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Omicidio di Capena: tre giovani arrestati per la morte del giostraio 49enne

Il giostraio sarebbe stato colpito con estrema violenza, riportando lesioni gravissime in diverse parti vitali
Di Simone Fabi
Carabinieri a Capena
Carabinieri a Capena

A poco meno di un mese dal tragico episodio che ha scosso la comunità di Capena (Rm), i Carabinieri della Compagnia di Monterotondo hanno eseguito tre ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di due 19enni e di un 24enne italiani, ritenuti gravemente indiziati del reato di omicidio volontario aggravato in concorso.

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Omicidio Capena, indagini Carabinieri: tre giovani arrestati

I provvedimenti, emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Tivoli su richiesta della Procura della Repubblica, sono il risultato di un’indagine condotta in modo serrato e coordinato, che ha permesso di ricostruire nei dettagli la dinamica dell’aggressione costata la vita a Stefano Cena, giostraio di 49 anni, deceduto il 14 ottobre dopo dieci giorni di agonia.

Le misure cautelari sono state eseguite nelle prime ore del mattino. I tre indagati, dopo le formalità di rito, sono stati trasferiti presso la Casa Circondariale di Rebibbia, dove restano a disposizione dell’Autorità giudiziaria. È bene ricordare che, come previsto dall’ordinamento, i soggetti coinvolti devono essere considerati presunti innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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Omicidio del giostraio di Capena: arrestati tre ragazzi

L’indagine, diretta dal Pubblico Ministero della Procura di Tivoli e condotta dai Carabinieri della Stazione di Capena con il supporto della Sezione Operativa di Monterotondo, si è sviluppata con un approccio combinato tra strumentazioni tecnologiche avanzate e metodi investigativi tradizionali. Gli investigatori hanno analizzato ore di filmati provenienti dai sistemi di videosorveglianza della zona e incrociato i dati con analisi telefoniche e testimonianze dirette raccolte tra i presenti alla scena dell’aggressione.

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L’attività ha permesso di delineare una ricostruzione precisa dei fatti, individuando con chiarezza il contesto e i protagonisti del violento episodio. Secondo quanto emerso, la lite sarebbe nata da futili motivi, degenerando rapidamente nel corso della giornata del 5 ottobre.

Un primo diverbio nel pomeriggio tra la vittima e uno degli indagati, entrambi impegnati nel contesto della gestione di una giostra, avrebbe innescato un’escalation culminata in un’aggressione di gruppo nella tarda serata.

Ricostruzione aggressione giostraio di Capena

Nella serata del 5 ottobre, la situazione è degenerata in modo irreversibile. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Stefano Cena sarebbe stato prima circondato e poi colpito ripetutamente da un gruppo di giovani, tra cui i tre arrestati. Tutti, secondo le indagini, collaboravano alle attività della giostra gestita dal fratello della vittima.

Nonostante le violente percosse iniziali, Cena era riuscito a divincolarsi e ad allontanarsi dal gruppo. Tuttavia, accortosi che la moglie si trovava in una situazione di pericolo, avrebbe tentato di tornare indietro per soccorrerla.

In quel momento sarebbe stato raggiunto di nuovo e colpito con estrema violenza, riportando lesioni gravissime in diverse parti vitali. L’uomo è caduto a terra, privo di sensi, mentre la scena si trasformava in un momento di caos e panico tra i presenti.

Solo l’intervento dei Carabinieri, allertati da alcuni testimoni, ha impedito che la situazione degenerasse ulteriormente. Gli agenti sono riusciti a fermare l’inseguimento che i presunti aggressori avevano avviato nei confronti del figlio della vittima, accorso per difendere i genitori.

Cena è stato soccorso e trasportato d’urgenza in ospedale, dove è rimasto ricoverato per diversi giorni. Nonostante i tentativi dei medici, le lesioni riportate si sono rivelate troppo gravi: il 14 ottobre, dopo nove giorni di agonia, è stato dichiarato il decesso.

Procura di Tivoli e dinamica omicidio di Capena

L’attività investigativa, avviata immediatamente dopo l’aggressione, è stata intensa e metodica. I Carabinieri hanno operato in stretta collaborazione con la Procura della Repubblica di Tivoli, che ha diretto ogni fase delle indagini con un approccio definito dagli stessi inquirenti “rapido, incisivo e coerente con la gravità dei fatti”.

L’uso integrato delle tecniche di analisi digitale e delle testimonianze tradizionali ha permesso di costruire un quadro probatorio solido, sufficiente per richiedere e ottenere l’emissione delle misure cautelari. La Procura ha sottolineato come la collaborazione costante tra le sezioni territoriali dei Carabinieri e la direzione investigativa abbia consentito di arrivare agli arresti a meno di un mese dai fatti, garantendo una risposta immediata alla comunità locale, fortemente colpita dall’accaduto.

Indagini ancora in corso per identificare altri possibili partecipanti

Il caso ha scosso profondamente Capena, una cittadina dell’hinterland romano. La morte di Stefano Cena, conosciuto da molti come lavoratore e figura nota nel contesto delle giostre locali, ha lasciato un senso di sgomento e incredulità.

Gli inquirenti, pur avendo individuato tre presunti responsabili, non ritengono conclusa l’indagine. Secondo quanto riferito in una nota ufficiale, proseguono gli accertamenti per identificare “tutte le persone che hanno partecipato, a vario titolo, al gravissimo episodio di sangue”.

Resta inoltre da chiarire in modo definitivo il ruolo dei diversi soggetti presenti durante l’aggressione e l’esatta sequenza degli eventi che hanno portato all’escalation fatale. Gli investigatori non escludono ulteriori sviluppi nelle prossime settimane.

 
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Cronaca

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