Orso marsicano nei Monti Simbruini, l’allarme: “Tagli forestali e Rally rischiano di cacciarlo dal Parco”

"Un’area protetta non può continuare a dire sì a tutto, salvo poi dichiararsi favorevole all’espansione dell’orso marsicano"
Di Fabio Vergovich
Tagli forestali nella Valle Maiura (Subiaco), nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini
Tagli forestali nella Valle Maiura, nel Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini, nel territorio di Subiaco (Rm)

La presenza dell’orso bruno marsicano sui Monti Simbruini rappresenta una delle possibilità più importanti per l’espansione naturale di una specie rarissima e minacciata. Proprio mentre gli ultimi dati sulla popolazione confermano nuovamente la frequentazione dell’area da parte dell’orso, però, Salviamo l’Orso ODV torna ad accusare la gestione del Parco Regionale dei Monti Simbruini, sostenendo che tagli forestali, apertura di piste ed eventi sportivi stiano producendo un livello di disturbo incompatibile con l’insediamento stabile dell’animale.

La denuncia arriva dopo la diffusione dei risultati dell’ultima stima della popolazione dell’orso marsicano da parte di ISPRA e del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Per l’associazione, la presenza della specie nel territorio dei Simbruini dovrebbe imporre una maggiore prudenza nelle attività autorizzate e una gestione orientata prima di tutto alla conservazione degli habitat.

«Da anni assistiamo a un modello di gestione che antepone attività economiche, sfruttamento forestale ed eventi di richiamo alla missione stessa per cui un’area protetta esiste: conservare la biodiversità e garantire la tranquillità della fauna selvatica», afferma Stefano Orlandini, presidente di Salviamo l’Orso.

Nel mirino i tagli forestali e le piste per l’esbosco

Uno dei punti maggiormente contestati riguarda i lavori forestali e, in particolare, le piste utilizzate per l’esbosco del legname.

Secondo Salviamo l’Orso, le spiegazioni fornite dall’Ente Parco non sarebbero sufficienti a fugare i dubbi sull’impatto degli interventi. L’associazione contesta in particolare la definizione delle piste forestali come opere temporanee, sostenendo che in diverse zone del territorio i tracciati restino visibili e utilizzabili anche molti anni dopo la conclusione dei lavori.

Tra le aree indicate figurano i Fondi di Jenne, Valle Maiura e Campaegli, oltre ad altri comprensori attraversati dalle attività forestali.

L’associazione segnala fenomeni di erosione, modificazioni del terreno e una maggiore accessibilità a zone boschive che, secondo la sua valutazione, potrebbero alterare nel tempo le condizioni dell’habitat.

La semplice ricrescita di erba e arbusti sulle piste, osserva Salviamo l’Orso, non sarebbe sufficiente a considerare ripristinato l’ecosistema originario quando continuano a essere presenti tracciati utilizzabili da mezzi pesanti.

“Il Parco non dovrebbe limitarsi alla regolarità amministrativa”

La critica riguarda anche il ruolo svolto dall’Ente Parco nella valutazione degli interventi.

«Ancora più grave è constatare come l’Ente Parco sembri limitarsi a certificare la conformità amministrativa degli interventi previsti nei piani di assestamento forestale, rinunciando al proprio ruolo di garante della massima tutela ambientale», sostiene Orlandini.

Secondo il presidente dell’associazione, la valutazione non dovrebbe quindi fermarsi alla possibilità giuridica di autorizzare un intervento, ma dovrebbe considerare anche la sua effettiva compatibilità con gli obiettivi ambientali dell’area protetta.

Salviamo l’Orso lamenta inoltre la mancanza di un quadro pubblico e aggiornato delle piste forestali presenti nel territorio.

L’associazione afferma di avere chiesto più volte informazioni sulla lunghezza dei percorsi realizzati, sull’anno di apertura, sul loro stato attuale e sulle eventuali operazioni di ripristino senza ottenere, finora, il censimento ritenuto necessario per comprendere la reale trasformazione del territorio.

Eventi sportivi e Rally di Roma Capitale, l’altra contestazione

La polemica non riguarda soltanto i boschi.

Salviamo l’Orso concentra l’attenzione anche sul numero di manifestazioni sportive ospitate nell’area dei Simbruini, sostenendo che la somma di gare, trail, eventi ciclistici e competizioni motoristiche produca un livello di pressione crescente sulle zone più sensibili.

Il caso indicato come più rappresentativo è quello del Rally di Roma Capitale.

Per l’associazione, una competizione motoristica internazionale lungo strade che attraversano ambienti di grande interesse naturalistico sarebbe difficilmente conciliabile con l’obiettivo di favorire l’espansione dell’orso marsicano verso nuove aree dell’Appennino.

Il nodo, secondo Salviamo l’Orso, non sarebbe rappresentato soltanto dal singolo evento o dal singolo intervento forestale.

L’allarme sull’effetto cumulativo

L’associazione invita infatti a considerare quello che definisce l’“effetto cumulativo” delle attività svolte nel Parco.

Tagli boschivi, mezzi pesanti, nuove piste, lavori, gare ciclistiche, escursioni organizzate, trail ed eventi motoristici possono essere valutati singolarmente come compatibili, ma la loro sovrapposizione nel corso dell’anno potrebbe produrre, secondo l’associazione, un impatto assai maggiore.

Per l’orso marsicano la disponibilità di territori tranquilli costituisce un elemento fondamentale.

La specie necessita di grandi superfici boschive, continuità degli habitat e disturbo umano ridotto, soprattutto nei periodi più delicati. Per questo motivo Salviamo l’Orso chiede che la presenza accertata dell’animale diventi un criterio prioritario nelle decisioni sulla gestione del Parco.

La domanda rivolta ai vertici del Parco

L’associazione pone quindi direttamente una questione al presidente e al Consiglio del Parco dei Monti Simbruini: quale modello di conservazione si intende perseguire nei prossimi anni?

Se il territorio viene considerato strategico per l’espansione dell’orso marsicano, sostiene Salviamo l’Orso, le attività umane dovrebbero essere programmate tenendo conto in primo luogo di questa funzione.

Tra le alternative indicate vengono citati sistemi di esbosco considerati meno invasivi, compreso l’impiego di animali da soma già sperimentato nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e nella Riserva del Monte Genzana, insieme alla possibilità di introdurre limitazioni stagionali ai lavori forestali.

Per alcune aree particolarmente sensibili, l’associazione ritiene invece necessario escludere completamente lo svolgimento di determinate manifestazioni sportive.

«Un’area protetta non può continuare a dire sì a tutto, salvo poi dichiararsi favorevole all’espansione dell’orso marsicano», conclude Orlandini.

Il confronto destinato ad aprirsi attorno ai Monti Simbruini riguarda quindi una questione più ampia della singola gara o del singolo taglio forestale: capire quale equilibrio debba essere trovato tra utilizzo economico e turistico del territorio e conservazione di una specie che proprio in queste montagne potrebbe trovare uno dei nuovi spazi decisivi per il proprio futuro.

 
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Ambiente

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