Pierluigi Sanna, sindaco di Colleferro e vicesindaco della Città Metropolitana di Roma Capitale, sceglie un tono misurato e parla “a manifestazione conclusa” contro le morti sul lavoro: non per alzare i toni, ma per mettere in fila i fatti sull’ospedale cittadino dopo l’ennesima visita del presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, accompagnato dalla direttrice generale della Asl di Tivoli. Dal sopralluogo arriva una buona notizia, ma anche un messaggio che per molti cittadini suona definitivo: l’oncologia avrà spazi nuovi e più funzionali, mentre ostetricia, ginecologia e pediatria non riapriranno.
Presidio sanitario di Colleferro: il nuovo reparto di oncologia cambia volto all’ospedale
Sanna riconosce senza esitazioni il valore dell’intervento inaugurato: i lavori di restauro dei vecchi reparti di ostetricia e ginecologia, in passato utilizzati anche dalla scuola infermieri de La Sapienza, consentono oggi di ospitare l’unità di oncologia in ambienti “più comodi”. Un passaggio che il sindaco definisce “senza dubbio una buona notizia”, soprattutto per un territorio a forte vocazione industriale, segnato – ricorda – da scelte ambientali pesanti che hanno lasciato strascichi nella percezione collettiva e nei timori sanitari.
Nel ragionamento di Sanna c’è anche un riconoscimento al lavoro svolto negli anni: l’ospedale di Colleferro, sottolinea, è stato interessato da interventi di ammodernamento che, con diverse direzioni aziendali succedutesi nel tempo, lo hanno portato a essere uno dei presidi più moderni della Asl, grazie anche al contributo del personale tecnico. Il messaggio è chiaro: quando si investe su strutture, impianti e reparti, i risultati si vedono e la cittadinanza lo riconosce.
Sanità nel territorio di Colleferro: la scelta sui reparti materno-infantili e la ferita che resta
Il punto più delicato arriva subito dopo, senza giri di parole. L’assegnazione definitiva degli spazi all’oncologia rende, per Sanna, “lapalissiano” ciò che molti temevano: ostetricia, ginecologia e pediatria non torneranno operativi nel presidio. E qui entra in gioco la dimensione politica e umana del tema: “Capisco i delusi”, afferma, facendo riferimento a chi si aspettava una riapertura e a chi ha ascoltato per anni discussioni pubbliche e promesse elettorali.
Sanna non si limita al dato locale e allarga lo sguardo: reparti analoghi risultano chiusi anche a Palestrina, mentre a Tivoli sono attivi, ma lontani dalle esigenze quotidiane di molte famiglie della zona. Il risultato, per chi vive nel quadrante sud-est della provincia, è un senso di distanza concreta: tempi di percorrenza, emergenze, assistenza pediatrica, gravidanza e parto diventano percorsi più complessi, con ricadute che toccano soprattutto chi ha meno strumenti, meno mezzi e meno supporto.
Visita di Rocca e Asl Roma 5: perimetro, decisioni e responsabilità nel tempo
Nel suo intervento Sanna prova a distribuire correttamente pesi e responsabilità, senza trasformare il tema in un duello politico. Dice che non è solo questione di chi oggi governa e decide di non riaprire, né solo di chi in passato ha chiuso: per il sindaco, un nodo strutturale nasce anche dal “perimetro” attribuito alla Asl di Tivoli (Roma 5), giudicato sbagliato “ab origine”. È un passaggio importante perché porta il dibattito oltre la contingenza: non si discute soltanto di una delibera o di un taglio, ma di un assetto territoriale che ha inciso negli anni sulle scelte di programmazione sanitaria.
Allo stesso tempo, Sanna respinge l’idea che la riapertura sia tecnicamente impossibile per definizione: richiama il caso della vicina Roma 6, dove reparti simili tornano operativi, citando Velletri come esempio. Dunque, il tema diventa una decisione di indirizzo: legittima, dice, ma pur sempre una decisione, con effetti reali sulla vita delle persone.
Ospedale di Colleferro oggi: soddisfazione per i lavori, amarezza per un servizio che manca
Il quadro che emerge dalla presa di posizione del sindaco è fatto di due punti fermi. Il primo: l’oncologia guadagna un reparto rinnovato e adeguato, e Colleferro può contare su un riferimento sanitario rafforzato, ringraziando Asl e Regione per i lavori. Il secondo: nonostante il cambio politico alla guida della Regione, i reparti materno-infantili non torneranno e questo lascia amarezza, perché non riguarda solo una sigla su un organigramma, ma un pezzo di quotidianità: nascere, crescere, essere seguiti vicino casa.
Sanna rivendica anche una scelta personale: essere rimasto in silenzio a lungo, aspettando di vedere “come sarebbe andata a finire”. Oggi, però, dice di voler offrire ai cittadini un quadro nitido, utile per valutare con lucidità ciò che è stato detto e scritto in questi anni. Senza applausi e senza fischi, chiede “capacità di analisi”. E proprio questa richiesta, nel dibattito sulla sanità territoriale, rischia di diventare la domanda più scomoda: quanto pesa un investimento edilizio se poi manca un servizio percepito come essenziale per le famiglie?
