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Morire per non tornare a scuola: la tragica storia di Paolo Mendico e le ombre mai affrontate

Secondo la famiglia, Paolo subiva da anni vessazioni quotidiane: prese in giro per i capelli lunghi e biondi (“Paoletta”, “femminuccia”, “Nino D’Angelo”)
Di Alessandra Monti
Paolo Mendico, suicidio Latina

Negli ultimi giorni, la comunità di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, è in lutto. Il 14enne Paolo Mendico — che proprio l’11 settembre scorso, poche ore prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, si è tolto la vita nella sua cameretta — lascia dietro di sé non solo il vuoto di una famiglia, ma domande pesanti riguardo al ruolo della scuola, degli adulti, delle istituzioni. E una vicenda che sta scuotendo il paese, spingendo all’esame della coscienza collettiva.

Il fatto a Santi Cosma e Damiano: chi era Paolo Mendico

Paolo Mendico aveva 14 anni — ne avrebbe compiuti 15 a novembre — ed era un ragazzo che coltivava passioni semplici ma intense: la musica, la pesca, l’affetto delle persone vicine. Il giorno della tragedia era l’11 settembre 2025, quando è stato ritrovato morto nella sua stanza, poche ore prima che riprendessero le lezioni.

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Secondo la famiglia, Paolo subiva da anni vessazioni quasi quotidiane: prese in giro per i capelli lunghi e biondi (“Paoletta”, “femminuccia”, “Nino D’Angelo”), insulti, esclusioni, aggressioni verbali; talvolta anche fisiche nelle scuole elementari e medie. La madre ha raccontato che il ragazzo era sempre stato “benvoluto da chi lo conosceva davvero” ma che negli ultimi tempi stava diventando evidente quanto fosse isolato, quanto avvertisse la scuola come un luogo pesante.

Le indagini: Procura, Ministero e le prove raccolte

La Procura di Cassino ha aperto un fascicolo contro ignoti — non ancora con persone formalmente iscritte come indagati — con l’ipotesi di istigazione al suicidio. L’autopsia è stata disposta.

Tra le attività investigative: il sequestro del cellulare di Paolo, dei suoi dispositivi (computer, console), e dei telefoni – sempre con computer – di alcuni coetanei. Il fine è verificare i contenuti delle chat scolastiche e delle conversazioni online che potrebbero aver alimentato il clima opprimente.

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Il Ministero e la scuola

Parallelamente all’inchiesta penale, è stata avviata un’ispezione dal Ministero dell’Istruzione, su ordine del ministro Giuseppe Valditara. Ispettori sono intervenuti nella scuola superiore che Paolo frequentava (l’I.T.I. Pacinotti), ma anche negli istituti precedenti, frequentati durante le elementari e le medie. La dirigente scolastica ha dichiarato che non risultano denunce formali presentate dai genitori alla sua attenzione, né richieste di colloqui specifici per denunciargli fenomeni di bullismo così gravi da attivare protocolli emergenziali.

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Il borgo di Santi Cosma e Damiano e lo sdegno collettivo

Le reazioni della famiglia

I genitori di Paolo, insieme al fratello maggiore, Ivan Roberto, hanno denunciato pubblicamente ciò che definiscono una lunga serie di allarmi ignorati. Il fratello ha scritto anche una lettera indirizzata al Ministro Valditara e al Presidente del Consiglio, chiedendo responsabilità, ascolto, tutela, e che la tutela non sia solo retorica. “Le parole possono essere carezze, oppure pugni”, ha scritto la madre Simonetta, in un post sui social.

La comunità reagisce

C’è una forte mobilitazione. È prevista una fiaccolata per sabato 20 settembre 2025 a Santi Cosma e Damiano, organizzata dalla parrocchia locale, con partenza da Via Randaccio alle 20:00 (raduno alle ore 19:45 nei pressi della caserma dei carabinieri) e arrivo al Santuario dei Santi Cosma e Damiano. L’arcivescovo Luigi Vari sarà presente. La comunità intende ricordare Paolo, ma anche ribadire che il dolore non venga ignorato, che la scuola e tutti i soggetti coinvolti non restino in silenzio.

I punti oscuri e le domande che restano sul suicidio di Paolo

  • Cosa significano “denuncia” e “segnalazione” nel vissuto della famiglia? I genitori affermano che ci sono state decine di segnali, verbalmente e in chat, fin dalla scuola elementare; la scuola invece sostiene che non sono mai arrivati, o comunque non in forma tale da attivare gli strumenti di tutela.
  • Quanto ha contato il cyberbullismo? Le conversazioni online, i gruppi chat della classe, i dispositivi sequestrati sono elementi centrali delle indagini: ma resta da capire in che misura abbiano aggravato o accelerato la sofferenza di Paolo.
  • Ruolo degli insegnanti e dei dirigenti scolastici: cosa hanno visto, cosa hanno fatto, cosa avrebbero potuto fare ma non hanno fatto. Quale responsabilità ha la scuola nell’avere, o non aver, attivato protocolli interni, interventi di ascolto, il coinvolgimento dei servizi sociali.
  • L’efficacia degli strumenti di prevenzione: dalla legge sul bullismo all’educazione emotiva, alla formazione degli insegnanti; se e come sono stati applicati in questo caso.

Perché questa storia importa: oltre il singolo caso

Questa vicenda non è “solo un’altra cronaca di bullismo”. È il riflesso di un sistema che fa fatica a riconoscere troppo tardi che alcuni segnali non sono da sottovalutare. È la prova — tragica — che parlare non basta, che segnalare non è sempre ascoltato, che le istituzioni scolastiche (non tutte, ma in molti casi) non dispongono degli strumenti necessari o non li attivano.

Anche psicologi ed esperti fanno notare che adolescenti esposti a derisioni a identità di genere, stereotipi, aspettative rigide — tutti temi che emergono in questa storia — possono trovarsi socialmente ricattabili, molto vulnerabili. Non è questione solo di “fragilità individuale”, ma di cultura collettiva.

Quali conseguenze legali e culturali potrebbero emergere

  • Se le accertate responsabilità della scuola o dei compagni fossero confermate, si potrebbe configurare non solo l’istigazione al suicidio, ma anche omissione di atti d’ufficio o altre fattispecie relative alla protezione dei minori.
  • Potrebbero nascere istruttorie per valutare se la normativa anti-bullismo vigente sia sufficiente, se gli insegnanti abbiano formazione adeguata, se le pratiche scolastiche di “ascolto” vengano attivate realmente quando necessario.
  • Sul piano culturale, è probabile che questa vicenda contribuisca a rafforzare le richieste di educazione emotiva, consapevolezza dell’identità, lotta agli stereotipi.

La morte di Paolo Mendico scuote l’Italia intera. È la storia di un ragazzo che non ha retto il peso del non sentirsi accolto, protetto, ascoltato. È la storia di adulti — nella scuola, tra le istituzioni, nella società — che forse hanno sbagliato nell’interpretare la portata del dolore giovanile.

La fiaccolata che si svolgerà sabato è un momento non solo di ricordo, ma di responsabilità. Perché se non cambiamo la maniera in cui rispondiamo ai segnali di sofferenza, rischiamo che altri nomi si aggiungano a quello di Paolo. E nessuna legge, nessun protocollo, nessuna parola può rimediare a un silenzio troppo lungo.

 
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Cronaca

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