Dodici attività chiuse o sospese, quasi tre tonnellate di alimenti sequestrati e sanzioni per oltre 50mila euro. È il bilancio dei controlli condotti nell’ultimo quadrimestre dai Carabinieri del Nas di Viterbo sulla sicurezza alimentare e sanitaria in diversi comuni della provincia, con verifiche che hanno riguardato bar, pasticcerie, ristoranti, minimarket, supermercati, pet-food, una struttura per anziani e un centro estetico.
Sicurezza alimentare nel Viterbese, le irregolarità emerse nei locali pubblici
L’attività ispettiva ha toccato più settori, con un’attenzione particolare agli esercizi nei quali la conservazione degli alimenti, l’igiene degli ambienti e la corretta gestione delle procedure interne hanno un impatto diretto sulla tutela dei consumatori. Le verifiche hanno interessato tre bar-pasticcerie nei comuni di Viterbo e Civita Castellana, sette attività di ristorazione, comprese alcune cucine etniche, nei territori di Viterbo, Tarquinia, Montefiascone, San Lorenzo Nuovo e Gradoli, oltre a una tavola calda del capoluogo.
In diversi casi sono state rilevate carenze igienico-sanitarie e strutturali giudicate gravi e diffuse. Una situazione tale da portare alla sospensione di otto esercizi di somministrazione fino al ripristino dei requisiti richiesti. Il dato indica un livello di attenzione elevato su locali frequentati ogni giorno da cittadini, famiglie, lavoratori e turisti, soprattutto in un’area della Tuscia nella quale bar, ristoranti e tavole calde rappresentano una parte rilevante della vita quotidiana e dell’economia locale.
Le contestazioni non si sono fermate agli ambienti. In sei delle attività controllate è scattato il sequestro amministrativo di alimenti non tracciati, scaduti o con Termine Minimo di Conservazione superato. Altri prodotti erano conservati in condizioni non idonee, senza garanzie sufficienti contro contaminazioni o deterioramento nocivo. Il quantitativo sequestrato in questa prima area di intervento è di circa 1.600 chili. Le violazioni amministrative contestate ammontano a 19.500 euro.
Alimenti sequestrati e tracciabilità: perché i controlli Nas incidono sulla tutela dei consumatori
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la tracciabilità. Sapere da dove arriva un alimento, come è stato conservato e quale percorso ha seguito prima di arrivare sul banco o nel piatto non è un dettaglio burocratico. È una condizione essenziale per risalire alle responsabilità, isolare eventuali partite non conformi e prevenire rischi per la salute.
Nel caso degli alimenti con scadenza superata o conservati in modo improprio, il problema non riguarda soltanto la qualità commerciale del prodotto. Temperature non corrette, promiscuità negli stoccaggi, confezioni prive di documentazione e ambienti non adeguati possono creare condizioni favorevoli al deterioramento. Per questo i controlli nei luoghi di vendita e somministrazione assumono un valore concreto: intervengono prima che il consumo possa trasformarsi in un rischio.
La provincia di Viterbo è stata interessata da un’azione estesa, non concentrata su un solo comune o su un’unica tipologia di esercizio. Il quadro emerso mostra una rete di verifiche capillari, con provvedimenti differenziati in base alla gravità delle situazioni riscontrate: dalla sanzione alla sospensione, fino alla chiusura di depositi e attività.
Minimarket e supermercati, chiusi depositi e sequestrati altri 1.335 chili di prodotti
Un altro capitolo dei controlli ha riguardato un supermercato e tre minimarket etnici nei comuni di Viterbo, Capranica e Tuscania. In queste attività sono state accertate carenze dei requisiti minimi previsti, con provvedimenti immediati adottati sul posto. Nel caso del supermercato è stata disposta la chiusura del deposito di derrate alimentari. Per due minimarket, invece, il provvedimento ha riguardato la chiusura totale dell’attività.
Anche in questo caso sono stati sequestrati alimenti in via amministrativa. Il quantitativo complessivo raggiunge 1.335 chili di prodotti vari, conservati in condizioni ritenute non idonee a garantire l’assenza di contaminazioni o deterioramento. Una parte della merce era priva della documentazione necessaria a dimostrarne la tracciabilità.
