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30 Settembre 2020

Pubblicato il

Ospedale di Latina, corteo dei lavoratori

di Redazione

Il 6 marzo una delegazione sarà ricevuta dal nuovo dg Asl, Michele Caporossi

Nei giorni scorsi vi avevamo riferito della difficile stiuazione dell'ospedale di Latina e del corteo annunciato per la giornata di oggi, con partenza dal "Santa Maria Goretti" e arrivo alla sede della Asl di Latinafiori.

Alle 10 di stamattina si sono ritrovati i lavoratori del Pronto Soccorso e quelli di altri reparti, oltre a 35 ex dipendenti della clinica "Sorriso sul Mare" di Formia, rimasti senza lavoro e nessun ammortizzatore sociale.

Come annunciato alla vigilia della manifestazione, organizzata Unione Sindacale di Base, la protesta ha riguardato le carenza del nosocomio di Latina, nel quale – sostengono i partecipanti al corteo – i numerosi tagli stanno causando il crollo della qualità dei servizi, che scatena il malcontento dei pazienti, il quale a volte degenera purtroppo in aggressioni fisiche al personale sanitario, come accaduto una decina di giorni fa a un infermiere del "Santa Maria Goretti".

Giunti alla sede della Asl in via Nervi, i manifestanti non sono stati ricevuti, dal nuovo direttore generale Michele Caporossi che si trovava a Sezze per l'inaugurazione della Casa della Salute. Il dirigente, tuttavia, ha promesso di riceverli il 6 marzo per un confronto. In particolare si parlerà dell'ampliamento del Pronto Soccorso, della possibilità di creare 17 nuovi posti letto, della stabilizzazione dei precari e dell'assunzione del nuovo personale.

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Il manager, però, ha fissato con loro un incontro per il 6 marzo, per affrontare diverse questioni, specie quelle relative all’ampliamento del pronto soccorso e all’intenzione di creare nuovi 17 posti letto ma anche alla stabilizzazione dei precari e assunzione di nuovo personale.

"Abbiamo deciso di intraprendere un percorso di lotta – queste alcune dichiarazioni dei partecipanti al corteo – che rimettesse al centro del sistema le condizioni di lavoro del personale del Goretti, con loro abbiamo riconsiderato i bisogni che più entrano in contatto con quelli dei malati e abbiamo deciso di portare avanti una battaglia per il rispetto della dignità nostra ma soprattutto dei cittadini. Occorre mettere le necessità assistenziali e terapeutiche di questo territorio al centro dei bisogni primari di cittadinanza".

 

 
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