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28 Gennaio 2023

Pubblicato il

Non è cambiato niente

Natale nelle terre terremotate, dicembre 2022

di Redazione
Abbiamo vissuto questi due anni chiedendoci: "Per chi suona la campana?", "Suona  per tutti noi, anche per te"
Accumoli, quel che resta del grazioso borgo dopo il sisma del 2016
Accumoli, quel che resta del grazioso borgo dopo il sisma del 2016

Sono anni che racconto, senza speranza di essere ascoltata, la situazione che vivono i superstiti del terremoto del 2016 nei territori di Accumoli, Amatrice (Comuni in provincia di Rieti) e Arquata del Tronto (provincia di Ascoli Piceno). Potrei direttamente fare un copia-incolla di quello che ho scritto negli anni passati. La situazione purtroppo è rimasta sempre uguale, ad Accumoli infatti non è cambiato niente.

Nessuna pietra è stata spostata e i cantieri tanto decantati possiamo sognarceli solo la notte, quando apriamo le porte delle nostre SAE (soluzioni abitative d’emergenza), che malgrado gli anni hanno resistito alle avversità climatiche e alle incompetenze di costruzione. Ho sempre raccontato le vicende locali con passione e con amore. Adesso invece sono arrivata a un tal punto di saturazione, che provo solo dispiacere e distacco verso il territorio che abito e che ho sempre apprezzato, ma che purtroppo non lascia vivere le persone.

Guardando il paesaggio attorno, appare tutto stupendo, rifinito dalla bacchetta di un mago o di un Dio che un giorno scelse questi luoghi per essere la dimora di Adamo ed Eva, il Paradiso sulla Terra. Purtroppo la situazione è ben diversa: “Noi residenti siamo le vittime di un incantesimo che ci ha condannato a un lungo sonno, dove svegliarsi è quasi impossibile, perché ancor prima di aprire gli occhi, crudele arriva la morte che ogni giorno si porta via qualcuno”.

Abbiamo vissuto questi due anni chiedendoci: “Per chi suona la campana” (Romanzo del 1940) raccontato molto bene da Ernest Hemingway” nel suo libro, “Suona  per tutti noi” (Celebre verso di una poesia di John Donne). Le persone continuano a morire, i vecchi sono stati i primi, poi sono arrivati quelli più giovani appartenenti alla categoria dei fragili.

Negli ultimi due anni c’è stato in paese un vero sterminio di persone. Chi poteva, soprattutto i ragazzi, hanno lasciato queste terre dove lavorare sembrava un miraggio. Sono rimaste le persone anziane che percepiscono la pensione, e qualche quarantenne anche cinquantenne che vengono ingaggiati a lavorare nelle ditte ad Amatrice, dove c’è più movimento, oppure ad Arquata malgrado i cantieri siano minori.

Vengono penalizzate le donne a cui trovare un lavoro rimane difficile soprattutto se si richiede forza fisica. Gli anni passano, le persone invecchiano sempre più e ricollocarle nel mondo del lavoro diventa ogni giorno più arduo. Una delle pecche più grosse di questa amministrazione, ad Accumoli, che poi da 18 anni è sempre la stessa, malgrado diverse sostituzioni di facciata, è stata quella di non aver dato spazio al lavoro per le persone che hanno scelto di rimanere sul territorio

Il gruppo consiliare fin dall’inizio si è rivelato molto fragile con le dimissioni di parecchi suoi membri che sembrano uscire dal portone d’ingresso principale e rientrare dalla porta laterale come d’incanto, tanto che ormai non è più una sorpresa la ricomparsa di assessori e consiglieri che sembravano svaniti nel tempo, ma è divenuta “ordinaria amministrazione”.

L’importante è non lasciare mai il timone della barca ad altre mani che potrebbero rivelarsi più concludenti. Siamo allo sfascio totale, abbiamo un nuovo commissario, si vocifera Castelli già sindaco di Ascoli Piceno e senatore della Repubblica. Al di là del colore politico, se mai oggi esista ancora una destra o una sinistra, a me questi partiti sembrano tutti uguali, indegni di rappresentare i cittadini al governo.

Questo commissario si spera che venendo da Ascoli Piceno conosca meglio i territori terremotati quindi può essere avvantaggiato nel lavoro di ricostruzione sul territorio. Legnini ci ha lasciati con più problemi di quelli che avevamo prima, in ogni caso adesso noi terremotati abbiamo tutti un’identità digitale e le pratiche si possono sveltire, così si esprimeva l’ex commissario.

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Raccontarlo alle persone anziane sembra quasi una presa in giro, loro volevano la casa altro che identità digitale, e poi un computer o uno smarartphone non è che lo sanno maneggiare tutti.

Il presidente uscente della regione Lazio, Nicola Zingaretti – oltre a inaugurare una scuola per bambini mai nati e senza la speranza di nascere, che rimane al momento una costruzione fantasma dispersa tra le abitazioni del villaggio Sae di Accumoli – anche lui non è stato di grosso aiuto per la famosa ricostruzione. Ci è stato donato anche un campetto sportivo con un telo che ricopre la struttura e che alla prima neve è miseramente crollato.

Sicuramente far correre i quattro vecchietti rimasti è salutare, così vengono eliminati subito e si riduce la popolazione.  I cantieri aperti al momento ad Accumoli sono quelli per la costruzione dell’albergo donato dagli alpini in località Madonna delle Coste e che ci auguriamo tutti venga finito al più presto e il ripristino della strada comunale che sale in paese. Ci sono poi dei progetti di restauro anche per il cimitero del paese.

In qualche frazione qualche edificio sta lentamente provando a partire, naturalmente tutto con molta calma, tanto i cittadini possono aspettare, per ricordare una ricostruzione definitiva bisogna divenire immortali. La gente è ogni giorno più scoraggiata, ormai quasi ci vergogniamo a parlare di ricostruzione, quasi fosse una bestemmia da non pronunciare.

Alla fine tutto ciò che rimane è solo la fede e la speranza che i due frati francescani – voluti ad Accumoli da monsignor Domenico Pompili – portano tra la comunità, offrendo anche un servizio di trasporto per le persone anzianesenza patente che debbono recarsi a fare qualche esame medico oppure della semplice spesa.

Qualcuno ancora ci assiste da lassù. Tutte le associazioni, comitati nati dopo il sisma, lentamente vanno sparendo, anche se la loro dipartita non è stata avvertita da nessuno, perché sono stati poco presenti sul territorio. Ogni tanto nasce qualche nuovo consorzio o comitato, cambiano i nomi delle associazioni ma alla fine sono sempre gli stessi a partecipare, stile “Il Gattopardo”, tutto cambia per rimanere come prima.

I non residenti tornano sempre meno in paese perché senza casa e strutture dove appoggiarsi per soggiornare, diventa inutile e costosa la permanenza ad Accumoli. Questo Natale sarà ancora più triste degli altri, soprattutto perché tante persone ci hanno lasciato. Si prova a ricostruire tra i dispersi rimasti, a popolare i villaggi SAE, a far respirare l’atmosfera natalizia.

La vigilia si seguirà il solito menù delle nostre zone: frittellipasta con il tonno e pesce. A Natale invece il timballo ovvero le lasagne, arrosto per secondo e dolci vari. La nostra speranza per il nuovo anno è di vedere la Ricostruzione sia dei nostri territori che quella morale dei cuori, dimenticata negli anni. (Roberta Paoloni)

 
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