“Una ragazza di 18 anni è stata uccisa… e da quasi 25 anni gli assassini sono liberi”. Nel giorno in cui a Roma si celebra la quarta udienza del processo d’Appello bis per l’omicidio di Serena Mollicone, le parole del criminologo David Mario Arciero rimbalzano sui social come un’accusa rivolta non ai giudici, ma al Paese che guarda altrove.
Il confronto con altri casi di cronaca nera ad alta esposizione televisiva, come quello di Chiara Poggi a Garlasco, è diretto: “Dove sono i programmi TV, dov’è l’indignazione dell’opinione pubblica?”. Un’amarezza che si innesta su un dato oggettivo: oggi, 19 gennaio 2026, in aula il procedimento è davvero proseguito, in una fase nuova imposta dalla Cassazione dopo l’annullamento delle assoluzioni.
Serena Mollicone e la quarta udienza oggi a Roma: perché il processo è ancora aperto
Il procedimento in corso non è un “ritorno di fiamma” mediatico, ma un passaggio giudiziario preciso: la Cassazione, nel marzo 2025, ha annullato la sentenza di assoluzione e disposto un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Roma. Nelle motivazioni rese note successivamente, la Suprema Corte ha parlato di passaggi motivazionali contraddittori e non comprensibili. Da qui l’Appello bis, iniziato nei mesi scorsi e arrivato oggi alla quarta udienza.
Serena Mollicone e il “silenzio” che denuncia Arciero: il tema dell’attenzione selettiva
Lo sfogo di Arciero non aggiunge prove, ma porta in primo piano un nervo scoperto: la differenza di attenzione che i casi ottengono nel tempo. In televisione, podcast e talk il delitto di Garlasco continua a essere oggetto di dibattito, analisi, speciali sul “tribunale mediatico”. Nel caso di Serena, invece, l’eco spesso resta confinata alle cronache locali e alle udienze, con picchi solo nei momenti di svolta processuale.
È questa distanza che Arciero contesta con un linguaggio duro, arrivando a evocare interessi economici e logiche di audience.
Serena Mollicone, chi è David Mario Arciero e perché ha scelto Arce
Arciero non è un osservatore occasionale. In più occasioni ha raccontato di essersi trasferito ad Arce per seguire da vicino la vicenda e per sostenere, anche con attività di divulgazione, la ricerca di risposte su un omicidio che pesa ancora sulla storia del territorio. La sua presa di posizione, proprio per questo, non arriva da un commento esterno, ma dalla scelta di vivere quei luoghi e di assistere alle udienze, seguendo il processo passo dopo passo.
Serena Mollicone, cosa è accaduto in aula: il peso delle udienze e delle testimonianze
La giornata di oggi ha confermato che il processo è entrato in una fase ad alta tensione, con interventi in aula e passaggi che continuano a dividere accusa e difesa. Secondo cronache dell’udienza, l’apertura è stata segnata da dichiarazioni spontanee di Marco Mottola, imputato insieme ai genitori, che ha ribadito la propria innocenza.
Sullo sfondo restano i nodi noti: la caserma di Arce, la porta indicata dall’accusa come possibile punto dell’aggressione, la credibilità delle dichiarazioni rese negli anni e le ricostruzioni sul giorno della scomparsa.
Serena Mollicone e la domanda che resta: perché il caso non “buca” lo schermo come altri delitti
La domanda implicita, dietro lo sfogo, è semplice e spietata: perché alcuni processi diventano racconto nazionale e altri restano quasi invisibili, anche quando parlano di una ragazza di 18 anni, di una morte violenta, di un iter giudiziario lungo decenni? Una parte della risposta sta nella struttura del racconto mediatico: più un caso produce “novità” spendibili, più viene ripreso, rilanciato, discusso.
Eppure la cronaca giudiziaria, per sua natura, procede con tempi lenti, fatti di udienze, richiami, passaggi tecnici spesso difficili da tradurre in pochi minuti di televisione.
Oggi Arciero ha scelto una forma ruvida per dirlo. Il processo, però, va avanti a prescindere dai riflettori: con la Corte chiamata a valutare atti, testimonianze e riscontri dopo l’annullamento della Cassazione. Per la famiglia Mollicone e per chi segue la vicenda da anni, l’attenzione non è un dettaglio: significa controllo pubblico, pressione civile, memoria. Ed è anche per questo che, nel giorno della quarta udienza, quello sfogo ha trovato ascolto.
