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28 Settembre 2021

Pubblicato il

Il dibattito

Omicidio Colleferro, Arci Roma non ci sta al ritratto di periferia “brutta, sporca e cattiva”

di Redazione
Arci Roma interviene nello scambio tra Patanè e Morassut su Colleferro: "Sminuente definirla periferia, violenza va affrontata come comunità"
Arci Roma Colleferro
Lutto per Willy a Colleferro

“L’alta presenza della circolistica e di soci Arci nei territori tra i Comuni di Artena e Colleferro e il ruolo di Arci Roma nel dibattito politico ci impongono un commento allo scambio di battute infelici apparso e diffuso dall’Agenzia di stampa Dire.

Lo scambio è avvenuto tra due esponenti dello stesso partito politico che dipingono una periferia ‘brutta, sporca e cattiva’. Ritratto che getta un velo cupo sulla città che si sottintende piena di luci, servizi e buona qualità della vita.

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In particolare Roberto Morassut, sottosegretario all’Ambiente, ha affermato nel post apparso oggi che ‘la periferia è sempre stata violenta [..] i margini producono sempre violenza’”. Così, in una nota apparsa su Facebook, Arci Roma interviene nel botta e risposta che ha visto contrapposti il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Morassut, e il consigliere regionale Eugenio Patanè.

Fatti di Colleferro, risponde Arci Roma

“Partendo dalla considerazione che definire Artena e Colleferro periferie di Roma, sia pur nella versione metropolitana, ci appare sminuente nei confronti dei loro cittadini. Ci viene da rilevare piuttosto facilmente che nelle metropoli di tutto il mondo la violenza è un dato statisticamente strutturale.

Spesso avviene al centro delle città dove si fanno investimenti si conquistano zone di spaccio, di violenza, di degrado. Tanti sono i quartieri anche della Capitale, purtroppo, che conoscono questi fenomeni con luci e ombre da anni. Lo sanno bene associazioni, luoghi di aggregazione, presidi sociali autorganizzati e ecclesiastici che, spesso in isolamento, ogni giorno lottano contro il diffondersi di questi fenomeni”.

Sottolinea Arci Roma: “Riteniamo che sarebbe più corretto affrontare questi episodi nella loro globalità e con maggiore approfondimento. Un primo passo sarebbe piuttosto quello di ripulire le narrazioni dagli elementi tossici: un certo modo di raccontare i giovani, un certo modo ideologico ed edulcorato di raccontare la provincia italiana e i suoi problemi”.

Mino Massimei, del Circolo Arci Montefortino di Artena, dichiara nella nota: “Aspettavamo, ci dispiace dirlo, un attacco dalla politica sconclusionato e privo di fondamento, che con buona pace è arrivato. La crisi della classe dirigente è sotto gli occhi di tutti. Sarà forse anche questo un problema e una delle cause della sottovalutazione dei fenomeni criminali che portano a certi atti?”.

Si legge ancora: “Quello che è successo è purtroppo analogo a quanto accadde ad Alatri e nel quartiere San Lorenzo di Roma.

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Fare la differenza: come risponde la comunità

La differenza è su come si interroga la comunità, sull’assenza di luoghi deputati alle analisi e alle riflessioni dei cittadini, sulle istituzioni dei partiti, dei sindacati e del terzo settore. Come si vede le storie di ordinaria criminalità possono accadere ovunque. Noi ci siamo ancora sui territori e le nostre sedi sono sempre pronte al confronto con chiunque voglia discutere seriamente sul disagio, le devianze, prevenendo la brutalità e la follia di un momento. A queste tragedie si deve rispondere come comunità– conclude Arci Roma.

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Le diatribe, le analisi solitarie non aiutano ad interrogarsi confrontandosi con le istituzioni e assumendo, ognuno, le proprie responsabilità. Le porte dei nostri circoli, spazi fisici di confronto e non bacheche virtuali, sono da sempre aperte ad accogliere dibattiti e confronti in merito evitando così sbrigativi post privi di approfondimento. La responsabilità ci impone di interrogarci tutti”.

 
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