplicato su migliaia di strade, questo principio può modificare profondamente il modo in cui una città affronta l’estate.

Adattamento e mitigazione, la doppia indicazione di Mario Tozzi

Nelle parole di Tozzi compare infine una distinzione importante: adattarsi non significa rinunciare a intervenire sulle cause del riscaldamento globale.

Le città devono prepararsi a temperature elevate già presenti e, nello stesso tempo, ridurre emissioni e consumi energetici. Più verde può aiutare sul primo fronte, mentre mobilità meno dipendente dalle automobili, edifici efficienti, produzione energetica da fonti rinnovabili e riduzione degli sprechi intervengono sul secondo.

La trasformazione urbana richiesta dal cambiamento climatico riguarda quindi una serie di decisioni molto concrete. Quanto spazio destinare agli alberi, quanto asfalto rimuovere, come progettare una piazza, quali materiali utilizzare, dove creare ombra, come conservare l’acqua piovana e quali quartieri scegliere per primi.

Place de Catalogne diventa così qualcosa di più di un esempio estetico. È l’immagine di una città che prova a modificare i propri spazi prima che le temperature estive rendano ancora più difficile viverli. Ed è proprio su questo terreno che il messaggio di Mario Tozzi diventa una domanda politica e urbanistica destinata a riguardare sempre più da vicino anche le città italiane.

 
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