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Il racconto

Omicidio Ilaria Sula, Mark Samson confessa: “L’ho accoltellata da dietro, è morta subito”

La ricostruzione spietata dell'ex fidanzato della 26enne, che ha tentato un depistaggio dopo aver commesso l'omicidio
Di Giovanni Montella
Mark Antony Samson, l'omicida di Ilaria Sula
Mark Antony Samson, l'omicida di Ilaria Sula

C’è una linea sottile – a volte quasi invisibile – tra il movente e l’assenza di esso. È in quella zona grigia che si muove la storia di Mark Samson, 23 anni, accusato di aver ucciso l’ex fidanzata Ilaria Sula nella sua abitazione a Roma, mentre i genitori erano in casa. A rendere ancora più inquietante l’intero quadro non è soltanto l’omicidio in sé, ma ciò che è venuto dopo: una strategia di depistaggio orchestrata con lucidità, che ha ingannato familiari, amici e forse anche se stesso.

Omicidio Ilaria Sula, la ricostruzione dell’ex fidanzato

Secondo quanto emerso dalle indagini della sezione omicidi della questura di Roma, supportata dalla polizia scientifica e dal commissariato di San Lorenzo, Samson ha agito con freddezza chirurgica, costruendo una narrazione fittizia, facendo credere a tutti che Ilaria fosse scappata con un altro uomo. Per settimane ha impersonato digitalmente la ragazza, scrivendo messaggi alle sue amiche e mantenendo viva l’illusione di una fuga d’amore improvvisa. Nel frattempo, il corpo di Ilaria giaceva privo di vita, nascosto in una valigia.

Nel lungo interrogatorio con il pubblico ministero e la Gip Antonella Minnuni, Mark Samson ha ripercorso la dinamica dell’omicidio con un tono che, più della violenza del gesto, ha colpito per la sua freddezza. “Le ho dato due coltellate da dietro, con il coltello che avevamo usato per tagliare la mortadella”, ha detto senza esitazioni. Non ci sono state urla, ha raccontato. Solo un’espressione sorpresa e un grido soffocato. “È morta subito”, ha confermato, rispondendo con apparente distacco alle domande della giudice.

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Caso Ilaria Sula, la messinscena di Samson dopo l’omicidio

Il tentativo di Samson di sviare le indagini non si è fermato al silenzio. Ha preso in mano il telefono di Ilaria e ha cominciato a scrivere alle sue amiche. In quelle chat, che oggi fanno parte del fascicolo investigativo, si fingeva la stessa ragazza che aveva appena ucciso. “Sofi, non so se sto per fare una ca**ata, ma vado a casa di un tizio conosciuto per strada”, scriveva. Non un messaggio generico, ma una vera e propria narrazione costruita con l’intenzione di essere credibile.

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Quello che colpisce è la progressione degli eventi successivi. Dopo l’omicidio, Samson ha preso due sacchi della spazzatura dalla cucina, vi ha infilato il corpo, e poi lo ha sistemato dentro una valigia. Lo ha fatto mentre i suoi genitori erano in casa. Nessuna fuga precipitosa, nessuna scena da thriller. Solo silenzio, compostezza, e una frase che il giovane ha detto di aver ricordato in quel momento: “A tutto c’è una soluzione, tranne che ai morti”, parole lasciate in eredità da suo nonno.

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In un passaggio particolarmente disturbante, allega anche la foto di un ragazzo a torso nudo su un’altalena – probabilmente scaricata online – per rendere il racconto più credibile. Quando l’amica di Ilaria comincia a insospettirsi e chiede una videochiamata, la risposta è evasiva: “Non posso ciccia, sono nella m***a, ma riesco a uscirne da sola”. Un tentativo estremo di mantenere in piedi la messinscena, che però si incrina proprio in quel momento. “Ti saluto, chiunque tu sia”, scrive infine l’amica. Il teatro digitale crolla.

 
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