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Blitz della Polizia di Stato

“Operazione Fat Man”, scoperta una rete di pedopornografia online: sei arresti tra Roma, Latina e Livorno

Gli agenti sono riusciti a cogliere i soggetti in flagranza di reato: i blitz hanno avuto luogo nelle abitazioni degli indagati mentre i dispositivi erano ancora accesi e in uso per il download e la condivisione dei file
Di Simone Fabi
Roma pedopornografia, polizia postale
Roma pedopornografia, polizia postale

Un’operazione complessa, mesi di monitoraggi e analisi dei flussi di rete, e infine sei arresti che gettano luce su un fenomeno ancora troppo diffuso e sommerso. È questo il bilancio dell’“Operazione Fat Man”, l’inchiesta condotta dalla Polizia di Stato sotto la direzione della Procura di Roma, che ha portato in queste ore all’arresto di sei uomini, tutti di età compresa tra i 50 e i 70 anni, accusati di detenzione e produzione massiva di materiale pedopornografico.

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Quattro dei soggetti arrestati risiedono a Roma, uno a Latina e uno a Livorno. L’attività investigativa, coordinata dal Centro Nazionale per la Pedopornografia Online e svolta dal Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica del Lazio, ha permesso di disarticolare una rete che utilizzava vecchie piattaforme di file sharing, come Emule, per scaricare e scambiarsi migliaia di contenuti illeciti raffiguranti abusi su minori.

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Software d’avanguardia per tracciare il traffico illecito

L’indagine, definita dagli inquirenti “articolata e senza precedenti per la quantità di dati analizzati”, ha visto l’impiego di strumenti investigativi di ultima generazione, capaci di individuare in tempo reale le connessioni sospette e geolocalizzare gli utenti più attivi nel traffico di materiale pedopornografico.

Gli agenti sono riusciti a cogliere i soggetti in flagranza di reato: i blitz hanno avuto luogo nelle abitazioni degli indagati mentre i dispositivi erano ancora accesi e in uso per il download e la condivisione dei file.

Sequestrati centinaia di hard disk e dispositivi di archiviazione

Nel corso delle perquisizioni domiciliari, la Polizia ha sequestrato una quantità impressionante di materiale informatico: centinaia di hard disk, pen drive, computer e supporti di memoria contenenti un archivio vastissimo di immagini e video, definito “di proporzioni industriali” dagli investigatori. L’attività di catalogazione e analisi dei file sequestrati è ancora in corso e potrebbe portare all’individuazione di altre persone coinvolte, sia a livello nazionale che internazionale.

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La vulnerabilità delle vecchie piattaforme di sharing

Uno degli aspetti che ha colpito gli inquirenti è l’utilizzo di software ormai considerati obsoleti, come Emule, che però continuano a essere impiegati in questi contesti criminali perché consentono di scambiare grandi quantità di dati senza i controlli e le barriere tipiche delle piattaforme più moderne.

Il fenomeno, spiegano gli esperti di cybercrime, rappresenta una delle sfide più insidiose per le forze dell’ordine, che devono aggiornare costantemente le proprie tecniche investigative per intercettare attività illecite su sistemi decentralizzati e anonimi.

“Indagati innocenti fino a sentenza definitiva”

Come previsto dalla normativa vigente, la posizione degli arrestati sarà valutata nel corso del procedimento giudiziario. Al momento, gli uomini sono sottoposti a misure restrittive in attesa dell’udienza di convalida. Si ricorda che, fino a sentenza definitiva, gli indagati devono essere considerati presunti innocenti.

Una battaglia ancora lunga

“Operazioni come questa dimostrano che la lotta alla pedopornografia online è possibile, ma richiede un impegno costante e risorse tecnologiche adeguate”, sottolineano dal Centro Nazionale per la Pedopornografia Online. L’invito alla collaborazione è rivolto anche ai cittadini, che possono segnalare contenuti sospetti attraverso i canali ufficiali della Polizia Postale.

 
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