È iniziato a Roma il 22 ottobre l’appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone, la studentessa di 18 anni di Arce, in provincia di Frosinone, uccisa nel 2001. Alla sbarra tornano Franco Mottola, ex comandante della stazione dei carabinieri del paese, il figlio Marco e la moglie Annamaria.
Il nuovo giudizio arriva dopo la decisione della Corte di Cassazione che, lo scorso luglio, ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione pronunciata dalla Corte d’appello di Roma il 12 luglio 2024, confermando quella già emessa in primo grado il 15 luglio 2022. La Suprema Corte ha rilevato alcune lacune istruttorie, ritenendo necessario un nuovo processo per chiarire punti centrali dell’indagine.
Le richieste della Procura generale
Nel corso dell’udienza di apertura, la Procura generale ha presentato un ampio elenco di richieste istruttorie. In primo piano l’ascolto di circa 50 testimoni, compresi consulenti tecnici, e una nuova perizia sul noto buco nella porta di una stanza della caserma dei carabinieri di Arce.
La verifica tecnica è stata richiesta per accertare la compatibilità tra quel foro e il pugno che, secondo dichiarazioni spontanee rese in passato dallo stesso Franco Mottola, sarebbe stato da lui sferrato “di piatto”. Un dettaglio che, se confermato o smentito, potrebbe assumere rilievo nella ricostruzione dei fatti.
Testimonianze di Tuzi e Tersigni
Tra le persone che la Procura chiede di ascoltare figura il maresciallo Gabriele Tersigni, in relazione alle dichiarazioni del brigadiere Santino Tuzi, morto suicida nel 2008. Tuzi, in dichiarazioni rese anni dopo la morte di Serena, aveva raccontato che la giovane, nel giorno della sua scomparsa, sarebbe entrata nella caserma di Arce. Una testimonianza controversa, la cui attendibilità è stata oggetto di numerosi dibattiti processuali.
L’accusa ha inoltre chiesto di acquisire le intercettazioni di conversazioni tra Sonia Da Fonseca, vicina di casa di una donna che aveva avuto una relazione con Tuzi, e un militare in servizio ad Arce. Materiale che, secondo i magistrati, potrebbe aggiungere elementi utili a chiarire il contesto delle dichiarazioni del brigadiere.
I familiari di Serena Mollicone
All’udienza erano presenti Consuelo Mollicone, sorella della vittima, e lo zio Antonio. “Sono passati 25 anni, ma non ci arrendiamo”, ha dichiarato Consuelo al termine della giornata. La donna ha ricordato come il padre avesse sempre insistito sull’importanza di cercare la verità sulla morte della figlia.
In aula anche Maria Tuzi, figlia del brigadiere, che ha ribadito il peso delle dichiarazioni del padre nel procedimento: “La figura di mio padre è centrale. È stato richiesto più volte l’accostamento di testimoni che confermano quanto lui disse. Non è fondata l’idea che fosse inattendibile”.
Le parti civili e la difesa
Sandro Salera, legale di parte civile che rappresenta Consuelo Mollicone, ha evidenziato come la Cassazione abbia sottolineato in modo esplicito l’importanza di acquisire sia la testimonianza di Tersigni sia le intercettazioni legate a Da Fonseca. “Queste mancanze – ha spiegato – sono state indicate dalla Suprema Corte come motivi di nullità della sentenza d’appello”.
Di segno opposto le parole della difesa dei Mottola. L’avvocato Francesco Maria Germani ha ribadito la convinzione sull’innocenza degli imputati: “Siamo certi che la giustizia abbia già fatto chiarezza. La lentezza dei processi in Italia è nota, ma per i Mottola sono arrivate due assoluzioni, che confermano la loro estraneità ai fatti”.
Prossime udienze – fine processo
La Corte si è riservata di decidere sulle richieste della Procura nella prossima udienza, fissata per il 19 novembre. In quella data sarà anche definito il calendario del processo, che al momento si prevede possa protrarsi fino alla primavera.
L’appello bis sull’omicidio Mollicone si presenta quindi come un nuovo capitolo giudiziario di una vicenda che da oltre vent’anni segna la comunità di Arce e che, dopo numerosi rinvii, assoluzioni e contraddizioni, attende ancora un verdetto definitivo.