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L'ultimo saluto a Mirko

Mirko De Persiis, una morte che chiede risposte. I funerali lunedì 16 giugno a Zagarolo

La morte di Mirko De Persiis accende i riflettori sul lavoro solitario degli operatori ecologici
a cura di Alessandra Monti
Chiesa di San Pietro Apostolo a Zagarolo
Chiesa di San Pietro Apostolo a Zagarolo durante una messa (Foto d'archivio)

Lunedì 16 giugno, alle ore 15:00, la Chiesa di San Pietro, situata in piazza San Pietro, nel centro storico di Zagarolo (Rm), accoglierà parenti, amici e colleghi per l’ultimo saluto a Mirko De Persiis. Aveva 42 anni, era residente a Palestrina (Rm), e lavorava come operatore ecologico per l’azienda AeT, impegnata quotidianamente nella raccolta dei rifiuti nei comuni dell’area metropolitana di Roma.

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La mattina di giovedì 12 giugno scorso, durante il turno a Valmontone (Rm), Mirko è morto mentre svolgeva il proprio lavoro. Il mini autocompattatore con cui operava si è ribaltato e lo ha schiacciato. Secondo le ricostruzioni fornite dai sindacati, il mezzo era in uso in modalità “monoperatore”, una prassi che prevede un solo lavoratore a bordo. Nessun secondo operatore, nessun sistema di sicurezza automatizzato. Solo Mirko, da solo, con un mezzo pesante in movimento.

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Lavorare da soli non è più accettabile

Non si tratta di un incidente isolato. Quello che è accaduto a Mirko si inserisce in un contesto strutturale che riguarda moltissimi lavoratori impiegati nei servizi pubblici in appalto. Lavoro essenziale, spesso invisibile, affidato a società che vincono gare con logiche al ribasso, comprimendo costi e, troppo spesso, tutele. Il caso De Persiis ha riacceso il dibattito su una modalità operativa sempre più diffusa: la raccolta con un solo operatore. Un metodo che dovrebbe essere eccezione, ma che in molti comuni italiani è diventato prassi, spesso in assenza di tecnologie in grado di compensare la mancanza di personale”, ha dichiarato Bruno Barbona, segretario regionale del PCI.

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Barbona si è espresso senza giri di parole: “Questo è un omicidio sul lavoro. Un sistema che accetta il rischio come parte del preventivo non può dirsi sostenibile. Si continua a sacrificare la sicurezza in nome del margine di guadagno”.

Chi era Mirko

Chi conosceva Mirko racconta di un uomo serio, riservato, affidabile. Una persona che non si tirava mai indietro, né sul lavoro né nella vita. Non era uno che cercava visibilità, ma si guadagnava il rispetto con la presenza costante e il senso di responsabilità. L’azienda AeT, colpita dalla tragedia, ha diffuso un messaggio di cordoglio in cui lo descrive come “insostituibile, esempio di umanità e professionalità”. Parole sincere, ma che non possono colmare un vuoto che ha radici più profonde.

Una questione nazionale

La morte di Mirko è solo l’ultima in ordine di tempo di un elenco che si allunga ogni mese. I numeri delle morti sul lavoro in Italia sono impietosi e mostrano un Paese ancora lontano da una vera cultura della prevenzione. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (Inail), nel 2024 il Lazio è stata la prima regione italiana per l’aumento di morti sul lavoro, con 107 vittime, 18 in più rispetto al 2023. Occorre fare di più. Non si tratta solo di leggi o sanzioni. Il problema è più profondo: riguarda la visione stessa del lavoro e la dignità che viene o non viene riconosciuta a chi lo svolge ogni giorno, spesso nell’indifferenza generale.

In molti casi, a essere fragili non sono solo le attrezzature o le dotazioni, ma i modelli organizzativi. Come quello del “monoperatore”, pensato per ridurre i costi e non per proteggere le persone. Come se un lavoratore potesse essere sostituito da un sistema automatico, o come se la presenza di un collega fosse un lusso e non una misura minima di sicurezza.

La necessità di cambiare rotta

Il comunicato diffuso dall’Amministrazione comunale di Valmontone ha espresso rispetto e cordoglio, invitando la cittadinanza a partecipare alle esequie, che avranno luogo a Zagarolo, comune originario della famiglia De Persiis, presso la storica Chiesa di San Pietro, edificata tra il 1717 e il 1722. Ma oltre ai saluti formali, serve altro. Serve che ogni comune, ogni azienda, ogni ente appaltante riveda le proprie scelte operative. Serve che ogni sindaco si domandi se la gara d’appalto più conveniente sia anche la più giusta.

Perché Mirko non era un numero. Era una persona, un padre, un collega, un amico. E il suo lavoro, apparentemente semplice, è uno di quelli su cui si fonda la vivibilità delle nostre città. Raccoglieva rifiuti, ma non era invisibile. E non può essere morto nel silenzio.

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