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29 Novembre 2022

Pubblicato il

Din Don Dan

Natale: “E’ nato per voi un Salvatore”

di Redazione
Dio ha voluto che la sua Parola diventasse Carne. E’ questo il mistero del Natale. Dio prende carne, Dio diventa uno di noi
il capocordata
Il Capocordata

Dio agisce nella storia (Lc. 2, 1-14)

Come spesso avviene nel suo vangelo, Luca inserisce le vicende di Gesù all’interno della “grande storia” del suo tempo. E’ questa la funzione del riferimento iniziale al censimento (v. 1) ordinato da Cesare Augusto: mostrare come Dio rende la storia degli uomini luogo di rivelazione della sua salvezza.

La nascita di colui che era stato annunciato come un grande sovrano e Figlio di Dio da Gabriele avviene in occasione di un censimento, strumento di oppressione che serviva ai sovrani per ripartire il computo delle tasse e calcolare i sudditi a disposizione per il servizio militare.

In questo caso, tuttavia, con il suo decreto Augusto diviene strumento inconsapevole della volontà di Dio, perché, imponendo a Giuseppe di tornare a Betlemme con Maria sua sposa per farsi registrare, pone le premesse perché Gesù nasca nella città d’origine del suo illustre antenato Davide.

Sottolineando la primogenitura di Gesù (v. 6), Luca intende indicare in Gesù l’erede autentico della stirpe del grande re d’Israele. Dio guida la storia servendosi di ogni persona e occasione per realizzare il suo piano salvifico.

Una nascita “ultima” per gli “ultimi”

Nella seconda scena del nostro brano (vv. 6-7) si racconta l’estrema povertà e semplicità in cui avviene la nascita di Gesù. Ambientandola nello scenario umile di una mangiatoia, Luca mostra fin dall’inizio la differenza di questo sovrano, anticipando quello che sarà il programma della sua missione e del suo Regno: “Mi hai mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (4, 18-19).

Fin dalla sua nascita, Gesù è presentato nella sua solidarietà verso gli esseri umani, in particolare verso gli ultimi. Non a caso, Luca nel suo vangelo evidenzierà questa vicinanza di Gesù agli emarginati del suo tempo (peccatori, pubblicani, donne).

Questa destinazione privilegiata della salvezza di Dio agli esclusi e ai più poveri trova la sua dimostrazione più evidente nell’apparizione angelica ai pastori (vv. 9-14). Nelle tenebre della notte e della vita anonima di quegli uomini sfolgora la luce del Signore. Dal timore iniziale i pastori sono esortati a gioire per accogliere il segno di salvezza che Dio dona, pur nella paradossalità di un Salvatore, Messia e Signore nato in una mangiatoia.

Questa salvezza raggiunge i pastori nell’ “oggi” della loro vita: si tratta di un avverbio ricorrente in Luca, che lo utilizza per ricordare come Dio agisce non solo nella storia universale, ma anche nelle vicende di ogni singola persona. La nascita di Gesù è motivo di gioia non solo sulla terra, ma anche nei cieli: l’inno intonato dagli angeli esprime la portata cosmica dell’evento annunciato, che sarà motivo per glorificare Dio e portatore del dono messianico della pace per gli uomini e le donne di tutta la terra.

Giov. 1, 1-18

A differenza dei vangeli di Matteo e Luca, che includono i “racconti dell’infanzia” di Gesù, l’evangelista Giovanni, che leggeremo nella Messa del giorno di Natale, pone all’inizio una riflessione sul mistero del Verbo divino, che ha assunto la carne umana ed è venuto a rivelare Dio all’umanità.

Il prologo si apre fornendo uno sguardo nell’eternità in cui “la Parola” (il Verbo) vive presso Dio, essendo egli stesso Dio. Il Signore Dio crea l’universo mediante la Parola (il Verbo), “in principio” (v.  1) egli è la “vita” (v. 4) e la “luce” (v. 5) degli esseri umani, che viene partecipata a loro da colui che viene nel mondo come luce vera (v. 10). Se alcuni preferiscono le tenebre alla luce, altri invece hanno accolto questa luce avendo creduto in lui. La fede è, per l’evangelista Giovanni, condizione per partecipare della vita divina diventando suoi figli.

Al centro dell’intero prologo sta l’affermazione del v. 14: “E il Verbo (la Parola) si fece carne”. Il Verbo divino si è fatto carne, manifestando la sua “gloria”, termine usato per esprimere l’essenza e la presenza divina. La Parola (Logos) divina non disdegna di prendere la carne umana, condividendone la fragilità: è il vertice della condiscendenza amorosa di Dio verso l’umanità.

Avendo assunto la condizione degli uomini, il Verbo partecipa loro la verità e la grazia di Dio, rivelando loro il volto di quel Dio finora rimasto nascosto, ma che ora risplende pienamente in Gesù Cristo, Figlio unigenito di Dio, fatto uomo.

Attendevamo il Potente ed è giunto a noi un Bambino; attendevamo il Santo ed è venuto a noi un Uomo disposto a condividere la nostra vita. Con Lui, Dio non ha più voluto essere solo Parola: Dio ha voluto che la sua Parola diventasse Carne. E’ questo il mistero del Natale: è tutto qui, ed è magnifico. Dio prende carne, Dio diventa uno di noi, Dio accetta di ferirsi, di lacerarsi, addirittura di morire per cambiare la nostra vita.

E’ questa la consolazione e la speranza del Natale. Questa storia non è più solo la storia degli uomini e delle donne, una storia intrisa di lacrime e di sangue, di dolore e di fatica, ma è la stessa storia di Dio, perché qui, tra noi, Dio ha piantato la sua tenda.

Il Capocordata.

Bibliografia consultata: Filannino, 2021; Laurita, 2021.

 

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