Venti anni di Oscar Green non sono soltanto una ricorrenza simbolica. La finale nazionale andata in scena al Centro Congressi di Palazzo Rospigliosi, a Roma, ha mostrato con chiarezza che l’agricoltura italiana sta cambiando volto anche grazie ai giovani. Coldiretti ha acceso i riflettori su 49mila imprese agricole under 35 attive nel Paese e, dentro questo quadro, il Lazio si presenta come una regione viva, capace di produrre lavoro, nuove idee e modelli d’impresa che tengono insieme qualità, tecnologia e sostenibilità.
Il premio Coldiretti racconta un’agricoltura giovane che cambia il Lazio
I premi Oscar Green, promossi da Coldiretti Giovani Impresa, nascono per valorizzare aziende e start up che generano sviluppo, occupazione e nuovi servizi legati al mondo agricolo. L’edizione 2026, quella del ventennale, ha riportato a Roma il meglio di un percorso che dal 2006 ha raccontato quindicimila esperienze imprenditoriali. Non è un dato formale: significa che nel tempo il premio è diventato una vetrina stabile per un’agricoltura che non si limita a produrre, ma sperimenta, trasforma, vende meglio e dialoga con il consumatore in modo diretto.
Alla finale erano presenti, fra gli altri, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini, il segretario generale Vincenzo Gesmundo, il delegato nazionale di Coldiretti Giovani Enrico Parisi, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il vicedirettore generale della Fao Maurizio Martina.
Oscar Green Roma, il progetto di Francesco Paltoni porta il Lazio in finale
A rappresentare il Lazio nella finale nazionale c’era Francesco Paltoni, trentenne romano, con un progetto che mette insieme oltre venticinque aziende italiane in una rete innovativa pensata per valorizzare eccellenze agroalimentari e rafforzare la tracciabilità.
È un caso che racconta bene la direzione presa da una parte del nuovo agroalimentare regionale: nell’azienda High Quality Food di Santa Marinella i bovini vivono liberi su oltre 60 ettari, mentre nel Reatino la patata di Leonessa viene trasformata in chips, stick e gnocchi artigianali.
Il punto più interessante, però, è il legame costruito fra produzione e fiducia del consumatore: grazie al QR code e alla tracciabilità in blockchain, ogni fase può essere seguita dal campo alla tavola. In altre parole, il prodotto non viene venduto soltanto per ciò che è, ma anche per la sua storia verificabile, per l’origine documentata e per il valore aggiunto della trasparenza.
Giovani agricoltori nel Lazio, i numeri premiano Rieti e confermano la crescita regionale
Il dato regionale rafforza questa lettura. Nel Lazio gli imprenditori agricoli under 35 sono oltre tremila e tutte le province mostrano un andamento positivo. Rieti guida la crescita con un aumento del 31%, seguita da Frosinone con il 19%, Roma con il 14%, Viterbo con il 13% e Latina con il 9%.
Sono numeri che restituiscono un’immagine meno stereotipata del comparto: non un settore fermo o residuale, ma un terreno concreto di impresa per nuove generazioni che scelgono l’agricoltura non come ripiego, bensì come spazio in cui costruire reddito, identità professionale e presenza sui mercati.
Il dato reatino, in particolare, segnala il dinamismo di aree interne spesso raccontate solo per le fragilità infrastrutturali o per lo spopolamento. Qui, invece, emerge un’altra storia: quella di territori che possono tornare attrattivi se legano produzioni tipiche, trasformazione e innovazione.
Innovazione agricola, dal digitale ai droni il nuovo motore delle imprese under 35
Il tema centrale dell’appuntamento romano è stato proprio questo: l’innovazione come leva strutturale. Secondo l’analisi diffusa da Coldiretti in occasione della finale, oltre un’impresa agricola giovanile su tre, il 35%, ha investito in soluzioni per ridurre consumi di fertilizzanti, acqua ed energia. Non si tratta soltanto di una scelta ambientale. È anche una risposta economica all’aumento dei costi, alla volatilità dei mercati e al bisogno di rendere le aziende più autonome rispetto alle forniture esterne.
A rendere ancora più forte il messaggio è la fotografia sulla maturità del settore: i giovani agricoltori italiani, secondo il Centro Studi Divulga, esprimono una produttività di 4.800 euro a ettaro, quasi il doppio della media europea, che si ferma a 2.500 euro. Il dato spiega perché la spinta tecnologica non possa più essere considerata un accessorio. Oggi significa gestione dei dati, sensoristica, uso integrato di satelliti, processi di filiera più leggibili e capacità di programmare meglio investimenti e raccolti.
Lavoro nei campi, l’agricoltura resta l’unico settore in crescita per gli under 35
C’è poi un elemento che rende la notizia ancora più rilevante sul piano sociale: l’occupazione. Nel 2025 l’agricoltura è stata l’unico settore a far registrare una crescita dei giovani lavoratori, con un aumento del 6% rispetto al 2024. Se si considerano solo i contratti a tempo indeterminato, l’incremento sale addirittura al 19%. Nello stesso periodo l’industria ha perso il 5% degli occupati under 35, le costruzioni l’1%, commercio, alberghi e ristoranti il 2%, come pure gli altri servizi.
In un mercato del lavoro segnato da precarietà diffusa e da percorsi professionali spesso intermittenti, il segnale che arriva dai campi è netto: l’agricoltura, almeno in una parte avanzata del comparto, riesce ancora a offrire stabilità e prospettiva. Non è un messaggio romantico. È un dato economico che merita attenzione politica, perché racconta dove si stanno aprendo spazi reali di occupazione giovanile.
Coldiretti Lazio, Granieri indica la rotta per competitività e tecnologia
Su questo punto insiste anche il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri, che lega la crescita delle imprese giovanili all’esigenza di continuare a investire nell’evoluzione tecnologica delle aziende agricole. Granieri richiama in particolare gli strumenti per la gestione dei dati, l’utilizzo dei droni e l’integrazione di sensori, satelliti e sistemi digitali, ricordando che l’Italia è fra i primi Paesi in grado di impiegare i droni in agricoltura anche grazie all’azione portata avanti da Coldiretti. Il senso politico ed economico di questa posizione è chiaro: per non disperdere l’energia dei giovani servono accesso all’innovazione, accompagnamento agli investimenti e un contesto meno frenato da costi e burocrazia. Senza queste condizioni, molte buone idee rischiano di restare casi isolati; con queste condizioni, invece, possono diventare una rete produttiva stabile e competitiva.
Vent’anni di Oscar Green e un messaggio chiaro per il Made in Italy
Il ventennale di Oscar Green lascia dunque un’indicazione precisa. La nuova agricoltura italiana non coincide soltanto con la difesa della tradizione, ma con la capacità di trasformarla in valore contemporaneo. Filiera certificata, uso intelligente del digitale, lavorazioni artigianali, benessere animale, riduzione dei consumi e apertura ai mercati esteri sono elementi che oggi convivono dentro lo stesso progetto imprenditoriale.
Il Lazio, con le sue oltre tremila imprese under 35 e con storie come quella di Francesco Paltoni, mostra di avere le energie per stare dentro questo cambiamento da protagonista. E Roma, sede della finale nazionale, diventa per un giorno anche il luogo in cui il Made in Italy agricolo racconta il suo futuro con meno slogan e più risultati: imprese che crescono, occupazione che tiene, territori che trovano nuove strade per restare produttivi.