Le sanzioni contestate per questa area di intervento arrivano a 18.000 euro. Sommate ai sequestri effettuati nei locali di somministrazione, le quantità di alimenti sottratte alla vendita o al consumo sfiorano le tre tonnellate, per un totale di circa 2.935 chili. È un numero che rende immediata la dimensione dell’operazione e chiarisce l’impatto reale delle verifiche: non episodi isolati, ma un insieme di situazioni nelle quali le regole di conservazione, igiene e documentazione non risultavano rispettate.
Pet-food e mangimi, 213 confezioni sotto sequestro per etichette non conformi
I controlli hanno riguardato anche il settore degli alimenti per animali da compagnia. Nei comuni di Canino e Civita Castellana, in due attività impegnate nella produzione e distribuzione di mangimi e pet-food, compresa la vendita on-line, sono state sequestrate 213 confezioni con etichettatura non conforme alla normativa vigente.
Il tema interessa un mercato in forte crescita, nel quale i consumatori acquistano sempre più spesso prodotti per cani e gatti attraverso canali digitali. Proprio per questo l’etichetta assume una funzione decisiva: deve permettere a chi compra di conoscere composizione, indicazioni, caratteristiche e modalità d’uso. Quando le informazioni non rispettano le regole, viene meno un presidio importante di trasparenza.
Per queste irregolarità sono state contestate sanzioni amministrative pari a 4.000 euro. Il controllo sul pet-food conferma l’ampiezza dell’intervento, che non si è limitato alla ristorazione o alla vendita alimentare tradizionale, ma ha incluso anche filiere connesse al benessere degli animali domestici.
Struttura per anziani e centro estetico: chiusura a Fabrica di Roma, sospensione a Ronciglione
L’attività dei Nas ha interessato anche il settore sanitario e assistenziale. A Fabrica di Roma, durante accertamenti presso una struttura alloggio per anziani, è emersa l’assenza della prescritta autorizzazione al funzionamento. Il provvedimento adottato ha portato alla chiusura della struttura. La violazione contestata ammonta a 8.333 euro.
Si tratta di un ambito particolarmente delicato, perché coinvolge persone fragili e richiede requisiti organizzativi, autorizzativi e gestionali precisi. La presenza di un titolo regolare non è un passaggio formale: serve a garantire che l’attività venga svolta nel rispetto delle condizioni previste per accoglienza, assistenza e sicurezza.
A Ronciglione, invece, i controlli hanno riguardato un centro estetico. La presenza di addette non qualificate ha portato alla sospensione dell’attività. In questo caso sono state contestate violazioni per un totale di 1.000 euro. Anche nel settore estetico le qualifiche professionali sono un presidio di tutela per gli utenti, soprattutto quando i trattamenti comportano l’utilizzo di strumenti, prodotti e procedure che richiedono competenze specifiche.
Multe per oltre 50mila euro e un messaggio chiaro alle attività della Tuscia
Il bilancio complessivo delle violazioni amministrative supera i 50mila euro: 19.500 euro per bar, pasticcerie, ristoranti e tavola calda; 4.000 euro per pet-food e mangimi; 18.000 euro per supermercato e minimarket; 8.333 euro per la struttura destinata agli anziani; 1.000 euro per il centro estetico. Il totale arriva a 50.833 euro.
Oltre alla cifra, conta la natura dei provvedimenti. Le chiusure e le sospensioni non sono misure simboliche: incidono sull’operatività delle attività e restano in vigore fino al ripristino delle condizioni richieste, quando previsto. Per gli esercenti significa dover intervenire su locali, procedure, documentazione, requisiti professionali e gestione delle merci. Per i cittadini significa sapere che i controlli non riguardano solo il momento della vendita, ma l’intera catena che precede il consumo o l’erogazione del servizio.
Nel Viterbese l’operazione restituisce una fotografia netta: la sicurezza alimentare e sanitaria passa da regole quotidiane, spesso poco visibili al cliente, ma determinanti. Celle frigo, depositi, etichette, autorizzazioni, qualifiche del personale, scadenze e documenti non sono dettagli amministrativi. Sono la parte nascosta della fiducia che ogni cittadino ripone in un locale, in un negozio, in una struttura assistenziale o in un servizio alla persona.
